Ci siamo? La legge anti-LGBTI italiana è pronta per iniziare il suo percorso di perfezionamento? Si vieterà anche solo di nominare l’esistenza dell’omosessualità e dell’identità di genere nelle scuole come in Russia e negli Stati Trumpiani d’America? Intanto, si inizia con una risoluzione, per contare le fila e scaldare i cuori (neri) della maggioranza FDI-Lega-FI. Ma una proposta di legge era stata già presentata lo scorso Maggio.
In questi giorni torna al centro dell’agenda politica italiana la cosiddetta “teoria gender” nelle scuole. Una teoria inesistente, inventata dalla destra per manipolare la realtà. A maggio la deputata della Lega, Laura Ravetto, aveva presentato la proposta di legge dal seguente titolo:
“Divieto dell’inserimento di obiettivi educativi fondati sulle teorie del gender nell’offerta formativa delle istituzioni scolastiche”.
Nel primo articolo si specifica che le scuole non possono includere obiettivi educativi basati su quella che viene definita “cultura gender“ nelle indicazioni nazionali o nelle attività extra-scolastiche. Ma il concetto di “cultura gender” rimane poco definito, lasciando spazio a molteplici interpretazioni. Recentemente anche Papa Francesco l’ha definita “il pericolo più brutto del nostro tempo“, senza tuttavia spiegare cosa sia. Poiché non siamo in Russia (per ora), e poiché definirla legge anti-LGBTI sarebbe inopportuno, ne viene definito il perimetro per sottrazione, mutuando quella che è una persecuzione, in un atto di difesa da una presunta e fantomatica teoria gender.
E infatti. Questa settimana il parlamento discuterà una risoluzione contro la teoria gender: un modo per tirare le fila e avvicinarsi all’approvazione di una legge nel solco della proposta della leghista Ravetto presentata a Maggio. La notizia arriva dal primo firmatario della risoluzione, il deputato Rossano Sasso, capogruppo in commissione Scienza, Cultura e Istruzione, lo stesso che definì l’inserimento dell’educazione sessuale nelle scuole una porcata (proposta poi stata bocciata dalla maggioranza di destra). L’occasione nasce dalla battaglia già avviata in Europa sia da Fratelli d’Italia, sia dalla Lega, contro il progetto europeo finanziato dal programma Erasmus+ “DragTivism Jr“, che usa l’arte drag per promuovere inclusione, uguaglianza di genere e diritti LGBTQIA+ tra i giovani, attraverso workshop e spettacoli che mirano a educare e sensibilizzare su diversità, parità di genere e spirito di inclusione delle società europee. Qui il documento depositato sulla piattaforma EU Erasmus+. Impensabile per la destra di Meloni, di Salvini e dei Berlusconi.

“La sinistra non trova di meglio che provare a riportare la propaganda gender a scuola fin dalla prima elementare – afferma Sasso – Come se non bastasse quanto voluto dalle sinistre europee a Bruxelles, con il progetto ‘Dragtivism Erasmus+’ con cui si stanziano milioni di euro per progetti di scambio culturale per adolescenti, ma a condizione che abbraccino l’ideologia LGBT e si avvicinino alla realtà delle drag queen, PD e M5S hanno presentato due risoluzioni in Commissione Cultura con cui vorrebbero propalare l’ideologia gender a scuola fin dalla prima elementare.”
Sasso ribadisce che la Lega si opporrà a quella che egli definisce deriva, e presenterà dunque una propria risoluzione (il leghista è primo firmatario) che, una volta approvata, impegnerà il Governo a legiferare in modo contrario “a ogni forma di indottrinamento a scuola“. La risoluzione sarà votata entro la fine della settimana, promette Sasso “se Schlein e Conte ci tengono tanto alla propaganda gender – ha aggiunto il leghista – se la facciano nelle proprie sedi di partito e nei centri sociali, ma non nelle nostre scuole e all’insaputa delle famiglie. Vediamo quanti genitori sono disposti a seguire la loro deriva”.
La risoluzione (e la proposta di legge) della maggioranza Meloni-Salvini-Berlusconi richiamano politiche simili a quelle introdotte negli Stati Uniti, come la legge “Don’t Say Gay” del governatore della Florida, Ron De Santis, che limita le discussioni su orientamento sessuale e identità di genere nelle scuole. Una battaglia ideologica contro cui si è apertamente schierata persino la multinazionale dell’entertainment Disney.
Tutto si inserisce in un più ampio panorama di accelerazioni illiberali della destra, contraria dalle proposte di inserire l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, avanzate dalle opposizioni (in primis M5S e PD) in seguito all’esponenziale aumento di femminicidi nel nostro paese (qui 5 libri a riguardo).
La premier Giorgia Meloni, insieme a Eugenia Rocella ministra delle Pari Opportunità e della Famiglia, avevano del resto ribadito di recente la ferma opposizione a ogni tentativo di introdurre le cosiddette teorie gender nelle scuole o di “mettere in discussione la famiglia come pilastro della società“. Sfidando il ridicolo, la stessa ministra Roccella in passato ha parlato della fantasmagorica teoria gender come del “nuovo patriarcato“. Va ricordato del resto che il governo italiano si è schierato contro iniziative europee a favore della tutela dei diritti LGBTQIA+, associandosi nella sua votazione a Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, segnando il declino della posizione dell’Italia nelle classifiche sui diritti LGBTI+ stilata da Ilga Europe.
Ieri Rossano Sasso, ex sottosegretario all’Istruzione sotto il governo Draghi, ha lasciato intendere che il Parlamento è pronto a votare una risoluzione contro quella che definisce la “propaganda gender“.
La settimana sarà cruciale per capire se e come il Parlamento deciderà di proseguire su questo approccio ideologico, con la possibilità di una votazione che potrebbe inaugurare un nuovo capitolo legislativo nello scivolamento dell’Italia nel medioevo delle democrazie liberali. E aprire la strada ad una legge anti-LGBTI italiana.
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