Chivasso, ragazzo 18enne denuncia stupro dopo incontro su app di gay dating: “Aiutatemi, sono stato violentato”

Un 18enne denuncia uno stupro dopo un incontro online con un uomo a Chivasso. Picchiato e costretto a un rapporto, arriva al pronto soccorso e scatta il percorso protetto.

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Grindr aggressione Rimini ottobre 2024
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Un ragazzo di 18 anni si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Chivasso, nel Torinese, denunciando di essere stato vittima di una violenza sessuale dopo un incontro organizzato online. Il giovane è arrivato in ospedale visibilmente scosso e con segni di aggressione fisica, chiedendo immediatamente aiuto ai sanitari. Ai medici avrebbe detto: “Aiutatemi, sono stato violentato”.

Il caso, emerso nei giorni scorsi, riguarda un incontro avvenuto nella zona di via Blatta, alla periferia di Chivasso. La vicenda è ancora in fase di ricostruzione, ma il racconto fornito dal giovane ai medici ha permesso di delineare una prima dinamica dei fatti.

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Grindr, la app LGBT per incontri.

Chivasso, l’appuntamento online e l’incontro

Secondo quanto riferito dal diciottenne ai sanitari, stando a quanto riportato da PrimaChivasso, tutto sarebbe iniziato con una conoscenza online. Il ragazzo avrebbe conosciuto un uomo molto più grande su una piattaforma di incontri.

Dopo alcuni scambi di messaggi, i due avrebbero deciso di incontrarsi di persona. L’appuntamento sarebbe stato fissato nei giorni scorsi nel quartiere della Blatta, un’area situata alle porte di Chivasso.

Una volta arrivato nel luogo concordato, il giovane sarebbe salito sul veicolo dell’uomo, un furgone Fiat Doblò. Secondo il suo racconto, l’incontro avrebbe dovuto essere una semplice conoscenza dopo i contatti avvenuti online.

L’aggressione: dalle effusioni al rifiuto

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Ai medici del pronto soccorso il ragazzo avrebbe raccontato che l’incontro sarebbe inizialmente iniziato in modo consensuale.

Secondo la sua testimonianza, i due avrebbero iniziato a scambiarsi alcune effusioni, ma la situazione sarebbe cambiata rapidamente quando l’uomo avrebbe preteso un rapporto sessuale completo.

Di fronte al rifiuto espresso dal diciottenne, la situazione sarebbe degenerata. Il giovane avrebbe raccontato di essere stato picchiato e costretto con la forza a subire un rapporto sessuale non protetto.

Dopo l’aggressione, l’uomo lo avrebbe lasciato nel parcheggio della zona di via Blatta, allontanandosi con il veicolo.

La fuga e la corsa a piedi verso l’ospedale

Rimasto solo e sotto shock, il ragazzo avrebbe deciso di dirigersi verso l’ospedale di Chivasso per chiedere aiuto. Secondo quanto emerso, il diciottenne avrebbe raggiunto il pronto soccorso a piedi, presentandosi ai sanitari con segni evidenti di aggressione fisica e raccontando quanto accaduto.

Una volta preso in carico dal personale sanitario, per il giovane è stato immediatamente attivato il percorso protetto dedicato alle vittime di violenza sessuale, previsto nei protocolli ospedalieri.

I medici hanno innanzitutto provveduto a curare le lesioni fisiche provocate dalle percosse. Parallelamente è stata avviata la profilassi post-esposizione (PPE), un trattamento farmacologico utilizzato nei casi di rapporti sessuali non protetti che comportano un rischio di infezioni.

La PPE è una procedura d’urgenza utilizzata per ridurre la possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, tra cui l’HIV, e deve essere somministrata entro poche ore dall’evento. Si tratta di una procedura standard nei protocolli sanitari previsti nei casi di violenza sessuale.

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La richiesta del ragazzo: “Vi prego, non ditelo ai miei genitori”

Durante l’assistenza in ospedale il giovane avrebbe espresso una forte preoccupazione per la possibilità che la vicenda potesse arrivare alla famiglia. Secondo quanto riportato, avrebbe chiesto ai medici: “Vi prego, non ditelo ai miei genitori”.

Dal punto di vista legale, tuttavia, la sua richiesta non rappresenta un problema per il personale sanitario. Essendo maggiorenne, il ragazzo gode della piena tutela della propria privacy sanitaria.

I medici sono infatti vincolati al segreto professionale e non possono informare i familiari senza il consenso esplicito del paziente.

Il nodo del consenso

La vicenda riporta al centro un principio fondamentale: il consenso nelle relazioni sessuali deve essere libero e può essere revocato in qualsiasi momento. Anche quando un incontro inizia in modo consensuale, una persona ha sempre il diritto di interrompere l’interazione e rifiutare qualsiasi atto sessuale. Se quel rifiuto non viene rispettato e si ricorre alla violenza o alla coercizione, la legge italiana configura il reato di violenza sessuale.

Negli ultimi mesi il tema è tornato al centro del dibattito politico con il cosiddetto Ddl stupri. Nel testo riformulato in Commissione Giustizia al Senato è stata eliminata la parola “consenso”, sostituita con il riferimento alla “volontà contraria” della vittima. Una modifica che ha suscitato forti critiche da parte di associazioni e opposizioni.

Intervistata da Gay.it, Marilena Grassadonia ha definito la riformulazione “una legge inaccettabile, un arretramento culturale”. “Il consenso è la nostra libertà e non faremo passi indietro”, ha dichiarato.

Incontri online e sicurezza

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Il caso di Chivasso riporta l’attenzione anche sui rischi legati agli incontri nati sul web, un fenomeno ormai molto diffuso. App di incontri e piattaforme di messaggistica sono diventate uno dei principali strumenti per conoscere nuove persone, anche per relazioni o incontri occasionali.

Per molte persone LGBTQIA+, e in particolare per uomini gay, queste piattaforme rappresentano spesso uno dei principali spazi di socialità e connessione. Tuttavia negli ultimi anni sono aumentate anche le segnalazioni di episodi violenti legati a incontri organizzati online.

Proprio su questo tema Arcigay ha lanciato a gennaio un questionario anonimo sulla sicurezza nelle app di incontri, con l’obiettivo di raccogliere dati su aggressioni, estorsioni, ricatti e percezione del rischio tra gli utenti. Come sottolinea l’associazione, le app “dovrebbero essere uno spazio di libertà, di divertimento, di socializzazione, di scoperta. Non di certo una trappola”.

Secondo Arcigay, negli ultimi anni sono arrivate numerose segnalazioni di uomini gay adescati online e poi vittime di pestaggi, minacce o estorsioni. Episodi che spesso restano sommersi per paura di esporsi o di non essere creduti. L’iniziativa nasce dalla convinzione che la sicurezza negli incontri online non sia solo una questione individuale, ma un tema collettivo che riguarda la tutela delle persone LGBTQIA+ negli spazi digitali e nella vita reale.

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