Caso Baldichieri, aggressione omofoba a coppia di donne: l’odissea giudiziaria di Emanuela e Linda si conclude 8 anni dopo

Dopo otto anni di rinvii, violenza omofoba e intimidazioni e venti udienze, è finalmente giunta la sentenza. La storia di Emanuela e Linda.

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Emanuela e Linda, in attesa di giustizia dopo 7 anni
Emanuela e Linda, in attesa di giustizia dopo 7 anni
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Otto anni di attesa, venti udienze e una sentenza giunta solo il 9 gennaio scorso. La storia giudiziaria e umana di Emanuela e Linda Pines, coppia unita civilmente, è diventata nel tempo il simbolo di una doppia ferita: quella della violenza omofoba subita e quella, altrettanto profonda, di una giustizia che sembra non arrivare mai. Dal primo pestaggio del 2018 fino agli episodi successivi di aggressioni, minacce e intimidazioni, la loro vicenda attraversa tribunali, cronaca nera e diritti civili, ponendo interrogativi urgenti sulla tutela delle persone LGBTQIA+ in Italia.

Emanuela e Linda dopo l'aggressione omofoba del 2018
Emanuela e Linda dopo l’aggressione omofoba del 2018

Il pestaggio di Baldichieri: l’aggressione omofoba che dà origine al processo

I fatti risalgono al marzo 2018, in un condominio di Baldichieri, nell’Astigiano. Secondo quanto ricostruito dalle cronache e dagli atti processuali, Emanuela e Linda avevano semplicemente bussato alla porta di un vicino per mettersi d’accordo sul sale da spargere sulle scale ghiacciate. Un gesto innocuo che, secondo il loro racconto, si è trasformato improvvisamente in violenza.

“Senza motivo sono stata trascinata dentro l’alloggio per i capelli e in pochi minuti bersagliata su viso e fianchi”, raccontò a La Stampa Emanuela all’epoca. Pugni, calci, insulti: un’aggressione che, per modalità e contesto, fu fin da subito interpretata come omofoba. Linda, accorsa in aiuto dopo aver sentito le urla della compagna, venne colpita a sua volta prima dell’intervento dei Carabinieri.

La prognosi per Emanuela fu di venti giorni, con lesioni alla testa e al volto. “Siamo costrette a cambiare casa – spiegarono allora – perché ciò che è accaduto potrebbe ripetersi e con conseguenze tragiche. Nonostante le minacce non ritireremo la denuncia”.

Accuse incrociate e una “commedia giuridica che non fa ridere”

Da quell’episodio nasce un processo che, a distanza di quasi otto anni, ha visto una sentenza di primo grado solo il 9 gennaio 2026. Gli imputati – tre uomini, tra cui il vicino di casa e due suoi parenti – sono accusati di aggressione. Ma la vicenda si complica ulteriormente quando, il giorno successivo al pestaggio, Emanuela e Linda pubblicano sui social una foto del volto tumefatto della prima, facendo i nomi degli aggressori. Da qui scatta per loro anche l’accusa di diffamazione.

Il risultato è un procedimento con accuse incrociate che, secondo quanto riportato da La Nuova Provincia lo scorso 22 dicembre, è stato rinviato per la diciannovesima volta. Assenze reiterate degli imputati, cambi di difensori, richieste di termini a difesa e perfino l’impossibilità di contattare uno degli imputati, detenuto per un periodo in Svizzera per altri reati, hanno trasformato il processo in un interminabile percorso a ostacoli.

“Una commedia giuridica che non fa ridere”, hanno scritto le due donne sui social dopo l’ennesimo rinvio. Un’espressione che riassume la frustrazione di chi, da oltre sette anni, si presenta regolarmente in aula, mentre dall’altra parte le udienze saltano una dopo l’altra.

Per comprendere l’eccezionalità negativa del caso, basta un confronto: la nuova udienza, fissata per gennaio 2026, eguaglia il numero di udienze del lungo e complesso processo Barbarossa contro la ’ndrangheta, che coinvolgeva decine di imputati e un collegio giudicante.

San Damiano, 2023: l’aggressione dei “falsi corrieri”

Linda ed Emanuela Pines aggredite a San Damiano nel 2023
Linda ed Emanuela Pines aggredite a San Damiano nel 2023

Nel frattempo, la vita di Emanuela e Linda non trova pace. Trasferitesi a San Damiano d’Asti, nel febbraio 2023 denunciano una nuova, inquietante aggressione. È sera, stanno per cenare, quando suona il campanello. Un uomo si presenta come “un corriere di Glovo che deve consegnare le pizze”. Ma le donne non hanno ordinato nulla.

