Giovani italiani: l’eterosessualità non è più la regola. Lo studio illuminante sulla nostra inarrestabile rivoluzione

Lo studio di Neodemos: tendenza in crescita costante, nel 2017, tra gli studenti non eterosessuali c’erano il 4,5% dei maschi e il 5% delle femmine. Sei anni dopo, i numeri raddoppiano, triplicano, esplodono.

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Fotografia queer: creare nuovi spazi nell'immaginario collettivo
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Disclaimer queer: prima di avventurarti in questo articolo, è urgente ricordarti che essere eterosessuali è una cosa bellissima, quanto non esserlo. Se sei eterosessuale, sii felice. Come noi siamo felici di non esserlo. Buona lettura!

Nel tempo apocalittico in cui la destra mondiale – da Meloni a Orbán, da Trump a Putin – si arrampica sui vetri della Storia per restaurare un ordine virile, binario e sgretolato, gli studenti italiani fanno ciò che ogni tiranno teme: vivono.

Amano, si confessano, si moltiplicano nelle sfumature di sé. E si dichiarano, sorprendentemente, non eterosessuali.

Lo certifica uno studio pubblicato da Neodemos, osservatorio demografico indipendente fondato da ricercatori universitari, che da anni misura i battiti vitali del nostro corpo sociale. Tra il 2000 e il 2023, i loro dati rivelano ciò che il patriarcato armato di rosari e manganelli non riesce più a contenere: il desiderio ha disertato la norma.

Nel 2023, tra le matricole universitarie di Bologna, Milano-Bicocca e Padova, il 25% delle ragazze nate femmine si identifica come non eterosessuale. Tra i ragazzi, uno su dieci. Non stiamo parlando di queer club clandestini o rave tra i papaveri, ma di studenti ventenni iscritti a corsi universitari non umanistici, ovvero quei territori dove ci si aspetterebbe ancora l’egemonia dell’eteronormatività. E invece no. Persino l’ingegneria si tinge di bisessualità. Ah, l’egemonia culturale!

Non è solo una questione di etichette. È una rivoluzione dell’intimità, come scrivono i ricercatori, che spazza via la pretesa che il genere sia assegnato, che l’orientamento sia fisso, che il desiderio si pieghi al catechismo. Tra le persone nate maschi, il 4,4% non si riconosce nel genere attribuito; tra le nate femmine, il 3,5%. Alcuni rispondono “non binario”, altri “altro”, e nel magma delle risposte emergono riferimenti a fumetti, romanzi, serie tv. Letteratura pop e immaginazione queer come armi contro l’ordine patriarcale. Altro è una parola che fa paura solo ai burocrati della purezza.

La tendenza è in crescita costante: nel 2017, tra gli studenti non eterosessuali c’erano il 4,5% dei maschi e il 5% delle femmine. Sei anni dopo, i numeri raddoppiano, triplicano, esplodono. Tra i corsi umanistici, si arriva a una donna su quattro che rifiuta l’eterosessualità come destino. E tutto questo mentre l’Europa scivola verso l’estrema destra, la Corte Suprema americana prepara nuovi agguati ai corpi non conformi, e le teocrazie di mezzo mondo sognano la castrazione chimica per i dissidenti del desiderio. Saranno spazzati via dalla realtà.

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Neodemos – che, sia chiaro, non è un collettivo anarchico ma un’associazione di studiosi autofinanziata, nata nel 2007 e oggi partner di istituzioni come Population Europe e AISP e Fondazione San Paolo – non fa propaganda. Fa statistica. Pubblica ogni settimana articoli sull’evoluzione della famiglia, sulle migrazioni, sulla struttura sociale italiana. È sobrio, serio, implacabile. Ed è proprio per questo che i suoi numeri sono così esplosivi: perché non sono ideologia, ma realtà che bussa alla porta dei nostalgici delle caverne, a caccia di egemonia culturale come fosse il primo fuoco di Prometeo.

Contro questa marea queer, né Putin né Meloni potranno fare molto. L’identità non è più una gabbia, ma un ventaglio. Il corpo non è più un campo di addestramento, ma uno spazio politico in rivolta. E se un quarto delle ragazze italiane a vent’anni ha già detto “no” all’eterosessualità obbligatoria, e un ragazzo su dieci dice “io non sono eterosessuale”, allora davvero nessun rosario, nessuna restaurazione potrà fermare il futuro. Ma ora, lasciamo parlare i numeri, mentre noi continuiamo a ballare, soffrire, amare e vivere le nostre vite e le nostre identità liberate e liberatorie.

Dati principali dallo studio di Neodemos

Identità non eterosessuali tra studenti universitari italiani

Studenti corsi non umanistici (20 anni):

  • Uomini non eterosessuali
    • 2017: 4,5%
    • 2023: 8,7%
  • Donne non eterosessuali
    • 2017: 5,0%
    • 2023: 19,2%

Studenti corsi umanistici (2023):

  • Uomini non eterosessuali: 15,4%
  • Donne non eterosessuali: 27,0%

Disallineamento tra sesso alla nascita e genere dichiarato (2023)

  • Nati maschi che non si riconoscono nel sesso assegnato: 4,4%
  • Nate femmine che non si riconoscono nel sesso assegnato: 3,5%
  • Nati maschi in transizione o identificati nel genere opposto: 0,6%
  • Nate femmine in transizione o identificate nel genere opposto: 0,7%

Attrazione per persone dello stesso sesso

(Studenti 2017 vs popolazione generale 2006):

  • Studenti maschi (2017): 5,5%
  • Popolazione maschile 18–24 anni (2006): 2,7%
  • Studentesse (2017): 10,1%
  • Popolazione femminile 18–24 anni (2006): 2,5%

Esperienze omosessuali dichiarate (2000–2017)

  • Studenti maschi:
    • 2000: 6,3%
    • 2017: 7,1%
  • Studentesse:
    • 2000: 4,3%
    • 2017: 14,6%

Qui lo studio pubblicato da Neodemos >

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