Come non ha mancato di evidenziare l’ultimo rapporto globale di Amnesty International, la situazione dei diritti umani sta vivendo, un po’ ovunque, una pesante regressione. Una conseguenza diretta della crisi economica derivante dalla pandemia, che ha portato – in poco tempo – all’ascesa di movimenti populisti e reazionari pronti a puntare il tutto e per tutto sull’irrazionale risentimento collettivo verso le minoranze. Tra cui la comunità LGBTQIA+.
Ed è proprio alla vigilia della Revisione Periodica Universale dell’ONU prevista per il 2025 – meccanismo a lungo raggio per valutare lo stato dei diritti umani in tutti i Paesi membri della NATO – che l’associazionismo italiano ha scelto di far emergere tutte le sfaccettature di questo fenomeno nel nostro paese.
A guidare l’iniziativa è Yuri Guaiana, recentemente riconfermato con ruoli chiave in ILGA World e ILGA Europe, nonché segretario dell’Associazione Radicale Certi Diritti. In collaborazione con IntersexEsiste, Famiglie Arcobaleno e Arcigay, Guaiana ha contribuito alla redazione di un’advocacy sheet destinata alle Nazioni Unite, che denuncia le discriminazioni e le violazioni dei diritti umani perpetrate in Italia sotto l’esecutivo Meloni, nonché il cronico immobilismo politico attorno alle diverse questioni urgenti per la comunità LGBTQIA+.
Il rapporto è stato successivamente presentato a Ginevra nell’ambito della pre sessione di venerdì scorso, durante un’intensa attività diplomatica presso il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU. Qui, Guaiana ha incontrato i rappresentanti di Paesi come Canada, Stati Uniti, Messico, Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi, con l’obiettivo di sensibilizzarli sulla situazione italiana e sollecitare pressioni durante la Revisione Periodica Universale.
“Abbiamo trovato molta accoglienza e attenzione da parte delle missioni” ha raccontato Guaiana a Gay.it. “Il nostro obiettivo è far crescere il numero di raccomandazioni specifiche sui diritti LGBTQIA+ rispetto al ciclo precedente, quando ne avevamo ricevute 17. Speriamo che la comunità internazionale continui a mostrare attenzione e preoccupazione verso la situazione italiana”.

Cos’è la Revisione Periodica Universale dell’ONU
Per comprendere appieno il contesto dell’iniziativa, è fondamentale chiarire il significato della Revisione Periodica Universale (UPR, Universal Periodic Review), uno degli strumenti chiave delle Nazioni Unite per monitorare il rispetto e la promozione dei diritti umani a livello globale. La UPR è un processo ciclico e collaborativo, istituito nel 2006 dal Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, che prevede un’analisi periodica dello stato dei diritti umani in ciascun paese membro dell’ONU.
Ogni quattro o cinque anni, ogni Stato ha il compito di presentare un rapporto dettagliato che illustri le azioni intraprese per rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani, che includa informazioni su leggi, politiche e iniziative volte a migliorare la situazione interna, ma anche sui progressi compiuti rispetto alle raccomandazioni ricevute durante il ciclo precedente.
Oltre al rapporto ufficiale dello Stato, il processo prevede l’inclusione di contributi da parte di altri attori, come organizzazioni della società civile, ONG e istituzioni nazionali per i diritti umani che possono fornire documenti paralleli, spesso utilizzati dagli esperti ONU per avere una visione più completa e indipendente della situazione.
Durante le sessioni della UPR, gli Stati vengono esaminati non solo dagli esperti delle Nazioni Unite, ma anche dai rappresentanti degli altri Paesi membri, che possono porre domande, fare commenti e presentare raccomandazioni. Alla fine del processo, viene prodotto un documento conclusivo contenente raccomandazioni specifiche, che lo Stato esaminato può accettare o respingere, motivando le sue decisioni.
