Diverse donne cisgender si sono rifiutate di essere incluse in una lista delle migliori cicliste del Regno Unito, perché Cycling U.K che redige tale lista ha bandito le donne transgender. “Se non vogliono pedalare con tutte le donne, allora non è il tipo di pedalata a cui voglio partecipare“, ha precisato Claire Sharpe alla BBC.
I contestati 100 Women in Cycling Awards
Il famigerato listone di fine anno di 100 donne “top” nel ciclismo è il primo ad escludere le donne transgender da quando è stato ideato. La decisione sarebbe arrivata dopo la sentenza della Corte Suprema del Regno Unito di inizio anno, secondo cui la definizione legale di donna ai sensi dell’Equality Act del 2010 si basa solo e soltanto sul “sesso biologico”.
“Affinché i nostri premi siano conformi alla legge, dobbiamo limitare le persone che possono essere prese in considerazione per un premio alle sole donne biologiche”, ha dichiarato alla BBC Sarah Mitchell, amministratore delegato di Cycling U.K. “Questa modifica non altera il nostro forte impegno a includere e sostenere tutti coloro che vanno in bicicletta, comprese le persone transgender e non binarie. Crediamo fermamente che il ciclismo sia per tutti e continueremo a lavorare per raggiungere questo obiettivo”.
Ma l’esclusione delle cicliste trans dalla lista ha suscitato reazioni contrastanti tra le stesse atlete cisgender.
“[La lista] è stata originariamente creata per celebrare le donne che ispirano e incoraggiano le persone a provare la gioia del ciclismo”, ha sottolineato Claire Sharpe. “Escludendo le persone transgender e non binarie, non sta facendo ciò per cui penso sia stata creata. Esclude le persone che hanno contribuito a creare la comunità per cui sono stata nominata.” Sharpe ha dichiarato alla BBC di essere una delle quattro donne della sola comunità ciclistica di Bristol che hanno rifiutato l’inserimento nella lista 2025 dell’organizzazione. Come riporta Scene, anche la ciclista di endurance Dott.ssa Sarah Ruggins e Megan Joy Barclay, responsabile dello sviluppo femminile dell’Herne Hill Velodrome, sono tra coloro che hanno rifiutato il riconoscimento.
“Ho sempre visto questi premi come una celebrazione del potere della comunità di fronte all’emarginazione di genere: leggi piene di odio non hanno posto nel ciclismo“, ha scritto Barclay in un post su Instagram. “Andare in bicicletta è il mio posto sicuro in questo mondo a volte devastante e tutti dovrebbero essere benvenuti. Spero che Cycling UK riconsideri la sua posizione l’anno prossimo“. Barclay ha dichiarato a Cycling Weekly che rifiutare l’onore “è stata un’incredibile opportunità per essere un’alleata”. “Non è qualcosa che sento di poter rappresentare e di cui far parte, perché va contro tutto ciò in cui credo e per cui mi batto”. “È stato così scioccante vederlo, quando c’è già così tanto odio in questo spazio”.
In una lettera a Cycling U.K. pubblicata su Instagram, Ruggins ha scritto che non avrebbe accettato il riconoscimento da un comitato che ha scelto di allinearsi alla decisione della Corte Suprema del Regno Unito di definire la femminilità in base al sesso assegnato alla nascita. “Questa posizione esclude le donne trans e altre minoranze, negando loro la dignità, l’inclusione e le opportunità che meritano”. “Le donne trans sono donne. La loro esclusione dalle categorie e dagli spazi femminili invia un messaggio che mina i principi stessi di equità, rispetto e unità che lo sport dovrebbe sostenere“.
Mitchell di Cycling U.K. ha dichiarato a Cycling Weekly che l’organizzazione prevede di “rivedere il formato generale dei nostri 100 Women in Cycling Awards in vista del decimo anniversario il prossimo anno, poiché potrebbero esserci modi nuovi e migliori per promuovere la diversità e l’inclusività nel ciclismo”.
Prime reazioni alla morsa transfobica che stritola il Regno Unito
La scorsa settimana oltre 60.000 donne cis britanniche hanno firmato una lettera a sostegno della comunità trans, per dire basta alla retorica transfobica che coinvolge politica e media con tanto di duro intervento del Consiglio d’Europa, mentre la Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Umani (EHRC) ha redatto delle contestatissime nuove linee guida in cui si legge che “luoghi come reparti ospedalieri, palestre e centri ricreativi” potrebbero vietare alle donne transgender l’utilizzo di servizi rivolti a persone dello stesso sesso in base a “il loro aspetto, il loro comportamento o le preoccupazioni sollevate da altri“.
Questo vuol dire che anche in caso di incertezza sull’identità di genere di una persona, a questa persona potrebbe essere vietato l’accesso a questi servizi, se presi in considerazione “fattori rilevanti“. Contestatissimo da più parti, il governo Starmer si è preso del tempo prima di presentare le attese nuove linee guida al parlamento.
