Austria, chi è Herbert Kickl, leader filorusso e anti-LGBTQIA+ incaricato di formare il nuovo governo 

A capo dell'FPO, partito fondato da un ex ufficiale delle SS, potrebbe presto diventare il primo esponente di estrema destra a guidare l'Austria dalla fine della Seconda guerra mondiale.

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Lunedì, il presidente austriaco Alexander Van der Bellen ha spiazzato tutti affidando a Herbert Kickl, leader dell’ultradestra post-nazista, filorussa, anti-immigrazione e anti-LGBTQIA+ dell’FPO, l’incarico di formare un nuovo governo. Un ritorno che segna la resurrezione del partito, travolto nel 2019 da uno scandalo che aveva fatto cadere la coalizione con l’OVP.

E dire che Van der Bellen, con la sua barba rassicurante e il portamento da professore di filosofia, aveva fatto della sua opposizione al FPO un tratto distintivo, beccandosi anche della “mummia” e del “senile” da Kickl. Ma la politica, si sa, è l’arte del possibile, e il presidente si è ritrovato con una manciata di opzioni: dopo che il weekend ha visto naufragare l’ennesimo tentativo centrista di creare un governo senza gli euroscettici di Kickl, non c’erano alternative percorribili.

Così, eccoci qui: l’FPO, forte del 29% dei voti raccolti alle elezioni di settembre, si appresta a condurre nuovamente i negoziati con l’unica forza politica disposta a trattare, il Partito Popolare (OVP), i conservatori. Una danza tanto delicata quanto improbabile, ma che potrebbe restituire per la prima volta all’ultradestra le redini del paese dai tempi in cui il partito aveva un leader con trascorsi decisamente imbarazzanti: un ex ufficiale delle SS di Hitler.

Chi è Herbert Kickl?

Politico di professione, provocatore per vocazione, il 56enne Herbert Kickl ha fatto dell’euroscetticismo, dell’anti-immigrazione e delle posizioni filo-russe i suoi principali vessilli. Una carriera costruita scavalcando i confini del dibattito accettabile e scioccando un establishment politico che, nel migliore dei casi, lo considera un enfant terrible.

Ex speechwriter per Jörg Haider, storico leader dell’estrema destra austriaca, Kickl ha saputo affinare l’arte dello slogan come pochi altri. I suoi messaggi anti-immigrazione, tanto accattivanti quanto divisivi, lo hanno pian piano trasformato nel volto forte del Partito della Libertà (FPO), di cui è diventato leader nel 2021.

Prima, però, si era già fatto notare come ministro degli Interni nel governo di coalizione guidato da Sebastian Kurz tra il 2017 e il 2019, un incarico al centro di numerose polemiche, culminate nella controversa proposta di trattenere i richiedenti asilo “in modo concentrato in un unico posto” — una frase che, per ovvie ragioni, ha sollevato un vespaio.

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Durante la pandemia, Kickl si è poi schierato contro le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, promuovendo l’uso dell’ivermectina, un farmaco antiparassitario per animali, come cura per il COVID-19. Una posizione antiscientifica che ha ulteriormente alimentato il suo profilo di leader “contro tutto e tutti” alla Trump che tanto piace all’elettorato populista. 

Herbert Kickl e comunità LGBTQIA+

Con una retorica abilmente polarizzante, Kickl ha naturalmente rivolto la propria attenzione anche alla comunità LGBTQIA+, in un’epoca in cui il linguaggio d’odio è diventato efficace strategia politica per i movimenti populisti ed ultraconservatori come quello dell’FPO.

Durante la campagna elettorale del 2024, pur mantenendo l’anti-immigrazione come tema centrale, ha cavalcato anche le posizioni anti-gender, arrivando a proporre una revisione costituzionale per sancire l’esistenza di soli due sessi – e quindi due generi nella retorica volutamente semplicistica dei movimenti ultraconservatori. Una mossa che stride con quanto accaduto nel 2019, quando l’Austria aveva riconosciuto per la prima volta una terza opzione di genere.

La questione, però, va oltre le leggi. Negli ultimi mesi, Kickl ha infatti sapientemente esasperato il dibattito utilizzando espressioni come “follia gender” e “cancel culture per delegittimare le istanze della comunità LGBTQIA+, riducendole a mere eccentricità o presunti eccessi. Per i suoi sostenitori, si tratta di slogan incisivi, capaci di denunciare quello che percepiscono come un “attacco ai valori tradizionali”. Ma per attivisti e organizzazioni per i diritti civili è invece un presagio inquietante. Le principali associazioni LGBTQIA+ austriache hanno infatti già annunciato una massiccia mobilitazione: 

“La nostra repubblica si trova a un punto cruciale. La prospettiva di un cancelliere di estrema destra rappresenta una grave minaccia per la democrazia, i diritti umani, la giustizia, i media indipendenti e la coesione sociale nel nostro Paese. Per questo motivo, giovedì alle 18.00, ci riuniremo per formare una catena umana attorno alla Cancelleria federale, uniti nella difesa dei nostri valori fondamentali”. 

 

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