ILGA-Europe Rainbow Map 2026: l’Italia sprofonda al 36° posto tra gli ultimi paesi dell’Unione Europea

La nuova mappa annuale di ILGA-Europe fotografa lo stato dei diritti LGBTQ+ in 49 paesi europei. La Spagna conquista la vetta per la prima volta. L'Italia perde un'altra posizione e si avvicina al fondo della classifica europea.

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La Rainbow Map 2026 di ILGA-Europe, lo strumento di benchmarking annuale che valuta le leggi e le politiche per le persone LGBTQ+ in 49 paesi europei su una scala da 0 a 100%, registra un’Europa sempre più polarizzata.

La Spagna raggiunge per la prima volta la vetta della classifica con l’89%, scalzando Malta dopo dieci anni di dominio. Il punteggio medio europeo si attesta al 43%, quello medio dei paesi UE al 52%.

Sul versante opposto, Russia (2%) e Azerbaijan (2%) occupano gli ultimi due posti, mentre Georgia, Bielorussia e Turchia consolidano le proprie posizioni nel gruppo di coda. Tra i paesi UE, Romania (19%), Bulgaria (20%) e Polonia (22%) continuano a registrare i punteggi più bassi del blocco comunitario.

L’Italia al 36° posto: 24%, una posizione persa

L’Italia perde un’ulteriore posizione e scende al 36° posto nella classifica, con un punteggio del 24%, il quarto più basso tra i paesi dell’Unione Europea, sopra soltanto a Bulgaria, Polonia e Romania.

Il rapporto ILGA-Europe descrive per l’Italia una situazione in cui il governo nazionale non si limita all’inazione, ma agisce attivamente per smantellare le protezioni costruite dal basso: dalle amministrazioni locali e dai tribunali. È questa la specificità italiana rispetto ad altri paesi in stagnazione, non l’assenza di riforme, ma la pressione verso la regressione.

Ilga Europe Rainbow Map 2026 – classifica integrale

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1. Spain 89%
2. Malta 88%
3. Iceland 86%
4. Belgium 85%
5. Denmark 85%
6. Finland 70%
7. Germany 70%
8. Norway 69%
9. Sweden 68%
10. Luxembourg 68%
11. Greece 68%
12. Portugal 67%
13. Netherlands 64%
14. Ireland 61%
15. France 60%
16. Austria 55%
17. Slovenia 54%
18. Montenegro 53%
19. Croatia 51%
20. Switzerland 50%
21. Estonia 46%
22. United Kingdom 44%
23. Andorra 43%
24. Albania 41%
25. Moldova 38%
26. Czechia 37%
27. Bosnia & Herzegovina 37%
28. Kosovo 35%
29. Serbia 34%
30. Cyprus 34%
31. Liechtenstein 31%
32. Latvia 30%
33. North Macedonia 29%
34. San Marino 29%
35. Slovakia 25%
36. Italy 24%
37. Lithuania 24%
38. Hungary 23%
39. Poland 22%
40. Bulgaria 20%
41. Ukraine 19%
42. Romania 19%
43. Monaco 14%
44. Georgia 12%
45. Armenia 9%
46. Belarus 7%
47. Turkey 5%
48. Azerbaijan 2%
49. Russia 2%

Cosa dice il rapporto sull’Italia

ILGA-Europe segnala due dinamiche parallele e opposte. Da un lato, enti locali e corti italiane hanno continuato a produrre tutele per le famiglie arcobaleno e le persone trans. Dall’altro, il governo Meloni ha sistematicamente impugnato e bloccato questi provvedimenti, opponendosi alle trascrizioni dei figli di coppie omogenitoriali nei registri anagrafici comunali e ostacolando le tutele amministrative introdotte a livello regionale.

A questo si aggiunge un elemento nuovo e preoccupante: la nuova legge sulla sicurezza pubblica, con le sue disposizioni restrittive sul diritto di manifestazione, introduce rischi concreti per la libertà di assemblea — incluse le manifestazioni Pride e gli eventi pubblici LGBTQ+.

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Il confronto nel tempo

Il dato più significativo non è il punteggio assoluto, ma la direzione: secondo ILGA-Europe, l’Italia ha perso più di 16 punti negli ultimi dieci anni, uno dei cali più marcati tra i paesi europei monitorati. Un paese che stava costruendo un percorso di riconoscimento dei diritti, sia pure lento rispetto agli standard nordeuropei, ha invertito la rotta.

Il contesto UE

Nell’Unione Europea, l’Italia condivide la fascia bassa della classifica con paesi come Ungheria (23%), Polonia (22%), Bulgaria (20%) e Romania (19%). Ma mentre Ungheria e Polonia sono ormai associati nel dibattito pubblico europeo all’arretramento dei diritti LGBTQ+, l’Italia continua a occupare una posizione anomala: un paese del G7, fondatore dell’UE, con un sistema giuridico e una società civile sviluppati, che figura stabilmente in fondo alla classifica sui diritti civili.

Gli altri paesi da tenere d’occhio

Tra i movimenti più rilevanti dell’edizione 2026: la Slovacchia perde due posizioni dopo le modifiche costituzionali che hanno reso impossibile il riconoscimento del genere per le persone trans; la Repubblica Ceca avanza quattro posti dopo aver eliminato l’obbligo di sterilizzazione per l’affermazione di genere (era l’ultimo paese UE a prevederlo); la Lituania mantiene una situazione paradossale, con la Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale l’assenza di riconoscimento delle unioni civili, ma il Parlamento che non ha ancora legiferato in materia.

Il commento di Ilga Europe

Il comunicato ILGA-EUROPE che accompagna la Rainbow Map 2026 legge la classifica come il racconto di due tendenze che coesistono e si scontrano. Da un lato il coraggio istituzionale, quello della Spagna, quello dei tribunali europei, quello dei leader che scelgono di stare dalla parte delle proprie comunità invece di usarle come capro espiatorio. Dall’altro, un pericolo reale e crescente: leggi propaganda antiLGBTQ+ in Bielorussia modellate sul playbook russo, la Slovacchia che rende costituzionalmente impossibile il riconoscimento legale del genere, la Turchia che accelera la repressione con scioglimenti di associazioni e procedimenti penali contro attivistə, la Russia che per la prima volta designa le organizzazioni LGBTQ+ come “estremiste”. In mezzo, un avvertimento che riguarda direttamente l’Italia: la nuova legge sulla sicurezza pubblica è citata esplicitamente da ILGA-Europe tra le misure che rischiano di limitare la libertà di assemblea, Pride inclusi. La deputy director Katrin Hugendubel chiude con una domanda rivolta a tutti i governi europei: «Ogni governo deve ora rispondere a quale delle due storie vuole fare parte».

La Rainbow Map 2026 è disponibile sul sito di ILGA-Europe con dati interattivi e comparazioni per paese.

© Riproduzione riservata.

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