Austria nel caos, si lavora a un governo filo-russo di matrice post-nazista: imponente protesta contro Herbert Kickl

25.000 persone scese in piazza ieri per dire "no" alle politiche discriminatorie e alle derive autoritarie che potrebbero caratterizzare un governo a guida FPO, partito di ultradestra fondato da un'ex SS.

Ascolta:
0:00
-
0:00
austria-proteste-fpo-herbert-kickl (1)
Collettivo femminista protesta contro il mandato di governo all'FPO di Herbert Kickl - Fonte: France24
4 min. di lettura

In Austria la storia torna a bussare alla porta, non con la cortesia di chi chiede permesso, ma con la prepotenza di un tamburo di guerra. Ieri, giovedì 9 gennaio, 25.000 persone, secondo le stime ufficiali – 50.000 secondo gli organizzatori – hanno invaso le strade della capitale. Non per celebrare, ma per opporsi.

Al partito di ultradestra FPÖ, al suo leader filorusso Herbert Kickl – a cui è stato affidato l’incarico di formare il nuovo governo -, e alla sua pericolosa retorica reazionaria che sembra riemergere dalle viscere del Novecento.

Perché chiamarlo solo un partito di destra è un eufemismo: il FPÖ nacque nel 1956 sotto la guida di un ex ufficiale delle SS, e oggi, nel 2025, punta a governare un Paese che non ha mai del tutto sepolto il suo passato. Legittimando sempre di più posizioni autoritarie e discorsi d’odio.

Mai più, adesso”, “Non vogliamo l’estremismo di destra in Austria” recitano i cartelli delle migliaia di partecipanti. Chi ha memoria, del resto, sa che i fantasmi non hanno bisogno di inviti per tornare. E chi non ne ha, si ritrova spesso a combatterli quando è già troppo tardi.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Volkshilfe Österreich (@volkshilfe)

La protesta non si è però fermata a Vienna. Da Innsbruck a Salisburgo, fino a Graz, centinaia di persone hanno affollato le piazze contro una retorica destinata a trascinare verso il basso la democrazia, la giustizia, i diritti umani, con il carisma subdolo di chi sa travestirsi da normalità.

Sono qui per difendere la democrazia e una società più inclusiva, per dimostrare che il 70% degli austriaci ha scelto di sostenere i diritti” spiega Simon, uno dei partecipanti, intervistato da Aufstehn. “Sono qui per lottare contro la disumanità – dichiara poi Madinah – Sento che non siamo soli, molte persone condividono questa stessa sensazione, in Austria la maggior parte è contraria al fascismo, all’estrema destra ed ai sentimenti anti-immigrati. Sono qui oggi perché è fondamentale battere un colpo contro la FPÖ e contro la repressione dei diritti in Europa e in Austria“.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by aufstehn (@aufstehn_at)

Austria, uno per tutti, tutti per uno: una mobilitazione senza precedenti

A guidare la mobilitazione, un coordinamento che ha il sapore dell’inedito: ONG, attivisti, e associazioni civili che di solito agiscono in solitaria, questa volta hanno deciso di fare fronte comune. Al centro di tutto, la Volkshilfe, organizzazione storica impegnata nell’assistenza sociale e nella lotta alla povertà. Una rete che si è mossa sfruttando sapientemente i social come una cassa di risonanza.

Dall’emblematico post di Volkshilfe in collaborazione con Greenpeace Austria, SOS Mitmensch, Armutskonferenz e Attac Austria, all’evento, da evento a fiumana umana: così è nato il grido collettivo che ha attraversato l’Austria.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Volkshilfe Österreich (@volkshilfe)

Per la società civile austriaca, la posta in gioco è altissima. L’FPÖ non fa sconti: attacchi ai diritti delle donne, una stretta sull’immigrazione che riecheggia toni nostalgici, le vergognose dichiarazioni e proposte anti-gender da parte di Kickl. E così, nelle strade, la protesta si allarga e unisce realtà diverse: associazioni per i diritti dei migranti, collettivi femministi e l’HOSEN Wien, la principale ONG austriaca impegnata nella tutela dei diritti LGBTQIA+.

austria-proteste-fpo-herbert-kickl

L’Austria, verso una coalizione FPÖ-ÖVP

Ed è proprio durante le proteste che l’ÖVP ha confermato la propria volontà di avviare trattative per una coalizione con l’FPÖ, un’inversione di rotta rispetto al suo impegno passato a non collaborare mai con Kickl.

Non è però la prima volta che i due partiti si trovano a governare insieme: l’ÖVP ha infatti già fatto parte di una coalizione con l’FPÖ dal 2017 al 2019, prima che il governo crollasse a causa dello scandalo di corruzione che coinvolse l’allora capo dell’FPÖ, Heinz-Christian Strache. Ma stavolta, a cambiare è la posizione di forza: l’FPÖ, infatti, ha ottenuto il 29,2% dei voti alle elezioni nazionali di settembre, diventando così il partito dominante nella possibile coalizione.

Il futuro rimane tutt’ora incerto. Da un lato, entrambi i partiti condividono una posizione restrittiva sull’immigrazione e sulla politica di asilo, ma le divergenze emergono subito quando si tocca la politica estera. L’FPÖ, euroscettica e filo-russa, si trova in aperta contrapposizione con l’ÖVP, che invece difende fermamente l’adesione dell’Austria all’Unione Europea  e all’alleanza atlantica, e si oppone all’influenza di Mosca.

Le differenze politiche sono però solo una parte della storia. Da anni, infatti, i due partiti si sono scambiati accuse reciproche. Kickl ha ripetutamente criticato l’ÖVP, imputandole la responsabilità per la stagnazione economica e per i presunti fallimenti durante la gestione della pandemia. L’ÖVP, dal canto suo, ha sempre considerato Kickl una figura pericolosa, un “rischio per la sicurezza” della nazione.

Tanto è forte l’antipatia nei confronti di Kickl, che l’ÖVP ha cercato di escluderlo dal potere tentando una coalizione con i socialdemocratici (SPÖ) e con il partito liberale Neos, ma quelle trattative si sono infrante la scorsa settimana, quando Neos ha deciso di ritirarsi a causa di divergenze ideologiche.

E così, pur di accaparrarsi il mandato, il centrodestra ha dovuto capitolare e associarsi a Kickl, figura divisiva la cui retorica è stata più volte oggetto di critiche, soprattutto per l’uso di un linguaggio che richiama l’epoca nazista e per la sua ferma opposizione alle politiche sanitarie durante la pandemia. Anche perché non si scappa: i recenti sondaggi suggeriscono che, qualora i negoziati dovessero fallire, l’FPÖ potrebbe rafforzare ulteriormente la propria posizione, con un incremento dei consensi che potrebbe arrivare al 35%.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.