Il Castrovillari Pride 2026 si prepara a tornare venerdì 26 giugno con la sua terza edizione, portando visibilità LGBTQIA+, attivismo transfemminista e costruzione di comunità nel cuore dell’entroterra calabrese. Un Pride nato non da una grande associazione strutturata, ma da un luogo fisico e fortemente politico: EMI’S Bakery, il locale “100% senza glutine né patriarcato” gestito da Flavia ed Emilia, coppia lesbica e punto di riferimento per molte persone LGBTQIA+ della zona.
A Castrovillari, cittadina interna della provincia di Cosenza, EMI’S Bakery è molto più di una bakery gluten free. È uno spazio safe, un presidio informale, un luogo di ascolto e di incontro in un territorio dove, raccontano le fondatrici, mancano luoghi LGBTQIA+ riconoscibili e accessibili.
“Il nostro è l’unico spazio LGBTQIA+ della zona”, spiegano a Gay.it, riferendosi al contesto locale di Castrovillari e dei territori limitrofi. “Ci teniamo tantissimo affinché sia un luogo safe sia per chi lavora qui che per le persone che lo frequentano”.
Da questa esperienza, tre anni fa, è nata la prima “ondata Pride” di Castrovillari. Timida, locale, quasi sperimentale. Tratti che ricordano molto un altro Pride – raccontato come “il più piccolo d’Italia” -, il Papel Pride (ve lo abbiamo raccontato qui), a Monterotondo (Roma). Oggi quel percorso arriva alla terza edizione, con un’idea più ampia: fare rete tra Castrovillari, Cosenza, Catanzaro, Corigliano-Rossano e i paesi interni della Calabria, portando anche l’entroterra dentro la grande onda arcobaleno italiana.
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Castrovillari Pride 2026: data, luogo e significato della terza edizione
Il Castrovillari Pride 2026 si terrà venerdì 26 giugno. L’evento partirà ancora una volta da EMI’S Bakery, ma quest’anno l’idea è quella di allargarsi, fisicamente e simbolicamente, oltre le mura del locale.
Dopo due edizioni costruite soprattutto attorno allo spazio della bakery, Flavia ed Emilia stanno lavorando a una formula più diffusa: un piccolo corteo dal locale fino a una nuova piazza pedonale poco distante, stand delle realtà del territorio, momenti di parola, spettacoli, attività per famiglie e una serata capace di intrecciare rivendicazione politica e festa.
“Vorremmo creare una piccola parata dal nostro locale fino alla piazza”, racconta Flavia a Gay.it. “Sarebbe un timido corteo. Si inizia, piano piano. Una cosa alla volta, ci stiamo provando”.
La scelta di partire da Castrovillari non è secondaria. Qui, spiegano, esporsi può essere più difficile che in una grande città. Nei piccoli centri ci si conosce, le famiglie sono vicine, il giudizio sociale pesa di più. Proprio per questo, però, il Pride assume un valore ancora più forte.
“Nelle grandi città è più facile parlare di determinate tematiche, anche esporsi”, dice Flavia. “Il difficile avviene proprio in territori interni o in posti più piccoli. Per cui esporsi così tanto, dire chiaramente chi si è senza vergogna, è più complesso”.
EMI’S Bakery, il locale “100% senza glutine né patriarcato” diventato presidio LGBTQIA+
EMI’S Bakery nasce il 27 aprile 2023 nel centro storico di Castrovillari, all’interno dell’antico Palazzo Cappelli.L’idea iniziale parte da Emilia, celiaca, con il desiderio di creare uno spazio interamente senza glutine. A quell’inclusione alimentare, Flavia ed Emilia hanno però affiancato fin dall’inizio una visione politica e sociale.
“A questo abbiamo associato un lato di attivismo e di impegno sociale, anche perché essendo noi due coppia e avendo creato questo spazio ci sembrava perfetto unire il tutto: sia l’inclusione alimentare che quella sociale”, racconta Flavia.
Da qui il claim diventato identitario: “100% senza glutine né patriarcato”. Perché EMI’S Bakery non è un locale neutro, e non vuole esserlo. La selezione dei prodotti, gli eventi, le collaborazioni, il linguaggio, il modo di stare al banco: tutto concorre a costruire uno spazio riconoscibile.
“Da noi, per esempio, non trovi Coca-Cola”, spiega Flavia. “È stata un’impostazione da subito politica”.
Anche l’esperienza quotidiana ha mostrato quanto fosse necessario quel presidio. Flavia racconta che, all’inizio, molte persone entravano nel locale chiedendo “chi è il proprietario?”, dando per scontato che dietro un’attività bella e funzionante dovesse esserci un uomo.
