Pillon: il DDL punisce con la reclusione il ricorso all’utero in affitto anche se fatto all’estero

In Italia, la legge già prevede la reclusione per chi ricorre all’utero in affitto. Ma non per coloro che ottengono figli all’estero.

Turismo riproduttivo. Così Simone Pillon parla dell’utero in affitto, riferendosi a quelle famiglie che si recano all’estero per ricorrere alla pratica dell’utero in affitto per avere dei figli. Chiamata ufficialmente GPA, Gestazione Per Altri, la pratica prevede il ricorso a un utero di una terza persona. Questa verrà fecondata attraverso gli spermatozoi dell’uomo e gli ovuli della donna oppure attraverso la fecondazione in vitro da parte di altri donatori. In Italia tale pratica è vietata per legge e punita con la reclusione, ma non è possibile condannare chi ha ricorso alla GPA all’estero.

Simone Pillon, leghista da sempre contro le famigli arcobaleno e l’intera comunità LGBT, nonché contro l’utero in affitto e altre pratiche per ottenere un figlio, nel suo ddl propone in definita una condanna esemplare a tutti coloro che non possono avere figli.

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Il senatore omofobo non si darà pace fino a quando il suo disegno di legge non verrà discusso in Parlamento. Il testo, composto in tutto da solo 3 articoli, prevede anche il divieto per i Comuni di trascrivere il riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali. Non essendoci una legge che vieti la trascrizioni, sono i sindaci a decidere se concedere il riconoscimento o meno. Nel corso dell’anno passato, diverse decine di famiglie arcobaleno sono ricorse alle vie legali per vedersi riconosciuto il diritto. Vincendo sempre la causa contro i Comuni più reticenti.

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Pillon, oltre a definire l’utero in affitto “uno schifo“, nella relazione illustrativa del disegno di legge, spiega: “Le tristi pratiche dell’utero in affitto e della compravendita di gameti umani pur essendo considerate delittuose dal nostro ordinamento (legge n. 40 del 2004) sono purtroppo impunemente utilizzate da alcuni nostri connazionali. Che non si fanno scrupolo di acquistare gameti umani scelti su veri e propri cataloghi on line, impiegando poi le donne quali autentiche incubatrici“. I bambini sarebbe poi nati attraverso “un autentico contratto di locazione di utero. […] E sono immediatamente tolti alla madre. E consegnati a quelli che potrebbero esser definiti ‘acquirenti’, violando in tal modo i più basilari diritti dell’essere umano“.

Se il testo della proposta venisse approvata così com’è, sia le famiglie arcobaleno che quelle etero non potranno ricorrere alla GPA per avere un figlio. Non sarà inoltre possibile per le coppie LGBT vedersi riconosciuto un diritto fondamentale, come dovrebbe essere la trascrizione degli atti di nascita dei propri figli all’anagrafe.