Australia, coppia gay riceve lettere minatorie dai vicini: “Castratevi!”

Evidentemente qualcuno nel paese dei canguri non ha apprezzato la vittoria del matrimonio egualitario.

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La coppia ha ricevuto i messaggi nei giorni successivi alla vittoria nel referendum sul same sex marriage in Australia.


“Ricordate di quando era illegale e sareste finiti in prigione! Dovreste essere castrati tutti!”
: questo è il tono delle lettere ricevute da Kirk Muddle e dal suo compagno Andrew, una coppia gay che vive in Australia.

A lasciarle nella loro cassetta postale un vicino, schierato a sostegno del No nel recente referendum consultivo sul matrimonio egualitario, su cui evidentemente non ha ancora accettato la sconfitta.

Dopo l’affermazione del Sì con il 61,6% dei voti e una partecipazione dell’80% degli aventi diritto infatti, l’Australia si doterà nelle prossime settimane di una legge che permetterà alle coppie gay di sposarsi civilmente.

Ciò purtroppo però non ha impedito a persone omofobe di continuare a spargere il proprio messaggio discriminatorio, come raccontato dalla coppia su Facebook, dove hanno mostrato lettere del tipo: “Come avete osato distruggere l’intero quartiere? In zona vivono bambini e anziani, non avete alcun rispetto!”.

Un caso che dimostra, ancora una volta, che i traguardi raggiunti in termini di diritti riconosciuti dalla legge, come le unioni civili o il matrimonio egualitario, non devono essere interpretati come la vittoria del movimento LGBT e non ci sollevano dal dover agire per l’inclusione e dal continua a combattere l’omofobia: “Questo serve solo a ricordare a tutti che la battaglia non è finitae probabilmente non lo sarà mai – ha scritto Kirk Muddle, che si è detto ferito e disgustato – Noi non chiediamo niente di speciale, solo avere gli stessi diritti degli altri esseri umani”.

Omofobia

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Persino il consiglio dell’ordine degli avvocati di Mantova aveva preso le distanze dalla donna, che aveva scritto sui social "l’omosessualità è un disturbo psichiatrico e che chi ne è affetto non può lavorare a contatto con i minori, altrimenti questi disturbati trasmetteranno il disturbo nelle scuole".

di Federico Boni