Austria, comunità LGBTI+ terrorizzata dall’estrema destra pro-Russia che ha vinto le elezioni

Mobilitazione il 3 Ottobre: "I risultati delle elezioni di ieri sono terrificanti per la nostra comunità: pericolosissima e autocratica violazione dei diritti umani".

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Austria destra anti-LGBTQIA+ Herbert KicklAustria, l'ultradestra pro-Russia ed anti-LGBTQIA+ Herbert Kickl Gay.it
In Austria il partito di estrema destra FPO ha vinto le elezioni. Le associazioni LGBTIAQ+ hanno lanciato l'allarme.
6 min. di lettura

Dopo anni di apparente stabilità, l’Austria si risveglia sotto il segno dell’estrema destra, con il 29,2% dei voti conquistati dal Partito della Libertà Austriaco (FPÖ) a guida di Herbert Kickl. È un ex Ministro dell’Interno autodefinitosi un hitleriano “Volkskanzler” a guidare una travolgente forza conservatrice e nazionalista che non nasconde simpatie per la Russia di Vladimir Putin.

Politiche dure sull’immigrazione e sulla sicurezza, ostilità conclamata verso i movimenti per i diritti civili, uno stile diretto e spesso provocatorio: è questo il volto nuovo, o forse antico, che l’Austria presenta all’Europa nel post-elezioni.

Intanto, la sinistra del Partito Socialista e dei Verdi subisce una pesante disfatta, raccogliendo appena il 21,1% dei voti. Una svolta, dunque, nel panorama politico austriaco: il FPÖ sopravanza il Partito Popolare Austriaco (ÖVP), formazione democristiana e conservatrice che, pur guidando il governo uscente, manterrà ancora un ruolo determinante in parlamento con il suo 26%. Improbabile infatti il ruolo di Kickl come cancelliere data la maggioranza non del tutto netta e il cordone sanitario in essere contro le formazioni di estrema destra che per ora ha retto in Germania e Francia.

Nell’incertezza si discute quindi dello scenario post-elettorale più probabile: una nuova coalizione tra FPÖ e ÖVP, con Karl Nehammer, il cancelliere uscente, ancora al timone. Non sarebbe una novità: i due partiti hanno già condiviso il potere tra il 2017 e il 2019. Ma le trattative non saranno semplici, ostacolate da divergenze su temi sensibili come l’immigrazione e la politica estera, soprattutto riguardo al sostegno all’Ucraina e alle sanzioni contro la Russia, a cui l’FPÖ si oppone con fermezza.

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Herbert Kickl leader dell’FPO

Austria, l’ennesimo paese UE verso “l’orbanizzazione”?

Dopo aver edificato la sua recente vittoria sulle fondamenta della questione immigrazione, l’ultradestra austriaca rispolvera antichi spettri. Herbert Kickl e il suo FPÖ hanno intessuto, negli scorsi mesi, una campagna intrisa di retorica anti-immigrazione, riecheggiando quello che viene definito lo “stile Orbán”, in riferimento al modello politico di “democrazia illiberale” instaurato in Ungheria dall’omonimo premier, e nel supporto alle politiche russe in contrapposizione a quelle dell’Unione Europea.

Un processo di trasformazione delle democrazie, grazie al quale un governo, spesso di destra nazionalista, adotta politiche severamente restrittive su immigrazione e asilo, rafforzando al contempo un controllo centrale rigido e autoritario. In Ungheria, Orbán ha forgiato la sua politica sul nazionalismo identitario, chiudendo le frontiere ai migranti e promuovendo la nazione come baluardo contro presunte “invasioni” esterne.

Kickl, che durante il suo mandato come Ministro dell’Interno ha già manifestato tendenze in questa direzione, pare intenzionato a riproporre la stessa linea in Austria. Ma l'”orbanizzazione” promessa da Kickl non si ferma mai all’inasprimento delle misure contro l’immigrazione: implica anche una stretta sui diritti civili, sulla libertà di stampa, sul controllo dell’opinione pubblica—aspetti che in Ungheria hanno contribuito a consolidare il potere di Orbán e a edificare, in soli tre anni, uno stato illiberale in direzione ostinata e contraria all’Unione Europea. Prevedibile dunque il commento proprio di Orban, che ha esultato per i risultati elettorali in Austria, “un’altra vittoria storica per i patrioti“.

