In Austria la storia torna a bussare alla porta, non con la cortesia di chi chiede permesso, ma con la prepotenza di un tamburo di guerra. Ieri, giovedì 9 gennaio, 25.000 persone, secondo le stime ufficiali – 50.000 secondo gli organizzatori – hanno invaso le strade della capitale. Non per celebrare, ma per opporsi.
Al partito di ultradestra FPÖ, al suo leader filorusso Herbert Kickl – a cui è stato affidato l’incarico di formare il nuovo governo -, e alla sua pericolosa retorica reazionaria che sembra riemergere dalle viscere del Novecento.
Perché chiamarlo solo un partito di destra è un eufemismo: il FPÖ nacque nel 1956 sotto la guida di un ex ufficiale delle SS, e oggi, nel 2025, punta a governare un Paese che non ha mai del tutto sepolto il suo passato. Legittimando sempre di più posizioni autoritarie e discorsi d’odio.
“Mai più, adesso”, “Non vogliamo l’estremismo di destra in Austria” recitano i cartelli delle migliaia di partecipanti. Chi ha memoria, del resto, sa che i fantasmi non hanno bisogno di inviti per tornare. E chi non ne ha, si ritrova spesso a combatterli quando è già troppo tardi.
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La protesta non si è però fermata a Vienna. Da Innsbruck a Salisburgo, fino a Graz, centinaia di persone hanno affollato le piazze contro una retorica destinata a trascinare verso il basso la democrazia, la giustizia, i diritti umani, con il carisma subdolo di chi sa travestirsi da normalità.
“Sono qui per difendere la democrazia e una società più inclusiva, per dimostrare che il 70% degli austriaci ha scelto di sostenere i diritti” spiega Simon, uno dei partecipanti, intervistato da Aufstehn. “Sono qui per lottare contro la disumanità – dichiara poi Madinah – Sento che non siamo soli, molte persone condividono questa stessa sensazione, in Austria la maggior parte è contraria al fascismo, all’estrema destra ed ai sentimenti anti-immigrati. Sono qui oggi perché è fondamentale battere un colpo contro la FPÖ e contro la repressione dei diritti in Europa e in Austria“.
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Austria, uno per tutti, tutti per uno: una mobilitazione senza precedenti
A guidare la mobilitazione, un coordinamento che ha il sapore dell’inedito: ONG, attivisti, e associazioni civili che di solito agiscono in solitaria, questa volta hanno deciso di fare fronte comune. Al centro di tutto, la Volkshilfe, organizzazione storica impegnata nell’assistenza sociale e nella lotta alla povertà. Una rete che si è mossa sfruttando sapientemente i social come una cassa di risonanza.
Dall’emblematico post di Volkshilfe in collaborazione con Greenpeace Austria, SOS Mitmensch, Armutskonferenz e Attac Austria, all’evento, da evento a fiumana umana: così è nato il grido collettivo che ha attraversato l’Austria.
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Per la società civile austriaca, la posta in gioco è altissima. L’FPÖ non fa sconti: attacchi ai diritti delle donne, una stretta sull’immigrazione che riecheggia toni nostalgici, le vergognose dichiarazioni e proposte anti-gender da parte di Kickl. E così, nelle strade, la protesta si allarga e unisce realtà diverse: associazioni per i diritti dei migranti, collettivi femministi e l’HOSEN Wien, la principale ONG austriaca impegnata nella tutela dei diritti LGBTQIA+.

