Chi ha una voce deve usarla. Dopo decenni di ipocrita nulla, grazie Fedez

Chiunque dica il contrario è un codardo. O più semplicemente un insopportabile paraculo.

libero fedez
Fedez sul palco del Concertone del 1 maggio.
3 min. di lettura

Due mesi fa, alla vigilia del Festival di Sanremo, Zlatan Ibrahimovic sottolineava come “gli atleti devono fare gli atleti, i politici devono fare politici. Non siamo bravi in altre cose”. Sbagliando. LeBron James, stella NBA Usa da sempre in prima linea contro il razzismo sistemico d’America, attaccò duramente il calciatore del Milan, ribadendo che no, “non c’è modo che io stia zitto, che mi limiti allo sport, so quanto è potente la mia voce e la userò sempre contro le ingiustizie”.

Un punto di vista da attivista privilegiato, miliardario e celebre, in Italia ai più sconosciuto. Per decenni abbiamo ammirato cantanti, attori, presentatori, sportivi, tacere dinanzi alle politiche più omotransfobiche, razziste, misogine, pericolosamente estremiste. Per decenni abbiamo visto cosiddette “icone gay” ammiccare al nostro mondo, rilasciare sporadiche interviste di vicinanza, per poi puntualmente piegare testa, schiena e non prendere mai pubblicamente posizione, soprattutto se scomoda. Poi è arrivato Fedez, rapper bianco, eterosessuale, sposato con l’influencer più famosa del Paese e tra le più potenti al mondo, miliardario, doppiamente papà, con super attico nel cuore di Milano e Lamborghini in garage. Un privilegiato, in tutto e per tutto, che ha fatto sua una battaglia di civiltà senza andare incontro a tornaconti personali di alcun tipo. L’ha fatta sua perché ci credeva, perché la riteneva giusta, doverosa, necessaria. E non ha mai smesso di crederci. Da settimane Fedez stronca l’omofoba Lega di Salvini, Pillon e Ostellari, che tiene in ostaggio il DDL Zan in senato, continuando a diffondere menzogne ad uso e consumo del proprio elettorato. Prima sui social, con dirette e storie, video e messaggi. Infine sull’ambito palco del Primo Maggio, su Rai3, festa dei lavoratori in musica che da 30 anni è appuntamento imprescindibile. Fedez ha sopportato i tentativi di censura Rai, diretti o indiretti che siano, ha “sbroccato”, come si direbbe a Roma, dinanzi agli incredibili appunti telefonici piovuti da chissà dove, non ha avuto timori di alcun tipo dinanzi al tentativo minatorio leghista, che ancor prima che andasse in onda ha anticipato fuoco e fiamme ai suoi danni, se solo avesse provato a ‘politicizzare’ il concertone. Quella stessa Lega che a parole vuole abbattere il DDL Zan perché “il diritto di opinione è sacro“. Certo, solo quando è a loro comodo, vedi Pio e Amedeo della serata precedente.

Fedez ha prima cercato, poi scritto e infine pronunciato nomi e cognomi di coloro che negli anni hanno vomitato omotransfobia in ambito politico. Neanche a dirlo, tutti leghisti. Appena pronunciate quelle parole, effettivamente espresse dai diretti interessati e da lui lette con coraggio e la mano tremante, sui social sono piovuti like e messaggi di vicinanza da parte di tantissimi colleghi, ma anche di politici, personaggi della tv, celebri giornalisti. Eppure costoro hanno avuto decine, centinaia di occasioni per fare altrettanto. Ma non l’hanno mai fatto. Hanno sempre preferito evitare lo scontro politico, in un Paese in cui la politica ha ancora il potere di indirizzare e/o smontare una carriera. Il famigerato “sistema” ieri ascoltato nel corso dell’ormai celebre telefonata censorea ai danni di Fedez, consapevole della propria forza mediatica e proprio per questo motivo deciso ad andare fino in fondo, a costo di sbatterci la testa, a costo di prendere a picconate viale Mazzini.

A 31 anni, e dopo 10 anni di carriera, Fedez ha indicato la strada a decine, centinaia di colleghi con la spina dorsale di un mollusco, chiamati ora ad un cambio di passo. Reale, deciso, sentito. Perché non è vero, come dice Zlatan Ibrahimovic, che solo i politici devono fare politica. La politica riguarda tutti noi, le nostre vite, il nostro quotidiano, il nostro futuro. La politica è ovunque, si riflette sulle nostre esistenze. Chi ha una visibilità tale da poter utilizzare la propria voce in difesa di una causa di civiltà, contro ingiustizie e discriminazioni, contro una politica che amplifica le diseguaglianze e alimenta l’odio, la deve utilizzare, a costo di scatenare un terremoto mediatico come avvenuto ieri sera grazie al tremante ma impavido Fedez. Chiunque dica il contrario è un codardo. O semplicemente un insopportabile paraculo.

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Franzc Dereck 2.5.21 - 10:43

Un uomo con gli attributi , non un leone da tastiera ! Spero che il suo esempio possa essere trascinante come , per le donne prevaricate , il movimento " metoo".

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