Quando Emanuela apre la porta per far cessare il trillo insistente, viene colpita con un pugno al volto e poi con calci fino a cadere a terra. Accanto all’aggressore c’è un complice, il volto coperto. Linda scende di corsa dal piano superiore con una mazza da baseball e riesce a colpire uno dei due uomini, che fuggono verso un’auto con altre due persone a bordo.

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La scena, raccontata da La Stampa, assume contorni ancora più drammatici quando uno degli aggressori estrae una pistola e intima: “Fermati o ti sparo”. Solo allora l’auto riesce a dileguarsi. Emanuela verrà dimessa dal pronto soccorso con cinque giorni di prognosi. “Non volevano rubare, eravamo noi due nel mirino”, dirà Linda. Un’aggressione ritenuta premeditata, per la quale viene presentata denuncia per lesioni e minacce gravi.

L’incendio del portone e il sospetto di una persecuzione

Come se non bastasse, nell’ottobre 2023 un nuovo episodio scuote la loro quotidianità. Nella notte, intorno alle 2.30, il portoncino d’ingresso della loro casa a San Damiano prende fuoco mentre dormono. Una delle due donne si accorge del fumo che invade l’abitazione e riesce a dare l’allarme. I vigili del fuoco spengono le fiamme, ma la porta viene completamente distrutta.

“Inutile la nostra telecamera privata, installata dopo l’aggressione di febbraio – racconta Emanuela al Corriere della Sera -. Qualcuno l’ha disattivata da fuori. Lo abbiamo scoperto solo stamattina mentre cercavamo prove per identificare il piromane. Anche per questo siamo convinte che il gesto fosse premeditato”.

Tre episodi gravi in cinque anni – il pestaggio, l’aggressione dei falsi corrieri, l’incendio – che, messi insieme, delineano uno scenario che in tanti, comprese le stesse protagoniste, non esitano a definire persecuzione omofoba.

Il peso dell’attesa

La vicenda di Emanuela e Linda non è solo una storia di cronaca giudiziaria. È anche uno specchio delle difficoltà strutturali nel riconoscere, perseguire e punire i reati motivati da odio omofobo. L’assenza di una legge specifica contro l’omotransfobia, unita alla lentezza dei procedimenti, contribuisce a lasciare le vittime in una condizione di vulnerabilità prolungata.

Il fatto che ci siano voluti quasi otto anni dall’aggressione di Baldichieri, prima di giungere a una sentenza di primo grado solleva interrogativi pesanti sulla tutela effettiva dei diritti delle persone LGBTQIA+. Non si tratta solo di giustizia penale, ma di un messaggio sociale tristemente chiaro: cosa accade quando chi subisce violenza è costretto a riviverla, udienza dopo udienza, senza una fine?

La sentenza del 9 gennaio

Solo a distanza di otto anni, dunque, il 9 gennaio scorso il tribunale di Asti ha pronunciato la sentenza sul caso di Emanuela Pines e Linda Pines. Il giudice Giordano, scrive La Nuova Provincia, ha condannato Alessandro Mistretta a un anno di reclusione e Leonardo Messina a nove mesi, mentre il terzo imputato, Giuseppe Termini, è deceduto nel corso del procedimento.

Per il pubblico ministero Fabio Bellora si è trattato di una vicenda sorretta da una “prova granitica”: “Fotografie, referti medici e testimonianze univoche delle parti offese hanno rappresentato una prova granitica del fatto che non è mai stato messo in discussione: Emanuela Pines ha riportato lesioni al volto a casa di un pestaggio“.

A ribadire lo sfondo dell’aggressione è stato anche l’avvocato di parte civile Maurizio La Matina, secondo cui si è trattato di violenza “inutile e gratuita” finalizzata a “colpire una coppia che ha fatto una scelta d’amore e di vita molto forte”, riferendosi all’unione civile celebrata da Emanuela e Linda.

Al termine della lettura della sentenza, Linda Pines ha parlato di un verdetto “chiaro, limpido e perentorio”, aggiungendo: “Abbiamo vinto la guerra dopo diciannove battaglie. Forse rinasce in me la speranza che una Giustizia ci sia“. I due imputati sono stati inoltre condannati al risarcimento danni con una provvisionale immediatamente esecutiva di 2 mila euro.

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Linda Pines 21.1.26 - 0:28

Ringrazio Gay.it per essersi interessato del nostro caso e di aver pubblicato un articolo completo. Grazie di cuore. Linda Pines