Bologna: destituiti poliziotti antigay

Non reagirono un anno fa al pestaggio di un gruppo di gay da parte di un civile che era con loro.

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La commissione disciplinare della questura, con la conferma del Viminale, ha destituito i tre agenti di polizia accusati di aver aggredito tre giovani gay esattamente un anno fa in una pizzeria di via Volturno a Bologna. La vicenda suscitò molto scalpore, anche in conseguenza delle parole del Questore Argento che disse che gli agenti non sarebbero dovuti entrare in quel locale e che col loro comportamento avevano infangato la divisa che portavano. La comunità omosessuale si mobilitò sia per chiedere giustizia contro i poliziotti aggressori, sia per protestare contro le parole del Questore.

La vicenda vedeva coinvolto, oltre ai tre poliziotti, anche un civile che si guadagnava da vivere facendo il buttafuori in discoteca. Sarebbe stato proprio lui, secondo gli altri tre, ad aggredire la tavolata coi ragazzi gay, scagliando un bicchiere sulla fronte di uno di loro. E qui gli agenti si sarebbero macchiati di quei comportamenti anomali che il Ministero ha deciso di censurare. Innanzitutto nessuno, sebbene avesse il tesserino in tasca, pensò di soccorrere il ragazzo aggredito. Nessuno si preoccupò di fermare o individuare l’amico che aveva scagliato il bicchiere. Per di più, vedendo che le cose si stavano mettendo male, due di loro cercarono di alzare i tacchi arrivando addirittura a minacciare di denunciare per sequestro di persona la titolare della pizzeria che si era messa davanti all’uscio per evitare che fuggissero. Di più, pare che nessuno abbia avuto collaborato coi colleghi che cercavano di identificare il buttafuori. I tre, va detto, hanno sempre negato di aver alzato le mani sui gay. Tutto questo, e in tempi piuttosto brevi, ha portato il Viminale ad accettare la richiesta di destituzione dal corpo formulata dalla commissione disciplinare in Questura.

Tutti hanno fatto ricorso al Tar chiedendo la revoca del provvedimento. Nessuno di loro lavora né tantomeno riceve lo stipendio. Su di loro, infine, pende l’azione penale innescata dalla denuncia dei tre ragazzi omosessuali. Uno di loro, ad un anno esatto dal fatto, ha deciso di attuare lo sciopero della fame per protestare contro il fatto che il processo non è ancora cominciato. Non toccherà cibo e berrá solo acqua a partire da stamattina. “Sono indignato. Non voglio vendetta e in fondo non mi interessa che quei tre siano stati cacciati via dalla polizia. Chiedo solo giustizia. Voglio un processo. Voglio che in un’aula giudiziaria si dica che siamo stati vittime di una discriminazione e che i nostri diritti sono stati violati”.

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