In Bielorussia il Consiglio della Repubblica, camera alta del parlamento, ha approvato il 2 aprile il disegno di legge che introduce sanzioni amministrative per la cosiddetta “propaganda di relazioni omosessuali, cambiamento di genere, rifiuto di avere figli e pedofilia“. Il provvedimento, già passato alla Camera dei Rappresentanti il 13 marzo, attende ora solo la firma del presidente Alexander Lukashenko per diventare legge. La sua promulgazione è considerata certa.

La norma inserisce nove nuovi articoli nel Codice delle violazioni amministrative e ne modifica altri 73, e prevede multe fino a 275 euro per le persone fisiche, fino a 1.400 per i liberi professionisti e fino a 2.000 per le persone giuridiche. Le sanzioni si aggravano se i contenuti risultano fruiti da minori: in quel caso si aggiungono l’arresto amministrativo fino a 15 giorni o i lavori socialmente utili. Una clausola distinta punisce anche la “rappresentazione non autorizzata della Bielorussia” a livello internazionale, un’aggiunta che punta il dito soprattutto contro gli attivisti in esilio. Sono molte le autocrazie e le dittature nel mondo delle quali conosciamo violazioni di diritti umani e civili soltanto grazie ad esiliati residenti in democrazie liberali, che garantiscono loro libertà di denuncia.
Una deriva che ha radici profonde. Già nel 2017 Minsk aveva proibito la circolazione di contenuti ritenuti lesivi dell'”istituto della famiglia e del matrimonio“. Nell’aprile 2024 il Ministero della Cultura aveva accostato l’omosessualità alla pedofilia e alla zoofilia. Il voto del 2 aprile 2026 è il punto di arrivo di questa traiettoria.
Il modello di riferimento è quello russo. La legge sulla propaganda, voluta da Putin nel 2013, ha aperto la strada a una cascata di provvedimenti analoghi nell’ex spazio sovietico: Georgia, Kirghizistan, e ora la Bielorussia seguono lo stesso copione.
“Le persone LGBTIQ+ avevano già affrontato percosse, arresti e scherno prima di questa legge“, ha dichiarato Alisa Sarmant (EuroNews), responsabile di TG House Belarus, organizzazione per i diritti trans. “Ora le forze dell’ordine hanno ricevuto le basi legali per le repressioni.”
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TG House ha documentato almeno dodici casi di persecuzione negli ultimi tre mesi, tra cui un’irruzione della polizia in una discoteca di Minsk durante una festa privata. L’organizzazione ha già ricevuto centinaia di richieste di assistenza psicologica e di aiuto per espatriare.
Il timore più immediato riguarda le persone trans: la legge potrebbe di fatto impedire l’acquisto legale dei farmaci necessari per le pratiche ormonali, e rendere impossibile qualsiasi percorso di riconoscimento giuridico. “Le autorità bielorusse hanno messo sullo stesso piano gay, lesbiche, persone trans e pedofili“, ha aggiunto Sarmant, “creando ulteriori basi per il rifiuto sociale e la stigmatizzazione“.
Il modello è un copincolla dell’impianto instaurato in Russia da Putin. “La Bielorussia sta copiando la triste esperienza della Russia“, dice Sarmant, “creando condizioni insopportabili per le persone LGBTIQ+“.
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