Stessa reazione da altri conservatori europei. “Il movimento patriottico e per la libertà si va facendo strada in Europa nonostante le folli campagne e le stupide infamie dei media – commenta il leader del partito ultraconservatore spagnolo Vox, Santiago Abascal – La formazione di Andrej Babis ha vinto le elezioni al Senato in Cechia. E in Austria ha stravinto il Partito della Libertà Fpo con una sconfitta storica di popolari e socialisti”.

Commenti positivi anche dal vicepremier italiano e Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini:

È un bellissimo risultato per i nostri alleati. Stamattina qualcuno parlava di nazismo: o c’è qualcuno che dorme male, che mangia pesante, perché non penso ci sia l’allarme neonazista in Francia, o in Germania, in Austria e in Olanda. Quando i cittadini votano bisogna rispettare il voto popolare. Se gli austriaci hanno deciso che il primo partito è il Partito delle Libertà, che ha i temi della sicurezza, contrasto all’immigrazione clandestina, della difesa del lavoro e della famiglia, fra le loro priorità, vuol dire che così la pensano gli austriaci. Saranno a Pontida e nessuno si offenda”.

In Austria, il paradigma potrebbe quindi tradursi dapprima in un irrigidimento delle politiche sui confini e sull’integrazione, con una polarizzazione crescente su temi come l’identità nazionale e la multiculturalità, per poi arrivare a intaccare anche le libertà civili dei cittadini appartenenti alle minoranze, tra cui quella LGBTQIA+.

Resta da vedere se l’opposizione sarà sufficientemente coesa e forte nell’opporsi a questo processo, o se il paese seguirà davvero il sentiero tracciato dal compatto movimento ultraconservatore globale, che in UE si espande tramite le sempre più pervasive influenze  strategiche del Cremlino. L’unica certezza è che l’ennesima deriva illiberale potrebbe seriamente inficiare la già fragile stabilità di un’Europa sempre più divisa.

Le reazioni della comunità LGBTIAQ+ austriaca

HOSI, la più antica associazione LGBTIAQ+ d’Austria, si è detta preoccupata per la svolta reazionaria, e ha lanciato l’allarme. Prevista una mobilitazione il 3 ottobre, ecco il testo:

“I risultati delle elezioni di ieri sono terrificanti per la nostra comunità. Quasi un terzo degli elettori ha scelto un partito che si dichiara apertamente contro la nostra comunità e ci priva dei nostri diritti.
Ora dobbiamo fare di tutto per difendere i diritti combattuti della nostra comunità e, allo stesso tempo, dobbiamo continuare a chiedere a gran voce miglioramenti per la nostra comunità nonostante tutte le opposizioni.
Dopo un risultato elettorale del genere, deve essere chiaro: difendere i nostri diritti è possibile solo insieme. Insieme a tutte le associazioni LGBTIQ, insieme a tutte le parti della comunità queer, insieme agli alleati, insieme ad altre organizzazioni della società civile, insieme ad altre minoranze: Non ci divideremo e ci schiereremo risolutamente contro questa avanzata reazionaria e contro il pericolo che rappresenta un possibile governo FP Ö!
Cara Community, un post sui social network o venire al Pride una volta all’anno non basta! Si tratta dei nostri diritti umani e dobbiamo lottare insieme per loro!
Ecco perché vi diciamo: unitevi a noi e a molti altri unitevi a noi e a molti altri alla mobilitazione del 3 Ottobre.”

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Secondo il comitato che sta organizzando la mobilitazione arcobaleno Wiederdonnerstag, la FPÖ è coinvolta in una pericolosissima e autocratica violazione dei diritti umani. “Lo stato sociale, l’autodeterminazione delle donne e dei queer – si legge sui social del comitato – l’accesso all’asilo e il diritto di insediamento, la protezione contro lo sfruttamento delle risorse umane e naturali, la svalutazione delle diverse forme di vita, ecc. sono sotto attacco“.

