Affa Taffa, storia del giovane Ban che scopre l’amore… gay

In libreria il romanzo del giornalista Tommaso Cerno che racconta la storia "verosimile, ma onirica e iperbolica" di un quindicenne friulano che scopre di essere gay cercando l'amore di una donna.

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"Affa Taffa" è la storia di un ragazzino quindicenne figlio di emigrati svizzeri che vive nel Friuli del 1989, l’anno della caduta del muro di Berlino, e che si inventa un passatempo decisamente originale: traduce le lettere d’amore che Daniel manda in Francia alla sua Ute.  A fargli compagnia c’è Affa Taffa, un amuleto a forma di pappagallo sudamericano regalatogli dal nonno. Un nonno particolare, come lo sono tutti i personaggi del romanzo di Tommaso Cerno, giornalista de L’Espresso al suo secondo libro, ma primo romanzo. Piano piano, Ban, questo il nome del giovane protagonista, inizia a cambiare i contenuti delle lettere che traduce nella speranza di entrare nel cuore di Ute. Quando capisce di non esserci riuscito, parte per la Francia alla ricerca della ragazza e, quindi, dell’amore. Ban tornerà dal suo viaggo cambiato. Alla fine, trova l’amore, ma non di Ute e non di un’altra donna: in Francia Ban si trova difronte alla propria omosessualità e scopre la propria natura affrontando un veloce e naturale processo di accettazione.

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«Affa Taffa è un palindromo, ma imperfetto – spiega Tommaso Cerno a Gay.it -. Ho ragionato molto sul modo in cui scriverlo, se tutto unito o separato. Alla fine la scelta di dividerlo mi è sembrato che rendesse meglio l’idea che volevo dare. La storia d’amore di Ban ad un certo punto sembra che si ribalti, come un palindromo, e succede quando si scopre gay e si ritrova innamorato di un ragazzo. In realtà la scoperta del protagonista sulla sua identità non è un semplice capovolgimento, ma un percorso molto più ampio. Con qualcosa in più, come il palindromo del nome del suo amuleto».
Le vicende di Ban, la sua storia, soprattutto quella interiore, non è distante da quella di tanti suoi coetanei, ma anche di tanti altri più adulti che scoprono il proprio orientamento sessuale e si trovano a fare i conti con un altro modo di vivere la quotidianità in un ambiente non sempre pronto.

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«Io non sono figlio di emigrati svizzeri, non traducevo lettere d’amore e non avevo un pappagallo per amuleto – racconta Cerno -. Ma avevo molti amici immaginari a cui parlavo tanto di me, di come mi sentivo, amici che negli anni ho trovato in carne ed ossa. L’ambientazione interiore del romanzo, insomma, è sicuramente autobiografica. Il fatto che parli di una terra lontana, che è il Friuli ma potrebbe essere qualsiasi altra provincia, di una famiglia che decide del tuo futuro senza preoccuparsi di conoscerti, della scoperta della propria omosessualità in un’epoca in cui la nostra società non si sentiva particolarmente scossa neanche dalla caduta del muro di Berlino, figuriamoci come poteva sentirsi partecipe del percorso di scoperta interiore di un ragazzino di 15 anni. Tutto questo è autobiografico. Quella di Ban è una storia verosimile ma onirica e iperbolica allo stesso tempo nella quale questo bambino eroe affronta da solo un viaggio in un’atmosfera quasi fumettistica, ma incontrando personaggi veri. E alla fine vince».

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Abbiamo chiesto a Tommaso Cerno chi è il lettore ideale del suo primo romanzo, a chi pensava mentre la storia di Ban diventava racconto.
«Anche se quella di oggi è un’Italia molto diversa da quella del 1989 – dice il giornalista friulano – ci sono ragazzi che si ritrovano in una società che impedisce di vivere l’omosessualità in maniera normale. Siamo abituati a vedere una rappresentazione dell’omosessualità fatta da chi la racconta, da chi è visibile. Ma quella che racconto io è un’omosessualità che ha un aspetto di solitudine che secondo me è ancora vissuta dalla maggiorparte delle persone. Da chi non può dirlo sul posto di lavoro, in famiglia, nella quotidianità. E’ a loro che ho pensato scrivendo "Affa Taffa", perché potessero avere un aggancio che la realtà non gli dà. E poi ho pensato ai ragazzini di 15 anni, perché quella è l’età in cui la sessualità esplode, com’è successo a Ban, e loro si trovano davanti una società incapace di affrontare anche solo i temi che riguardano l’essere gay».

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"Affa Taffa" ha già ricevuto lusinghiere recensioni e molto favore da parte del pubblico, specialmente da chi ha trovato nella storia del giovane friulano degli elementi in comune con la propria.
«Da quando è uscito il libro (che è in libreria dalla metà del mese, ndr), ho ricevuto moltissimi messaggi – racconta Cerno – sia su Facebook che per email. Qualcuno mi ha addirittura mandato dei disegni del pappagallo dicendomi che adesso era anche il loro amuleto. Molti mi hanno raccontato la loro storia e altri hanno trovato delle similitudini tra la propria vicenda personale e quella del protagonista del romanzo. E questa è una bellissima cosa».

"Affa Taffa" di Tomaso Cerno
Ed. Mimesis
pp 123 – prezzo euro 13

Tommaso Cerno è nato a Udine il 28 gennaio 1975. E’ giornalista del settimanale L’Espresso per il quale ha firmato importanti inchieste come quella sulla vulnerabilità dell’aeroporto di Fuimicino. Nel 2009 ha ricevuto il premio dell’Unione nazionale cronisti italiani per avere seguito il cosiddetto "Caso Englaro". Il suo primo libro è il saggio "L’ingorgo" sulla storia del Friuli fino alla presidenza Illy, uscito nel 2008. E’ stato dirigente di Arcigay e tra gli organizzatori del Pride di Venezia.

La seconda fotografia dell’articolo, partendo dall’alto, è di Gianfranco Angelico Benvenuto.

 

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