Secondo Guaiana, “l’UPR è un esercizio di dialogo tra società civile, Paesi membri e il Paese scrutinato. Sebbene non sia vincolante, offre strumenti fondamentali per esercitare pressione sia a livello internazionale che interno”. In Italia, per esempio, alcune raccomandazioni accettate nel ciclo precedente sono state implementate, come la strategia nazionale per i diritti LGBTQIA+ sotto il governo Draghi.

ONU, la denuncia dell’associazionismo LGBTQIA+ italiano
Ed è proprio grazie alla possibilità offerta dall’ONU ad organizzazioni e società civile che la rete per la tutela e la promozione dei diritti LGBTQIA+ ha avuto quest’anno la possibilità di fare la differenza presentando i propri rilevamenti.
“Nel 2020, durante il terzo ciclo dell’Esame Periodico Universale (UPR), l’Italia ha ricevuto 17 raccomandazioni sui diritti umani delle persone LGBTI+, accettandone 16. Tuttavia, il governo ha effettivamente preso in considerazione solo la Raccomandazione 171, proposta dall’Islanda, che richiedeva il riconoscimento giuridico di entrambi i genitori dello stesso sesso e l’accesso all’adozione per le coppie omosessuali – si legge sul documento – Durante lo stesso ciclo, 41 Stati membri delle Nazioni Unite hanno sollecitato l’Italia a istituire un organismo nazionale per i diritti umani, indipendente sia funzionalmente che finanziariamente, in conformità ai Principi di Parigi e con un mandato ampio e diversificato. Tuttavia, ad oggi, questa istituzione non è stata ancora creata.
Nell’ottobre 2022, il governo italiano ha approvato una Strategia nazionale per l’uguaglianza LGBTI+ (2022-2025) tramite decreto ministeriale. Nonostante l’iniziativa rappresenti un passo avanti, mancano indicatori chiari, scadenze precise e risorse adeguate per garantirne un’efficace attuazione. Sempre nell’ottobre 2022, il Senato italiano ha discusso un disegno di legge contro l’omofobia, che avrebbe classificato la violenza contro le persone LGBT+ come crimine d’odio. Tuttavia, il testo non ha portato a un’effettiva approvazione legislativa. Infine, nel marzo 2022, la Corte Costituzionale si è espressa su due casi cruciali relativi ai diritti delle famiglie omogenitoriali, esortando il Parlamento a legiferare con urgenza per evitare discriminazioni. Nonostante l’invito, ad oggi non è stata discussa né approvata alcuna legge in materia”
A partire dalle raccomandazioni già fatte all’Italia durante i cicli precedenti della UPR nel 2009, nel 2014 e nel 2019, Certi Diritti IntersexEsiste, Famiglie Arcobaleno e Arcigay hanno ribadito con un contributo indipendente il peggioramento generale delle condizioni per la comunità LGBTQIA+ in Italia, derivanti anche dalle politiche estremamente discriminatorie messe in atto da questo governo dal 2022 in poi.
Un quadro critico di violazioni continue dei diritti umani, civili e sociali della comunità LGBTQIA+. Tra i nodi più controversi, l’approvazione del DDL varchi e l’introduzione del reato universale contro la gestazione per altri (GPA), normativa introdotta a metà anno e volta a criminalizzare questa pratica anche se realizzata all’estero. Un chiaro attacco ai diritti della famiglie arcobaleno, che però non disdegna di colpire anche tutte quelle coppie eterosessuali che vedono nella procreazione medicalmente assistita l’unica soluzione viabile per il loro desiderio di genitorialità.
Non meno allarmante è però l’inquietante virata dell’Italia verso politiche repressive che ricordano molto quelle adottate dai paesi satelliti di Mosca per cancellare sistematicamente qualsiasi riferimento a orientamenti e identità non conformi nei programmi scolastici. Ricordiamo infatti la famigerata risoluzione Sasso contro la “teoria gender”, un vero e proprio preludio di censura a qualsiasi discorso sulla tematica LGBTQIA+ a tutti i livelli dell’istruzione.