“Perché un posto che funziona, che è bello, deve essere sempre associato alla figura di un uomo?”, si chiede. “Abbiamo iniziato a sradicare questa idea”.
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Un luogo safe per donne, persone non binarie, giovani e famiglie
Nel tempo EMI’S Bakery è diventato un punto di riferimento per persone molto diverse: adolescenti, famiglie, donne, persone non binarie, professionistə, persone adulte e over 60. Un pubblico trasversale, non limitato alla sola comunità LGBTQIA+, ma accomunato dalla ricerca di uno spazio accogliente.
“Il nostro spazio è divenuto un luogo di ritrovo per tante persone, da giovanissimi a famiglie, che hanno necessità di trovare uno spazio safe in cui non vengono giudicate a prescindere da qualsiasi cosa e in cui possono stare tranquille”, racconta Flavia.
Non tutte le persone, però, si sono avvicinate subito. Il locale è stato definito prima “il bar delle ragazze”, poi “il bar delle lesbiche”. Etichette che mostrano quanto, in un contesto piccolo, la visibilità possa diventare immediatamente marcatura sociale.
Eppure proprio quella visibilità ha generato comunità. “Da noi è diventato un luogo in cui la gente fa coming out, in cui si espone e parla proprio con noi”, racconta Flavia. “C’è gente che ci dice: ‘Meno male che ci siete voi’, oppure: ‘Se foste nate prima, io non sarei mai andata via da Castrovillari, sarei rimasta a vivere qua’”.
Una frase che, dice Flavia, la commuove ancora. Perché racconta il senso profondo del progetto: creare condizioni di possibilità dove prima sembrava non esserci spazio.
Dai laboratori al Pride: come nasce la prima ondata arcobaleno a Castrovillari
Il Castrovillari Pride nasce quasi per necessità collettiva. A un certo punto, racconta Flavia, sono state le persone intorno al locale a suggerire l’idea: perché non organizzare un Pride a Castrovillari? “Perché dovreste farlo voi? Perché siete voi l’unica realtà che si occupa di queste tematiche”, ricorda Flavia.
La prima edizione non si chiamava ancora Pride in senso pieno, ma Pride Day. Si svolse negli spazi di EMI’S Bakery, con laboratori, performance e attività per bambinə. Tra gli appuntamenti, un laboratorio drag con Rateds, drag performer di Cosenza, pensato per raccontare il mondo drag, la sua storia e il suo significato, seguito da uno spettacolo serale.
Accanto alla parte performativa, c’erano anche letture di genere per bambinə in collaborazione con la libreria “La freccia azzurra” di Castrovillari e un laboratorio di cupcakes arcobaleno.
Il secondo anno il progetto è cresciuto. Flavia ed Emilia si sono avvicinate al Cosenza Pride, hanno partecipato agli incontri organizzativi, venduto le magliette del Pride nel loro locale e cercato di capire come costruire un Pride in una realtà piccola, senza forzare i tempi.
“Il nostro obiettivo non è creare un Pride a discapito di quello di Cosenza”, chiarisce Flavia. “Sono realtà diverse. Cosenza è già una città, Castrovillari è una cittadina interna, non hai tutto il sistema universitario, ci sono dinamiche differenti”.
Castrovillari Pride e rete calabrese: Cosenza, Catanzaro e territori interni
Uno degli obiettivi centrali del Castrovillari Pride 2026 è fare rete. Flavia ed Emilia collaborano con il Cosenza Pride, con i CAV del territorio, con realtà di Corigliano–Rossano, con lo sportello di ascolto di Castrovillari e guardano con attenzione anche a Catanzaro.
Il riferimento a Catanzaro è particolarmente significativo. Flavia racconta di essere in contatto con Odile LeNoir, drag performer catanzarese, e di voler dare spazio alla scena queer del capoluogo calabrese.
“Catanzaro è il capoluogo della Regione Calabria. Catanzaro non ha mai avuto un Pride. Catanzaro non ha uno spazio safe”, dice Flavia. “È assurdo, è paradossale”.
Il Castrovillari Pride non vuole sostituirsi ad altre realtà calabresi, ma diventare un punto di connessione. Soprattutto in una regione dove la geografia dei Pride appare ancora frammentata e fragile.
“Vedendo uno scenario del genere, penso che riuscire a fare rete tutte insieme e farlo da un’area interna possa essere un impatto forte”, sottolinea Flavia.
Il programma del Castrovillari Pride 2026: corteo, stand, famiglie e spettacoli
Il programma definitivo del Castrovillari Pride 2026 è ancora in costruzione, ma alcune direttrici sono già chiare.
L’idea è partire da EMI’S Bakery e raggiungere una nuova piazza pedonale poco distante dal locale. Qui si intrecceranno il Pride e il saggio di danza di una scuola del territorio, Sarà Danza, già coinvolta nelle precedenti edizioni. Un’alleanza che permette di unire forze, pubblico e risorse.
