Arcigay ha lanciato un questionario anonimo dedicato alla sicurezza sulle app di incontri. La scelta nasce da una constatazione sempre più difficile da ignorare: per molte persone LGBTQIA+, e in particolare per uomini gay, questi spazi digitali non sono solo luoghi di socialità e relazione, ma possono trasformarsi in contesti di rischio. Adescamenti, aggressioni, estorsioni e ricatti – fenomeni di cui anche Gay.it si è più volte occupato -, sono fenomeni segnalati con crescente frequenza e che, secondo l’associazione, richiedono oggi una risposta collettiva e strutturata.
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App di incontri e sicurezza: spazi di libertà o luoghi a rischio?
Le app di incontri sono nate come strumenti di libertà, scoperta e connessione. Per molte persone LGBTQIA+ rappresentano ancora oggi uno dei principali canali per conoscere nuove persone, costruire relazioni, cercare intimità o semplicemente condividere tempo e interessi. Tuttavia, come sottolinea Arcigay, “le app di incontri dovrebbero essere uno spazio di libertà, di divertimento, di socializzazione, di scoperta. Non di certo una trappola”.
Eppure, la realtà raccontata da molte testimonianze è diversa. Negli ultimi anni si è assistito a un aumento delle segnalazioni di episodi violenti legati a incontri organizzati tramite app: pestaggi, minacce, estorsioni economiche, ricatti basati sull’orientamento sessuale o sulla privacy. Un fenomeno che colpisce in modo particolare gli uomini gay e che spesso resta sommerso, per paura di esporsi o di non essere creduti.
Le segnalazioni raccolte e la necessità di dati
Arcigay spiega di ricevere “da tempo segnalazioni di adescamenti, aggressioni, truffe”. Episodi che, presi singolarmente, possono apparire casi isolati, ma che nel loro insieme delineano un quadro preoccupante. Proprio per questo, l’associazione ha deciso di avviare un questionario anonimo, con l’obiettivo di raccogliere dati concreti sulle percezioni di sicurezza, sulle esperienze dirette o indirette e sulle strategie di autoprotezione adottate dalle persone che utilizzano le app di incontri.
Il punto di partenza è chiaro: “Questo fenomeno non può più essere né ignorato né normalizzato”. Senza dati sistematici, infatti, è difficile elaborare strategie efficaci di prevenzione, dialogare con le piattaforme digitali o sollecitare interventi istituzionali adeguati.
Arcigay: “Rompiamo insieme il silenzio”
Nel video diffuso sui social per accompagnare il lancio del questionario, Arcigay utilizza parole dirette e prive di enfasi retorica, ma proprio per questo incisive. “Ci incontriamo su Grindr, GayRomeo, Tinder. Cerchiamo compagnia, affetto, divertimento, intimità. E invece a volte troviamo trappole, violenza, estorsioni, paura”.
L’associazione prosegue spiegando che “negli ultimi anni abbiamo censito tantissime storie di uomini gay adescati online e poi vittime di pestaggi, estorsioni, minacce. Perfino omicidi”. Un passaggio che chiarisce la gravità del problema e la necessità di affrontarlo come una questione di sicurezza collettiva, non come una somma di scelte individuali sbagliate.
Da qui l’appello diretto: “Per affrontare questo fenomeno abbiamo bisogno di te, della tua esperienza, della tua percezione”. Si spiega così la necessità di creare un questionario anonimo, con l’intento di rompere il silenzio sul fenomeno.
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Cosa chiede il questionario anonimo
Il questionario messo a punto da Arcigay è pensato per essere compilato in pochi minuti e raccoglie informazioni essenziali, senza richiedere dati identificativi. Tra le domande principali c’è quella sulla percezione di sicurezza: “Quanto ti senti al sicuro nell’utilizzare app di incontri?”, con risposte che vanno da “per niente” a “molto”.
Un’altra sezione riguarda le precauzioni adottate prima di incontrare qualcuno conosciuto online. Tra le opzioni proposte figurano la condivisione della posizione con amici, la scelta di un luogo pubblico per il primo incontro, la richiesta di una videochiamata preliminare o altre strategie personali. L’obiettivo è comprendere quali pratiche siano più diffuse e quali, eventualmente, vadano rafforzate attraverso campagne informative.
Il questionario indaga anche la conoscenza indiretta di episodi violenti: “Sei mai venut* a conoscenza di qualcuno che abbia subito violenze, ricatti, estorsioni dopo un contatto su app di incontri?”. Le risposte consentono di misurare non solo le esperienze dirette, ma anche la percezione diffusa del rischio all’interno della comunità.
Una parte importante del sondaggio riguarda il rapporto con le piattaforme digitali. Viene chiesto esplicitamente se, secondo chi risponde, “le app di incontri dovrebbero implementare maggiori strumenti di sicurezza”. Questa sezione è centrale perché apre il tema della responsabilità delle app: dalla moderazione dei profili ai sistemi di segnalazione, fino a eventuali funzioni di verifica o di supporto in caso di pericolo. I dati raccolti potrebbero diventare una base concreta per un confronto con le piattaforme, spesso accusate di intervenire solo dopo episodi gravi.
Un passo collettivo contro la normalizzazione della violenza
L’iniziativa di Arcigay non si limita a una raccolta di testimonianze, ma mira a rompere un meccanismo di silenzio e normalizzazione. Parlare di sicurezza sulle app di incontri significa riconoscere che il problema esiste, che non riguarda solo singoli individui e che può essere affrontato solo attraverso un’azione condivisa.
Il questionario anonimo rappresenta quindi uno strumento di ascolto e di consapevolezza. In pochi minuti, chi utilizza le app può contribuire a costruire un quadro più chiaro del fenomeno e a rafforzare una richiesta collettiva di maggiore tutela. Per Arcigay, il messaggio è semplice e diretto: partecipare significa trasformare un’esperienza individuale in un dato utile per tutte e tutti.