Ma il documento parla anche di un immobilismo politico che si protrae da ben prima dell’insediamento dell’attuale esecutivo. Da anni, associazioni ed attivisti denunciano infatti l’ignavia delle istituzioni nell’intervenire contro le aberranti terapie riparative, ancora permesse in Italia ed oggi incentivate da una retorica politica desiderosa di cancellare qualsiasi espressione di orientamento ed identità al di fuori del paradigma eterocisnormato.

Sempre parlando di immobilismo, a ciò si aggiunge infine la denuncia per l’assenza di tutele effettive per le persone trans, insieme alla mancanza di protezioni adeguate per i richiedenti asilo LGBTQIA+, spesso in fuga da gravi persecuzioni nei loro Paesi d’origine.
In risposta a queste criticità, la rete ha formulato una serie di raccomandazioni precise e di ampio respiro. Si chiede la piena legalizzazione del matrimonio egualitario e il riconoscimento automatico dei figli nati da coppie LGBTQIA+, oltre all’estensione del diritto all’adozione anche per le coppie dello stesso sesso e per i single.
Tra le richieste figura anche il divieto assoluto di interventi chirurgici non necessari e non consensuali sui bambini intersessuali, pratica lesiva della dignità e dell’integrità fisica. Si sollecita, inoltre, l’adozione di misure per garantire un accesso equo e non discriminatorio ai servizi di salute riproduttiva.
E, sul piano istituzionale ed in ottica intersezionale, le associazioni propongono infine la creazione e il finanziamento di un ente indipendente per la tutela dei diritti umani, capace di monitorare e affrontare in maniera sistematica le discriminazioni ancora radicate nel tessuto sociale e culturale italiano.
“In dialogo con le altre associazioni non specificamente LGBT, ma di tipo mainstream, che da sempre hanno richiesto l’istituzione di un ente indipendente per i diritti umani in Italia, abbiamo deciso di inserire questa raccomandazione come prima priorità – spiega Guaiana – Sebbene non sia esclusivamente legata ai diritti LGBT, riguarda anche la nostra comunità, poiché si tratta di un approccio che abbraccia tutti i diritti umani, incluse le questioni LGBT. Questa richiesta riflette un accordo ampio con le associazioni italiane, e per questo l’abbiamo messa come prima domanda di raccomandazione”.
Naturalmente, per ora si tratta solo di portare alla luce il problema e diffonderlo a un pubblico decisamente più ampio. La UPR non ha potere vincolante, ma è un’occasione unica per spingere il governo a riconsiderare il proprio operato, anche grazie alla pressione internazionale.
“Nel ciclo precedente abbiamo ricevuto 41, ma purtroppo non sono state seguite da azioni concrete. Speriamo che questa volta il numero possa aumentare. È importante ricordare che le raccomandazioni non sono vincolanti, ma rappresentano comunque una forma di pressione internazionale importantissima.
Questa pressione, a sua volta, diventa uno strumento fondamentale per la società civile, che può utilizzarlo per fare leva anche a livello interno. Le raccomandazioni possono essere annotate, accettate o implementate. Quando vengono annotate, il governo si limita a prenderne atto; se accettate, si impegna formalmente a implementarle; se implementate, si traducono in azioni concrete. Ad esempio, nel ciclo scorso, alcune raccomandazioni relative alla strategia nazionale per i diritti LGBTQIA+ sono state effettivamente recepite e portate avanti dal governo Draghi.
In ogni caso, il processo offre alla società civile quattro anni di strumenti utili per monitorare e spingere il governo verso l’azione, con il supporto della comunità internazionale. Questo rende l’UPR un esercizio non vincolante, ma estremamente efficace per creare basi solide su cui lavorare. Inoltre, il dialogo con i Paesi che fanno queste raccomandazioni può continuare nel tempo, rafforzando ulteriormente la sinergia tra pressione interna e internazionale”.

