Ungheria, al Pride di Pécs il 19 Ottobre l’alleanza LGBTI+ con l’austriaca Graz

Due città che si riflettono: Pécs e il suo presente di repressione, Graz e lo spettro inquietante dell'estrema destra che incombe sul futuro.

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Il Pride di Pécs nel 2023 - Fonte: IG @diverse_youth_network_official
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Dichiarare apertamente la propria identità LGBTQIA+ in Ungheria è divenuto, sotto il governo di Viktor Orbán, un atto di coraggio quasi temerario, una sfida lanciata in un paese dove l’amore è sorvegliato e l’identità giudicata senza tregua.

La famigerata legge anti-propaganda” del 2021 ha infatti tracciato un confine netto: qualsiasi rappresentazione di orientamenti e identità non conformi è bandita con il pretesto ipocrita di “tutelare i minori”, creando un parallelo insidioso tra tutto ciò che diverge dal paradigma ciseteronormativo e comportamenti considerati “immorali”.

Le conseguenze? Una censura rapida e implacabile ha avvolto libri, film, persino pubblicità, alimentando un clima di paura e di autocensura dilagante. Eppure, in questo panorama oscuro, c’è chi resiste. Il Pride di Pécs — quinta città dell’Ungheria, adagiata nel sud vicino al confine croato — ne è l’emblema vivente. Nato nel 2018, è divenuto il secondo evento più significativo per la comunità LGBTQIA+ ungherese, subito dopo quello di Budapest, che si tiene invece ogni anno a giugno.

Quest’anno, il Pride di Pécs, in programma per sabato 19 ottobre, acquisisce un valore simbolico ancora più forte grazie al gemellaggio con Graz, la prima Città dei Diritti Umani riconosciuta dall’ONU in Europa dal 2001. Una delle poche al mondo a vantare questo prestigioso titolo, condiviso solo con una ventina di altre realtà globali.

Anche qui, il vento del cambiamento potrebbe però presto mutare direzione: la recente ascesa di Herbert Kickl, leader del partito di estrema destra e pro-Russia FPÖ, solleva timori di una possibile deriva illiberale, capace di compromettere i diritti LGBTQIA+ — e non solo — al di là del confine.

Il Pride di Pécs, nato per resistere

All’alba del quarto governo Orbán, il Pride di Pécs ha preso forma come risposta decisa all’avanzare delle retoriche anti-LGBTQIA+ in Ungheria. In un momento in cui i toni politici contro i diritti civili si facevano sempre più aspri, culminati poi nella legge anti-propaganda del 2021 che ha formalizzato la censura di ogni rappresentazione dell’omosessualità e della transessualità nei media destinati ai minori, la manifestazione è stata organizzata in sfida dalla “Diverse Youth Network”, un’ONG impegnata nella tutela e promozione dei diritti LGBTQIA+ nel paese.

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La prima marcia ha raccolto mille persone, nonostante le minacce e l’opposizione di gruppi estremisti – che da sempre partecipano con contromanifestazioni. Col tempo, l’evento è cresciuto, simbolo di una comunità decisa a non restare in silenzio.

Il tema scelto per quest’anno, “Voci Invisibili”, è un richiamo potente a quelle storie che, nel silenzio imposto, lottano per emergere. Le richieste sono chiare: abolizione delle leggi discriminatorie, protezione legale e sociale per le persone LGBTQIA+, promozione di un’educazione inclusiva che celebri la diversità. Negli ultimi anni, i partecipanti si sono stabilizzati intorno alle duemila unità, tra cui attivisti internazionali e diplomatici.

Il gemellaggio tra Pécs e Graz

Mentre gli Stati innalzano muri e tracciano confini netti, sono però le città, le comunità, gli individui a dover tessere nuovi legami, a costruire ponti là dove altri ergono barriere. Proprio in questo concetto risiede il significato del gemellaggio tra due città che oggi condividono gli stessi timori e le stesse speranze, un ponte di solidarietà che attraversa le divisioni europee.

Graz, città aperta e progressista, ha quindi scelto di sostenere attivamente il Pride di Pécs, organizzando persino un autobus per permettere ai suoi cittadini di partecipare, iniziativa cofinanziata da diverse forze politiche locali come il club SPÖ Graz, i Verdi e il KPÖ. 

Eppure, anche l’Austria non è immune alle tensioni. La recente e repentina ascesa di Herbert Kickl e del suo FPÖ hanno infatti già sollevato preoccupazioni per una possibile svolta verso l’estrema destra. Sebbene non abbia ancora esposto chiaramente le sue intenzioni riguardo ai diritti LGBTQIA+, Kickl, noto per le sue posizioni nazionaliste ed euroscettiche, non merita quindi per molti il beneficio del dubbio. 

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