Tra gli appuntamenti in fase di definizione c’è anche la possibilità di presentare la seconda graphic novel di Federico Pace, fumettista e tatuatore trans originario di Frascineto, piccolo centro vicino Castrovillari. Già nella scorsa edizione era stata presentata la sua graphic novel “Fioritura lenta” – edito da Comicout (associazione culturale che promuove la cultura del fumetto e tocca tematiche delicate, come il mondo trans) in collaborazione con la libreria “San Francesco” –, occasione per parlare di identità di genere, famiglia, affermazione di genere, provincia e strumenti di conoscenza in territori dove spesso mancano punti di riferimento.
Per il 2026, inoltre, prende sempre più forma la rete territoriale che accompagnerà il Pride. È già confermata la presenza della scena queer di Catanzaro, tra cui ArciEqua, un segnale importante in una città che, come raccontato, non ha mai avuto un Pride né spazi LGBTQIA+ strutturati.
Accanto a questa partecipazione, saranno presenti anche realtà impegnate sul fronte sociale e antiviolenza: il Centro antiviolenza Fabiana e Mondilab – La bottega del dono e lo sportello di ascolto di Castrovillari “Eco non ha più voce”, attivo contro la violenza sulle donne, il bullismo e il cyberbullismo.
L’idea è quella di dare spazio a queste realtà lungo il percorso, con stand e momenti di parola, affinché il Pride diventi anche occasione di informazione, confronto e accesso a strumenti concreti per il territorio.
Un’altra area sarà pensata per le famiglie: uno spazio family friendly, con attività legate alla parità di genere, letture o giochi, e una zona in cui chi arriva con bambinə possa sentirsi a proprio agio.
Non mancheranno brillantini, trucco, drag performance, musica e momenti di spettacolo. Ma l’obiettivo resta chiaro: costruire un Pride accessibile, politico e radicato.
Dalla body possibility agli “Anti Corpi”: la seconda edizione del Castrovillari Pride

La seconda edizione del Pride, raccontano Flavia ed Emilia, era stata molto intensa, forse persino troppo densa di contenuti. Il tema era “Anticorpi” e lavorava sul corpo fisico e simbolico, sulla necessità di costruire strumenti per attraversare una società spesso ostile senza perdere la propria essenza.
“L’anno scorso parlavamo tantissimo di corpo”, ricorda Emilia. “Lo abbiamo chiamato Anticorpi e lavoravamo sia sul corpo fisico che sulla necessità di doversi fare degli anticorpi per poter affrontare la società e la vita mantenendo la propria essenza”.
Tra gli appuntamenti c’erano un laboratorio fotografico sul corpo, definito non di body positivity ma di “body possibility”, a cura della fotografa e regista Amanda Marie Annucci, la presentazione di “Fioritura lenta” di Federico Pace, un confronto con l’attivista curda iraniana Maysoon Majidi e il collettivo “Oltre i confini: scafiste tutte”, nato intorno alla sua vicenda, una performance di pole dance e momenti musicali.
“È stato molto carico, molto impegnativo”, ammette Emilia. “Abbiamo notato che l’anno scorso stavamo un po’ stretti”. Da qui la scelta di cambiare assetto e aprirsi maggiormente allo spazio pubblico.
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“Libertà, rete, coraggio”: le parole del Castrovillari Pride 2026
Alla domanda su quale immagine o parola possa descrivere il Castrovillari Pride, Flavia parla di un Pride “viscerale”. Emilia guarda invece alla libertà.
“Io quest’anno agirei tantissimo sulla libertà”, dice. “La libertà di esprimersi, la libertà di essere, la libertà di condividere”.
Flavia aggiunge un’altra parola: rete. Poi coraggio. Perché organizzare un Pride in un paese dell’entroterra calabrese significa esporsi, prendere posizione, accettare il rischio di essere giudicate. “Coraggio di organizzare un Pride in un paesino dell’entroterra”, dice Flavia. “Coraggio di creare un’attività e farla vedere impegnata politicamente”.
Per Emilia, l’identità politica del locale non è negoziabile: “Se io dovessi pensare di snaturarmi e di cambiare l’identità della mia attività, onestamente preferirei chiudere anziché omologarmi alla famosissima ‘normalità’ del paese”.
Il rapporto con le istituzioni locali
Sul piano istituzionale, Flavia racconta che Castrovillari ha rappresentato finora una “mosca bianca”, con un’amministrazione di centrosinistra che ha accolto positivamente le iniziative. “Abbiamo sempre trovato porte non aperte, di più”, spiega.
