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Gay.it ad Atreju, la voce del popolo di Fratelli d’Italia sui temi LGBTIAQ+ – VIDEO

Siamo andati ad #Atreju con le miglior intenzioni, ma c'è come un solco tra "noi" e "loro". È un solco che la premier Meloni continua a scavare. Per dividere il paese.

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Per quasi due giorni siamo stati ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia. C’erano migliaia di persone, ma pochissime hanno accettato di rispondere alle nostre domande. Abbiamo posto questioni sulla nostra comunità. Coppie LGBTIAQ+, gestazione per altri, identità di genere.

Il nostro intento era di metterci in ascolto. Nessun trabocchetto. Nessuna provocazione, nessuna voglia di arrivare allo scontro verbale per cercare la notizia. Purtroppo non abbiamo ricevuto lo stesso trattamento.

Girare per il villaggio di Fratelli d’Italia con un microfono con il logo di Gay.it attirava curiosità e procurava reazioni di sospetto. Molti, quasi tutti, erano visibilmente infastiditi. La stragrande maggioranza delle persone si è dimostrata ostile.

I volontari si rifiutavano di rispondere a domande su temi etici, dicevano di “non essere autorizzati”. Un team di Atreju ci ha avvicinati per intervistarci. Hanno voluto sapere la nostra opinione sugli elettori LGBTQIA+ che votano a destra.
Ci siamo sentiti un pochino accerchiati e controllati. Ma non abbiamo smesso di metterci in ascolto.
Abbiamo avuto la sensazione che per la maggior parte del popolo di Atreju la nostra presenza fosse fuori luogo.

Ci hanno fatto capire che – insomma – dovevamo ringraziare per il semplice fatto di essere lì. In definitiva, eravamo ospiti. Come qualche ora più tardi, durante il comizio finale, ha tenuto a precisare la premier Meloni, con la sua feroce battuta omofobica contro Elly Schlein, sbertucciata per aver partecipato al Pride. Perché il popolo di Fratelli d’Italia e la sua leadership cercano continuamente lo scontro e non sognano invece un Paese unito che si occupi delle esigenze di tutti i suoi cittadini?

Giuliano Federico

 

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Di seguito la testimonianza in prima persona di Dimitri Cocciuti che, insieme al videomaker Nikolai Palmieri, hanno provato ad aprire uno spazio di confronto tra il nostro giornale e le persone comuni che popolavano l’evento organizzato dal think tank di Fratelli d’Italia.

Il racconto del team di Gay.it ad Atreju

Io e Nikolai, l’operatore, abbiamo partecipato alla festa di Atreju, l’evento organizzato da Fratelli d’Italia, sia venerdì 13 dicembre nel pomeriggio, sia sabato 14 dicembre per mezza giornata. Fin dall’inizio, la percezione dominante è stata quella di sentirci osservati. Girare per il villaggio di Fratelli d’Italia con un microfono con il logo di Gay.it attirava inevitabilmente gli sguardi di tutti. Pochi sembravano curiosi, molti erano visibilmente infastiditi, spesso ostili, e altri ancora cercavano di mostrarsi indifferenti, mal celando un visibile atteggiamento di giudizio.

Ma non ci siamo lasciati intimidire. Eravamo consapevoli di trovarci in un contesto non facile e di dover affrontare atteggiamenti difensivi o apertamente contrari. Siamo rimasti sempre bendisposti, aperti al confronto e desiderosi di ascoltare opinioni diverse dalla nostra, senza pregiudizi.

Provare a fare domande si è rivelato un compito arduo: abbiamo ricevuto molti rifiuti, spesso giustificati con scuse improbabili. C’era chi improvvisamente “perdeva la voce”, c’era chi, dapprima spavaldo, si è fatto immediatamente timido quando c’era da argomentare, e chi semplicemente ci liquidava con atteggiamenti sprezzanti. Un aspetto che mi ha colpito particolarmente è stato il rifiuto quasi sistematico da parte delle donne giovani, che sembravano evitare qualsiasi dialogo con noi.

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Quando siamo riusciti a intervistare qualcuno, abbiamo trovato due tipologie di risposte. Da un lato, c’erano posizioni radicali e ostili, pienamente allineate alla retorica ufficiale del partito. Dall’altro, abbiamo riscontrato alcune opinioni più aperte: ad esempio, alcuni militanti si sono detti favorevoli alle adozioni da parte di coppie omosessuali, o comunque più inclini al dialogo su temi come il matrimonio egualitario. Un punto comune a tutti, però, è stata la totale contrarietà alla gestazione per altri (GPA), vista come un argomento intoccabile e irremovibile.