L’influenza della vicina Ungheria è un tema sul quale la comunità LGBTIAQ+ austriaca ha gli occhi puntati da tempo. Lo scorso Luglio l’associazione queer austriaca RosaLila PantherInn ha comunicato l’intenzione di supportare il Pride di Pécs, in Ungheria, il prossimo 19 OttobreLe leggi anti-LGBTIQ dell’Ungheria sotto il primo ministro Viktor Orbán sono sempre più severe. Qualsiasi istruzione pubblica è vietata e i contenuti omosessuali sono vietati” spiegano nel loro post social.

Diritti LGBTQIA+ in Austria

Attualmente, l’Austria occupa il diciannovesimo posto su quarantuno nella classifica stilata all’inizio dell’anno da ILGA Europe, che valuta nello specifico la situazione dei diritti LGBTQIA+ nei paesi europei e candidati.

Il paese dispone di tutele relativamente solide per gli orientamenti sessuali e le identità di genere non conformi: il matrimonio egualitario è stato legalizzato nel 2019 dopo una sentenza della Corte Costituzionale, garantendo alle coppie dello stesso sesso il diritto di adottare e di accedere alle procedure di procreazione medicalmente assistita già consentite alle coppie eterosessuali. L’Austria ha anche erogato indennizzi indennizzi per le vittime della persecuzione degli omosessuali dopo il 1971, ed è stato uno dei primi paesi europei ad emettere un documento con il genere X nel 2019. 

Tuttavia, la vittoria dell’FPÖ non può che destare preoccupazioni sul futuro dei movimenti per i diritti civili.

L’ultradestra di Herbert Kickl ha infatti storicamente mantenuto una posizione ambigua, se non apertamente ostile, verso la comunità LGBTQIA+. Pur avendo cercato di moderare il linguaggio su alcuni temi sociali per ampliare il consenso, il partito resta ancorato a una visione tradizionalista della famiglia e a valori conservatori. Una caratteristica comune ad altre formazioni simili alla guida di sette stati europei: Fratelli d’Italia nel nostro paese, il Fidesz in Ungheria, lo Sverigedemokraterna in Svezia, il Perussuomalaiset in Finlandia, e formazioni nazionaliste emergenti nei Paesi Bassi, in Croazia e in Slovacchia.

Con il FPÖ al governo, il rischio di un arretramento nelle politiche di inclusione e protezione della comunità LGBTQIA+ diventa dunque concreto. La pressione per limitare ulteriori riforme potrebbe intensificarsi, e temi come l’educazione sessuale inclusiva e le misure contro la discriminazione potrebbero essere messi in discussione.

Le posizioni del FPÖ su LGBTQIA+

Esponenti del FPÖ hanno spesso espresso opinioni contrarie ai diritti delle persone LGBTQIA+, specialmente riguardo all’adozione da parte di coppie omosessuali e all’introduzione di percorsi educativi volti a sensibilizzare le nuove generazioni sul tema delle diversità.

Nel giugno 2023, ad esempio, lo stesso Kickl ha protestato contro la decisione di illuminare il Parlamento con i colori dell’arcobaleno durante il Pride Month. In una “lettera aperta” al presidente, Wolfgang Sobotka, Kickl ha affermato che il Parlamento non dovrebbe diventare “il megafono di una minoranza stridula“, alludendo chiaramente alla comunità LGBTQIA+.

Alcuni esponenti del FPÖ hanno rifiutato la bandiera arcobaleno, attribuendole connotati ideologici. Ad esempio, Johannes Hübner, candidato di spicco del partito, ha criticato l’uso della bandiera, dichiarando che “c’è una sola bandiera per tutti gli austriaci, ed è rossa, bianca e rossa“.

Una linea di pensiero che vede nella comunità LGBTQIA+ non solo una minoranza la cui visibilità non dovrebbe essere promossa nelle istituzioni pubbliche, ma anche un “nemico da combattere” nella crociata “anti-woke” dei partiti ultraconservatori.

Francesca Di Feo e Giuliano Federico

 

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