È gay e sussurra all’orecchio di Trump: chi è Peter Thiel, regista occulto del tecno-fascismo alla Casa Bianca

Mentore di JD Vance ed Elon Musk: l'enigmatico magnate di Palantir ha saputo muovere le pedine giuste per manovrare le redini del potere dall'ombra.

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Peter Thiel gay Donald Trump
Peter Thiel e Donald Trump
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C’è un nome e un volto dietro alla svolta tecno-autoritaria degli Stati Uniti. Un fil rouge che lega il vicepresidente JD Vance, Elon Musk, il magnate di Tesla e SpaceX ora alla guida del Dipartimento per l’Efficienza Governativa sotto l’amministrazione Trump, David Sacks, fervente collaboratore della Stanford Review e consulente governativo per l’intelligenza artificiale e le criptovalute, e Jim O’Neill, nuovo segretario del Dipartimento della Sanità. Non alza clamore né cerca i riflettori: lascia che siano i fatti a svelare la portata tentacolare della sua influenza sulla nuova direzione della politica americana.

Parliamo, naturalmente, di Peter Thiel – co-fondatore di PayPal e architetto silenzioso del nuovo gabinetto della seconda legislatura Trump. È stato proprio lui, nel 2021, a introdurre il suo pupillo, JD Vance, al presidente eletto in un incontro alla sua sontuosa residenza di Mar-a-Lago.

Fervente cospirazionista, alla ricerca dell’immortalità artificiale, feroce critico dei movimenti progressisti e al tempo stesso orgogliosamente omosessuale, è il collante di una rete intricata che si dipana dalla Silicon Valley fino ai centri nevralgici del potere politico.

La cosiddetta PayPal Mafia“, che annovera tra le sue fila Thiel e Musk, è solo uno dei nodi di questa rete. Altri includono la Stanford Review, storica testata conservatrice e libertaria fondata nel 1987 all’Università di Stanford, incubatore di figure chiave del movimento politico-tecnologico di destra, e aziende come Palantir, specializzata nella raccolta e analisi di big data per governi e corporazioni, e con legami profondi con il Dipartimento della Difesa.

Non è la prima volta che Trump attinge da questa galassia di potere. Durante il suo primo mandato, Thiel fu l’unico magnate tecnologico della Silicon Valley a sostenere apertamente l’allora presidente, contribuendo con oltre un milione di dollari alla campagna elettorale del 2016 e tenendo un discorso alla Convention Repubblicana. Un progetto lungimirante, alimentato da anni di strategie e alleanze sotterranee che oggi esce finalmente allo scoperto. Quando è già troppo tardi per interromperlo.

Chi è Peter Thiel

Peter Andreas Thiel nasce l’11 ottobre 1967 a Francoforte, in Germania Ovest, da una famiglia che ben presto emigra negli Stati Uniti in cerca di opportunità migliori. Figlio di un ingegnere chimico, cresce in un ambiente permeato da un rigore accademico quasi spietato, che alimenta il suo precoce interesse per la matematica e la logica. Questi due pilastri diventeranno i cardini del suo pensiero strategico, freddo e spietatamente razionale, che segnerà ogni sua impresa.

Durante gli anni di studio a Stanford, dove si laurea in Filosofia nel 1989 e ottiene un Juris Doctor nel 1992, Thiel inizia a plasmare la propria visione del mondo profondamente anticonformista. In un’università che all’epoca rappresentava il cuore pulsante del progressismo culturale, fonda la Stanford Review, testata conservatrice e libertaria che diventa presto un manifesto di opposizione alle tendenze liberal predominanti. Qui, il giovane Thiel delinea le fondamenta di un pensiero che unisce un libertarismo radicale a una fede incrollabile nel potere trasformativo – e potenzialmente pericoloso – della tecnologia. Una combinazione che negli anni lo consacrerà come uno degli uomini più influenti e controversi del panorama tecnologico e politico globale.

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Dopo un breve e insoddisfacente passaggio nel mondo legale, Thiel si getta a capofitto nell’industria tecnologica, co-fondando PayPal nel 1998. Questa startup, concepita insieme a Max Levchin, non è solo un clamoroso successo commerciale, ma si trasforma nel fulcro di un impero: la leggendaria “PayPal Mafia”, un gruppo di innovatori destinato a forgiare il futuro della Silicon Valley, tra cui Elon Musk e Reid Hoffman. Thiel è il grande orchestratore di questa rete, un uomo capace di collegare con precisione chirurgica interessi finanziari, tecnologici e politici.

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Elon Musk e Peter Thiel agli albori di PayPal

La sua visione più inquietante prende forma nel 2003 con la creazione di Palantir Technologies, società per la raccolta di big data, che mette a disposizione del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Palantir diventa l’incarnazione del sogno (o incubo) di una tecnologia capace di raccogliere, analizzare e sfruttare le informazioni su scala senza precedenti. Per alcuni,  è un baluardo di sicurezza nazionale; per altri, rappresenta una discesa verso un’orwelliana distopia di sorveglianza e controllo, con Thiel come artefice di un futuro dove la tecnologia risponde al potere, anziché alle persone.

Ma è nel regno della politica che Thiel consolida il suo ruolo di manipolatore strategico. Tra i pochi magnati tecnologici a sostenere apertamente Donald Trump, finanzia generosamente la campagna presidenziale del 2016 e crea una rete di alleati, come JD Vance e David Sacks, che riflettono la sua visione di una società dominata da élite tecnocratiche. Con il suo Founders Fund, Thiel non solo investe miliardi in settori chiave, ma utilizza il capitale come leva per modellare il futuro secondo i suoi ideali. Per lui, la politica non è una questione di valori, ma un terreno di battaglia per il controllo del domani.