Quello che mi ha colpito maggiormente è stato l’atteggiamento dell’organizzazione. Ad esempio, i volontari si rifiutavano categoricamente di rispondere a domande su temi etici, giustificandosi con il fatto di “non essere autorizzati”. A un certo punto, siamo stati avvicinati da una ragazza bionda e un uomo con la barbetta, che Nicolai e io abbiamo identificato come responsabili della comunicazione di Fratelli d’Italia e dell’evento. Hanno voluto sapere la mia opinione sugli elettori LGBTQIA+ che votano a destra.

Ho risposto che trovo contraddittorio votare per una forza politica che non ti tutela. La conversazione si è poi spostata su altri temi, come le dichiarazioni (o le mancate dichiarazioni) di Giorgia Meloni sulla comunità LGBTQIA+. Quando mi hanno incalzato, ho sottolineato che, anche in assenza di parole esplicite contro di noi, il silenzio equivale a una posizione.
Ciò che mi ha infastidito di più è stata la mancanza di trasparenza: chi ci intervistava non si presentava né chiariva il proprio ruolo. Solo dopo che ho fatto presente che non avrei autorizzato l’utilizzo delle immagini senza spiegazioni, hanno rivelato chi fossero. Questo atteggiamento, unito alla rigidità e alla chiusura che abbiamo riscontrato, mi è sembrato poco professionale e poco etico. È un vero peccato che l’organizzazione di Atreju si sia presa la briga di controllarci e starci addosso: noi eravamo “in missione di apertura e ascolto“, testuali parole del brief di Giuliano Federico, direttore di Gay.it che ci ha detto “non dobbiamo fare tranelli, né trabocchetti, non dobbiamo cercare la spettacolarizzazione, cerchiamo persone intelligenti e aperte al dialogo come noi

Sono andato ad Atreju per ascoltare, per confrontarmi con un mondo distante dal nostro e capire se davvero siamo così lontani o se esistono spazi di dialogo. In un mondo di assolutismi, recuperare la capacità di ascolto ed esserne fieri sostenitori è fondamentale per comprendere le distanze e magari provare a far capire che non siamo in una società davvero giusta per tutte e tutti. Tuttavia, ciò che ho trovato è stato spesso un muro di chiusura e ostilità. Questa esperienza mi ha lasciato una riflessione amara: se da un lato c’è una base elettorale con posizioni variegate su cui ritengo che il partito di Fratelli d’Italia dovrebbe riflettere, perché sicuramente molto più aperto della linea ufficiale dettata, dall’altro l’approccio comune di questo popolo resta rigido e ostile, quasi corporativo. E rende di fatto difficile ogni tentativo di vero confronto. Purtroppo non siamo stupiti.

Dimitri Cocciuti

© Riproduzione riservata.

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Stella cometa 19.12.24 - 2:15

L' ignoranza e soprattutto la cattiveria OMOFOBICA degli elettori della (estrema) destra italiana sono a dir poco vomitevoli. In un paese normale la Meloni non sarebbe in politica e avremmo da svariato tempo sia il matrimonio civile egualitario, le adozioni anche per le coppie dello stesso sesso e per i singles, e una legge contro l' omofobia /bi/transfobia. E invece purtroppo siamo governati da questo branco di parassiti fascisti votati da un esercito di gente che prima di andare a votare qualcuno avrebbe urgente bisogno di un bel TSO. Ma in un paese normale e serio vi pare giusto che noi persone lgbttqi+ siamo costretti a rinunciare a vivere dignitosamente le nostre vite per colpa di questi sadici omofobi calpestano la nostra dignità di esseri umani da sempre?! Auguro a questi omofobi maledetti una vita maledetta stracolma di infinita povertà, fame e insuccessi.

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Roberto Lodi 15.12.24 - 22:29

Posso solo farvi i miei complimenti, bella iniziativa, condotta con lo spirito giusto e grande professionalità giornalistica. Purtroppo anche io non sono stupito del risultato, ma soltanto rendendoci visibili, con la nostra umanità e la nostra importante esperienza di vita, possiamo abbattere barriere e pregiudizi (e aiutare molti di queste donne e questi uomini a scoprire che gli esseri umani valgono anche quando sono diversi da noi). ciao!