Il 2026, però, è anche un anno di elezioni amministrative per il Comune. Flavia stessa è candidata come consigliera all’interno del centrosinistra e rivendica il valore di una presenza esplicitamente legata alla comunità LGBTQIA+.
“Io in tutto ciò sono l’unica candidata che rappresenta un po’ la comunità LGBT+ e credo non solo l’unica, ma la prima”, racconta. “Non mi ricordo di nessun candidato che abbia mai tirato fuori queste tematiche o che la rappresentasse”.
La dimensione politica, dunque, non è solo quella del Pride, ma anche quella della vita quotidiana, delle istituzioni locali, della possibilità di portare certe parole in luoghi dove spesso non arrivano.
“Ci siamo”: il messaggio alla comunità LGBTQIA+ nazionale
Dal cuore dell’entroterra calabrese, il messaggio di Flavia ed Emilia alla comunità LGBTQIA+ nazionale è immediato e incisivo: “Ci siamo. Vogliamo essere viste come tutte quante”, dice Flavia. “A chi nasce qui o vive qui direi di non avere paura, perché è possibile anche qua”.
La domanda che le viene fatta più spesso, racconta, è: “Come te la vivi giù?”. Una domanda che porta con sé uno stereotipo sulla mentalità chiusa del Sud, ma anche una verità: in certi territori vivere apertamente può essere più complicato. La risposta, però, non è la rassegnazione.
“La cosa fondamentale è non soffermarsi al pensiero degli altri”, dice Emilia. “Se non fai quello che desideri, se non rispetti te stessa inseguendo il tuo essere, alla fine ad essere triste sei solo tu”.
Emilia parla anche della paura come motore, non come blocco. “Io ho deciso di rimanere qui”, racconta. “È stata una paura che non immobilizza, ma che ti sprona e ti spinge a dare anche quello che non sai di poter dare”.
Ogni coming out accolto nel locale, ogni persona che si apre per la prima volta, ogni ringraziamento ricevuto conferma che quel lavoro, aggiunge, ha già un senso. “Se io devo rischiare la pelle per aiutare anche soltanto una persona, come stiamo facendo semplicemente facendo attività, allora ho vinto”, dice. “Anche se dovesse andare tutto male, io oggi ho vinto comunque”.
Perché il Castrovillari Pride 2026 è importante
Il Castrovillari Pride 2026 racconta una delle sfide più urgenti del movimento LGBTQIA+ italiano: portare visibilità, strumenti e comunità fuori dai grandi centri urbani. Non solo nelle metropoli, non solo nei luoghi dove esistono già associazioni strutturate, ma anche nei paesi, nelle aree interne, nei territori dove essere visibili può fare più paura.
Il Pride di Castrovillari nasce da un banco, da una bakery, da conversazioni quotidiane, da persone che entrano per un dolce senza glutine e trovano anche uno spazio in cui respirare. Nasce da due donne che hanno deciso di non separare impresa, identità e politica. Nasce da chi ha scelto di restare o di tornare, trasformando la paura in presenza.
Il 26 giugno, quella presenza proverà ad attraversare un pezzo di città. Magari con un corteo ancora piccolo, “timido”, come lo definisce Flavia. Ma con un messaggio enorme: anche qui è possibile.
Castrovillari Pride 2026: come restare aggiornatə
Il percorso verso il Castrovillari Pride 2026 è in continua evoluzione. Nelle prossime settimane verranno condivisi tutti i dettagli su programma, ospiti e modalità di partecipazione. Per restare aggiornatə è possibile seguire i canali social di EMI’S Bakery e delle realtà coinvolte, dove saranno pubblicati aggiornamenti e informazioni utili (FB – IG).
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Cosa ne pensi?
Mi perdoni, se lei scrive in sottotitolo “l’unico spazio LGBTQIA+ dell’entroterra calabrese” il lettore capisce che, in tutta la Calabria tranne le zone costiere, non c’è uno spazio LGBTQIA+. Ma se c’è persino un CAD! Se intende luogo di ritrovo scriva luogo di ritrovo, ma anche lì è sbagliato, perché ce ne sono. Forse voleva dire dell’hinterland cosentino.
Ciao Flinta Eastwood, grazie mille per le precisazioni sui nomi! Chiaramente per spazi LGBTQIA+ in questo contesto si fa riferimento a luoghi di ritrovo “safe” come nel caso del locale di Castrovillari. Un caro saluto!
Ciao, ci sono altri spazi LGBT nell’entroterra calabrese, il maggiore di questi è Arcigay Cosenza. Cosenza non è una città costiera, quindi è parte dell’entroterra. Inoltre le drag si chiamano Rateds e Odile LeNoir, spero che a sbagliare sia stata l’autrice del pezzo e non l’intervistata.