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Peter Thiel insieme a JD Vance durante una convention repubblicana
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Peter Thiel e comunità LGBTQIA+

Al centro della filosofia di Thiel c’è il transumanesimo, l’idea che la tecnologia possa liberare l’umanità dai suoi limiti biologici. Thiel finanzia progetti per l’allungamento della vita e la ricerca sulla Singolarità tecnologica, un momento in cui l’intelligenza artificiale supererà quella umana, portando a una fusione tra uomo e macchina. Per Thiel, questa visione non è solo un sogno, ma una necessità per garantire la sopravvivenza della specie.

Tuttavia, il transumanesimo di Thiel entra in conflitto con la sua adesione dichiarata al cristianesimo evangelico, duplicità che si estende anche alla sua sfera personale: dichiaratamente omosessuale, sposato con il compagno Matt Danzeisen dal 2017 e papà di una bambina nata con GPA, Thiel è stato spesso criticato per il suo sostegno a politici e movimenti apertamente ostili ai diritti LGBTQIA+.

Durante una conferenza del gennaio 2024 presso l’Università di Notre Dame, Thiel stesso ha del resto paragonato le iniziative DEI al Partito Comunista Cinese, affermando: “Non sarebbe del tutto malsano se ogni volta che sentite la parola DEI, pensaste al CCP“.

Ancora più ambigua la sua posizione sui diritti LGBTQIA+: nel 2016, Thiel ha dichiarato alla Convention Nazionale Repubblicana: “Sono fiero di essere gay. Sono fiero di essere repubblicano. Ma, soprattutto, sono fiero di essere americano”, liquidando però al contempo il dibattito sui diritti delle persone transgender visto come una “distrazione” rispetto ai “problemi reali”.

Un’attitudine che ricorda, per certi aspetti, quella di Alice Weidel, leader del movimento post-nazista AFD in Germania, che sostiene un’ideologia che esalta la famiglia tradizionale come unico modello possibile, pur vivendo in Svizzera con la sua compagna e i loro due figli. In fondo, certe contraddizioni sembrano essere un lusso riservato a pochi esponenti dell’élite.

Le teorie cospirazioniste

Dietro la patina di tecnocrate visionario, Peter Thiel cela poi un ulteriore, strategico lato oscuro che si intreccia con la narrativa complottista contemporanea. Dal “Complesso di Soppressione Distribuita delle Idee” (DISC), un termine che egli stesso ha coniato per descrivere una presunta alleanza tra media, accademia e burocrazia per soffocare il pensiero libero, alle suggestioni più sottili che solletica nei suoi interventi pubblici, Thiel utilizza con abile maestria le teorie del complotto come un’arma retorica e strategica.

Parlando di Jeffery Epstein – magnate americano accusato di orrendi crimini sessuali che hanno coinvolto anche figure di spicco dell’élite politica internazionale, suicidatosi in carcere prima del processo – disse:

“Era figlio di genitori ebrei, aveva solidi rapporti con molti di quelli che sono considerati i vertici dello stato profondo. Ma soprattutto era un criminale, accusato e condannato per molestie, stupri e pedofilia nei confronti di decine di giovani donne, abusi che spesso venivano consumati a Little Saint James, la sua isola privata nei Caraibi.

Ci si metta pure che è morto ufficialmente per suicidio in carcere, con una dinamica che presenta diversi lati oscuri e punti non chiariti, ed ecco che è naturale che Epstein sia diventato uno degli epicentri di tutti i complotti di QAnon, un’unica persona nella quale coesistevano quasi alla perfezione tutti gli elementi fondativi di quelle specifiche teorie della cospirazione”.

Ancor più rivelatrice è la sua citazione sull’omicidio di Kennedy: 

“Il sessantacinque percento degli americani dubita ancora che Lee Harvey Oswald abbia agito da solo. Come in un racconto poliziesco stravagantemente postmoderno, abbiamo aspettato 61 anni per un epilogo mentre i sospettati (Fidel Castro, i mafiosi degli anni ’60, Allen Dulles della Cia) morivano gradualmente. Le migliaia di file governativi classificati su Oswald potrebbero essere o meno delle false piste, ma renderli pubblici darà all’America una certa conclusione”.

Thiel dedica ampio spazio anche al Covid-19, che considera una delle più grandi opportunità per svelare i “peccati del DISC”.

“Non possiamo aspettare sei decenni, tuttavia, per porre fine al lockdown e iniziare una libera discussione sul Covid-19 […] Sospettavano che il Covid fosse generato da una ricerca finanziata dai contribuenti statunitensi o da un programma militare cinese? Perché abbiamo finanziato il lavoro di EcoHealth Alliance, che ha inviato ricercatori in remote grotte cinesi per estrarre nuovi coronavirus? La ricerca sul “guadagno di funzione” è sinonimo di un programma di armi biologiche? E come ha fatto il nostro governo a fermare la diffusione di tali domande sui social media?”

Domande che echeggiano nei forum cospirazionisti, ma che non vengono accompagnate da risposte. L’obiettivo non è chiarire, ma insinuare. Thiel costruisce un impianto narrativo in cui il governo, i media e le piattaforme tecnologiche hanno lavorato insieme per censurare “domande legittime”. In questa narrazione, il libero pensiero diventa vittima del politicamente corretto e della sorveglianza digitale.

Le teorie del complotto non sono dunque per Thiel il risultato di un’adesione ingenua al cospirazionismo. Al contrario, sembrano essere uno strumento consapevole per destabilizzare le strutture tradizionali di potere e legittimare un nuovo ordine, in cui la tecnologia e i suoi protagonisti – Thiel stesso in primis – occupano il centro della scena. Obiettivo raggiunto.

© Riproduzione riservata.

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shqiptar shqiptar 20.1.25 - 19:03