Se avete la possibilità di essere a Bari, non perdetevi la seconda edizione di BIG – Bari International Gender Film Festival, interessante cinerassegna che andrà avanti fino a domenica 30 settembre. Sono in programma una trentina di film, sette performance di danza e teatro, tre spazi dedicati alla musica e i Dialoghi, ossia incontri sui linguaggi visuali, il teatro, il cinema e diversi sguardi disciplinari organizzati dal Dipartimento di Scienze della Formazione, Psicologia e Comunicazione e dall’Archivio di Genere dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

La direzione generale e artistica è a cura di Tita Tummillo e Miki Gorizia.
Il BIG propone una riflessione e una sensibilizzazione sulle tematiche del genere, dell’identità e dell’orientamento sessuale, intesi come processi e possibilità in divenire. È un festival che intende farsi link tra cinema, musica, performance, intrattenimento culturale, attraverso una rete accademica, artistica e sociale, eterogenea, multipla e differente, divenendo così spazio di confronto internazionale e radicamento territoriale. Il BIG trova la sua origine a partire dal substrato teorico degli studi sulla diversità di genere – i “Gender Studies” – che dagli anni ‘70 interessano sempre più gli ambiti accademici a livello interdisciplinare. Il presupposto, largamente condiviso dalla comunità scientifica e culturale, è che i concetti di mascolinità e femminilità siano relativi e che il rapporto fra sesso e genere varia a seconda delle aree geografiche, dei periodi storici, delle culture di appartenenza.

Tra gli ospiti segnaliamo sabato 29 l’emergente regista tedesco Jan Soldat, autore di un cinema algido e inquietante, una sorta di Michael Haneke in chiave queer. Sarà presentato dal critico cinematografico Luigi Abiusi. In collaborazione col Goethe Institut di Napoli, saranno proiettati due lavori di Soldat, Prison System (2015) e Happy Happy Baby (2017).
Non perdetevi alcuni dei titoli più interessanti della scorsa stagione: Théo e Hugo dans le même bateau di Olivier Ducastel e Jacques Martineau, l’islandese Hearstone, vincitore del Queer Lion, il brasiliano Tinta Bruta (Teddy Award), il francese Marvin di Anne Fontaine.

