Alessandro Alo, da X Factor all’omofobia: “Rifiutato da etichette discografiche perché ‘troppo gay'”

"Non mi arrenderò mai, forse fanno prima ad arrendersi loro", ha precisato Alessandro.

Alessandro Alo, da X Factor all'omofobia: "Rifiutato da etichette discografiche perché ‘troppo gay'" - Alessandro Alo - Gay.it
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Nel 2018 visto ad X Factor con il brano “Uomini che amano le donne”, Alessandro Alo, pochi mesi fa tornato con un video en travesti insieme a sua mamma, ha denunciato a Ogni Mattina, su Tv8, l’omofobia ancora oggi presente nel mondo musicale italiano.

L’anno scorso sono stato rigettato da un paio di etichette discografiche dopo aver passato una serie di selezioni, perché il capo di una di queste etichette, una major discografica grossa italiana, mi disse che una persona come me non sarebbe mai entrata a fare parte dei loro artisti. Una settimana dopo, un altro dj mi ha detto che non avrebbe sposato il mio progetto perché non sapeva se legare il suo nome al mio, dato che ero ‘troppo gay’. Per me cantare, esibirmi, ballare, fa parte di me, è ciò che mi rende felice. Non mi arrenderò mai, forse fanno prima ad arrendersi loro.

Quel famoso ‘sistema’ denunciato al Grande Fratello Vip da Gabriel Garko, ‘costretto’ a fingere una vita di pura fantasia perché minacciato dal punto di vista professionale.

“Adoravo le icone del pop e mi rivedevo tantissimo in loro”, ha continuato Alessandro. “Anche io mi sarei vestito così, con corsetto, zeppe e pantaloni a vita bassa. Passavo i pomeriggi cercando di replicare le loro coreografie. Il mio sogno è sempre stato quello di essere una di queste dive. Prendere un po’ da tutte. Mi sentivo bene quando cantavo e ballavo, qualcosa che mi ha fatto realizzare chi ero e cosa volevo essere in futuro, anche al di fuori di ciò che sembrava normale per un ragazzino di 8/10 anni. Ho capito che non volevo essere per forza normale, ma essere tante altre cose. Credo che molti ragazzini comincino il proprio percorso presto, è una cosa che ti realizzi quando ti confronti con i ragazzi della tua età, quando inizi ad andare scuola. A scuola ne ho dovuto passare parecchie, non solo alle elementari ma fino alle superiori. Le critiche più feroci? Ricordo che per un periodo ho praticato calcio. Ero grassottello e gli altri ragazzini mi dicevano che ero una donna, negli spogliatoi mi chiedevano di far vedere le tette, perché ero grasso. Girando per strada commentavano il modo in cui mi vestivo. Vorrei dire una cosa.  Il bullismo lo ricamiamo intorno al periodo dell’adolescenza, ma per persone come me, certe cose non passano mai. E lo dimostra anche quello che è successo a Gabriel Garko”.

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Non a caso il brano che lo fece conoscere a X Factor, “Uomini che amano le donne“, Alo lo lega proprio a quel “segreto di pulcinella”.

Sono molti gli uomini che vanno con altri uomini di nascosto e nascondono questa realtà. Ho sofferto molto perchè mi è capitato di incontrare uomini con cui ero stato, ma che non mi avrebbero mai salutato per strada, per conservare la maschera con la famiglia. Io ho gettato tutte le maschere sul palco di X Factor e in tanti mi hanno scritto dicendomi che grazie alla mia canzone hanno trovato il coraggio di fare altrettanto. Magari rimarrò per sempre un ‘signor nessuno’, ma almeno so che il messaggio che ho trasmesso è stato utile a qualcuno.

Nel 2018 è stato anche testimonial della campagna del Telefono Amico Gay e Lesbico (TAGL) del Cassero di Bologna.

Update: a pochi giorni dopo quest’intervista, scopriamo che Francesco ha finalmente trovato un’etichetta discrografica, la FLUIDOSTUDIO: “una società di management in cui mi trovo completamente accettato e spronato ad approfondire i miei talenti“.

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