Disastro politico in Polonia, il Presidente Nawrocki non firma la legge sulle coppie LGBT: “Difendiamo la famiglia tradizionale”

La destra cattolica e le gerarchie clericali hanno vinto. L'amarezza LGBT polacca: "Abbiamo atteso 23 anni che lo Stato ci vedesse. Ma secondo la legge, siamo ancora perfetti sconosciuti". Cosa è successo.

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Passi indietro in Polonia: il presidente Nawrocki non firma la proposta di legge sulle unioni civili dopo un anno di discussioni
Passi indietro in Polonia: il presidente Nawrocki non firma la proposta di legge sulle unioni civili dopo un anno di discussioni
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In Polonia non passa per ora la proposta di legge sulle unioni civili in discussione da un anno, che avrebbe garantito solo alcuni diritti minimi alle coppie omosessuali. Una bocciatura che riporta indietro il Paese agli anni bui dei governi ultraconservatori dei primi anni 2000.

Il presidente polacco Karol Nawrocki ha annunciato che non firmerà la legge voluta dal governo del Primo Ministro liberale Donald Tusk per riconoscere diritti civili di base alle coppie non sposate, incluse quelle omosessuali. Secondo Nawrocki “Si tratta di un tentativo di creare un’alternativa al matrimonio”. Queste le parole del capo dello Stato, considerato vicino ai conservatori del partito ultra cattolico PiS e sostenuto dalla gerarchia clericali. Storico e già direttore dell’Istituto della Memoria Nazionale, Nawrocki proviene dall’area più nazionalista della destra polacca e difende da sempre la definizione costituzionale di matrimonio come “unione tra un uomo e una donna”, sancita all’articolo 18 della Carta polacca.

Con la sua presa di posizione, Nawrocki ha di fatto congelato la proposta approvata dal governo di centro-sinistra la scorsa settimana, un testo che cercava di mediare tra le istanze progressiste della coalizione e le posizioni più moderate del Partito Popolare Polacco (PSL).

Cosa proponeva la legge

Il provvedimento sul tavolo era apertamente al ribasso, come denunciato dall’ong LGBTIAQ* polacca KPH. Dal testo era stata stralciata la parola “relazioni per lasciare posto a definizioni come “status della persona più vicina e “contratto di convivenza”. Avrebbe consentito tuttavia a due persone di qualunque sesso di stipulare davanti a un notaio un contratto in cui dichiaravano di convivere, ottenendo una serie di tutele oggi riservate solo ai coniugi: l’accesso alle informazioni mediche del partner, l’esenzione dalle tasse di successione e donazione, la possibilità di presentare dichiarazioni dei redditi congiunte, la comproprietà dei beni e congedi lavorativi per assistere il compagno o la compagna.
Il testo escludeva però qualsiasi riferimento ai figli, alla custodia o all’adozione: qualcosa di simile alle Unioni Civili approvate in Italia. Il testo è stato man mano decostruito per non entrare in rotta di collisione con la Costituzione e con la Chiesa cattolica polacca, ferma nel considerare le unioni civili un “cavallo di Troia” verso il matrimonio egualitario.

Il premier Donald Tusk aveva definito il testo “un compromesso che non entusiasmerà nessuno, ma offre una speranza”. Per il leader del partito di governo più moderato, il PSL, Władysław Kosiniak-Kamysz, la proposta rappresentava “una prova che la cooperazione oltre le divisioni è possibile”, come riferito da Politico.

 

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Anche la sinistra aveva accettato il compromesso al ribasso, pur con rammarico. “Abbiamo incontrato il PSL a metà strada – aveva spiegato il partito Lewicacon la speranza che il presidente firmi la legge”. L’eurodeputato Robert Biedroń, apertamente gay e da anni in coppia con Krzysztof Śmiszek, ha salutato il testo come “non ideale ma necessario”, aggiungendo una nota personale:

“Ventitré anni abbiamo atteso che lo Stato ci vedesse. Secondo la legge, siamo ancora perfetti sconosciuti”.

L’opposizione nazional-conservatrice del PiS, guidata dall’eterno Jarosław Kaczyński, è stata decisiva nella bocciatura e, nelle ore precedenti al rigetto della firma di Nawrocki, è riuscita ad orientare la decisione del presidente, denunciando la legge come “una soluzione ultra-sinistrorsa, chiaramente incostituzionale e mirata a sostituire il matrimonio con pseudo-unioni”. Sulla stessa linea il partito di estrema destra Confederation e diversi esponenti dell’episcopato polacco, che hanno definito il testo “un attacco ai valori fondamentali della società”.

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Miłość Nie Wyklucza (“Love Does Not Exclude”), associazione polacca che lotta per il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali e per il matrimonio egualitario, delinea il complicato quadro della corrente legislatura:

“Dalle elezioni presidenziali, ci è stato chiaro che nell’attuale sistema politico non c’è alcuna possibilità di apportare un cambiamento legislativo di cui la comunità LGBT+ ha bisogno. La via legale è chiusa per almeno 5 anni. Rimane il percorso contenzioso, vale a dire la lotta alla discriminazione nei tribunali polacchi ed europei. Ci aspettiamo presto una decisione molto importante della Corte di giustizia dell’Unione Europea sulla trascrizione dei certificati di matrimonio straniero. Questo sarà il primo verdetto del genere della massima corte dell’Unione Europea contro la Polonia, i precedenti arrivavano dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo”

A questo link è disponibile l’analisi della proposta di legge realizzata proprio dall’associazione polacca.

La bocciatura di Nawrocki riporta la Polonia in una situazione di stallo. Nel Paese non esiste alcuna forma di riconoscimento legale per le coppie omosessuali, e il matrimonio egualitario resta vietato dalla Costituzione.
Sebbene i sondaggi indichino che tra il 40 e il 50% dei polacchi sia favorevole almeno alle unioni civili, la Polonia resta tra gli ultimi Paesi dell’Unione Europea per tutela dei diritti LGBTQIA+: solo Bulgaria e Romania hanno punteggi peggiori nella  Rainbow Map annuale di ILGA-Europe. Anche la proposta di legge anti-discriminazione polacca è da circa un anno in attesa della firma del Presidente Nawrocki.

Così uno dei paesi più popolosi ed economicamente più rilevanti dell’UE resta ancora oggi priva di diritti minimi per le coppie omosessuali. L’Unione Europea ha recentemente presentato la sua strategia LGBTI+ 2026-2030, criticata proprio da ILGA Europe che l’ha definita rinunciataria: “Vogliamo proteggere le persone Lgbtq+ da ogni forma di violenza, consentire loro di vivere libere da discriminazioni e godere di pari diritti in tutti gli ambiti della vita” aveva dichiarato la Commissaria europea per la parità Hadja Lahbib. Ma non c’è traccia di interventi delle istituzioni dell’Unione per fare pressione sulla Polonia affinché acceleri l’approvazione di una legge di protezione per le coppie lesbiche e gay. Sul fronte est, oltre all’inamovibile omobitransfobia di Stato di Orbán in Ungheria, alla deriva destrorsa di Bulgaria e Romania, l’Unione si troverà presto a fronteggiare anche lo spostamento a destra della Repubblica Ceca dove il vincitore delle recenti elezioni, il miliardario populista Babiš, in vista della formazione del nuovo governo ha attaccato i diritti LGBTIAQ+.

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