“Not in our Name” è il titolo di un collettivo di donne cisgender del Regno Unito che ha pubblicato una lettera aperta contro i media e i politici, accusati di diffondere retorica anti-trans.
In collaborazione con il Good Law Project, la lettera è stata finora firmata da oltre 61.500 donne cisgender, tra cui figure di alto profilo come Beverley Knight, Kate Nash e la co-leader del Partito Verde Carla Denyer. Questo perché nel Regno Unito il dibattito sulle donne trans è più acceso che mai, soprattutto dopo la contestata sentenza della Corte Suprema, secondo cui la definizione di “donna” nell’Equality Act 2010 è univoca e si riferisce al sesso biologico assegnato alla nascita, e non all’identità di genere.
L’appello di Not in Our Name a sostegno delle donne trans
“Vogliamo che i media e i politici riconoscano che esiste un gran numero di donne che sostengono la comunità trans+. Siamo un collettivo di donne cisgender* provenienti da ogni angolo della società: madri, figlie, amiche, sorelle, partner, colleghe, assistenti e leader. Rappresentiamo età, background ed esperienze di vita diverse, unite da una verità condivisa che esige di essere ascoltata“, si legge nella lettera.
“Rifiutiamo – completamente e categoricamente – la discriminazione attiva e l’esclusione delle persone trans, non binarie e di genere diverso. Coloro che continuano a prendere di mira questo gruppo minoritario non parlano a nostro nome né rappresentano i nostri interessi. Non l’hanno mai fatto e non lo faranno mai. Nel corso della nostra vita abbiamo subito molestie, discriminazioni, violenze e abusi in innumerevoli forme. Dai fischi alla discriminazione sul posto di lavoro, dalla violenza domestica alle aggressioni sessuali, dall’essere messe a tacere nelle sale riunioni all’essere incolpate per i crimini commessi contro di noi: sappiamo intimamente qual è la vera minaccia per le donne. Gli uomini cisgender che abusano del loro potere sono la vera minaccia. Assistiamo all’impatto devastante della retorica anti-trans, rivolta principalmente alle donne trans, che si maschera da femminismo mentre non fa altro che provocare danni. Vediamo politici che strumentalizzano la paura per evitare di affrontare i problemi sistemici che in realtà mettono in pericolo le donne. Osserviamo i media generare panico morale a scopo di lucro, ignorando l’epidemia di violenza maschile che miete vittime tra le donne: Nel Regno Unito, una donna viene uccisa da un uomo ogni tre giorni (Censimento del femminicidio, 2023). 1,7 milioni di donne hanno subito violenza domestica nel 2023 (ONS, 2023). Il 98% degli autori di reati sessuali sono uomini (Cambridge Rape Crisis Centre, 2023). Le persone trans sono sotto attacco. A livello globale, le persone trans+ affrontano tassi di violenza impressionanti, in particolare le donne trans di colore. I dati mostrano che nel 2024 il numero di persone trans segnalate come assassinate ha superato le 5.000 unità, da quando è iniziato il monitoraggio nel 2008. I tassi segnalati di autolesionismo e suicidio sono all’ordine del giorno. Questo dovrebbe sconvolgere qualsiasi società che affermi di dare valore alla vita umana. Alle persone trans vengono negate assistenza sanitaria, alloggio e lavoro. Vengono denigrate per la loro stessa esistenza, mentre noi – donne cisgender – affrontiamo le minacce più gravi da parte di uomini che non subiscono alcun controllo”.
Basta, tuonano a lettere cubitali le autrici dell’appello.
“Basta con l’uso delle donne trans come capri espiatori da parte di politici che si rifiutano di affrontare la violenza maschile. Basta con il sensazionalismo mediatico che trae profitto dall’odio, mentre donne di ogni estrazione subiscono danni reali. Basta con il falso femminismo che abbandona le donne più vulnerabili, esponendo tutte le donne a maggiori rischi. Basta con coloro che ricoprono posizioni di potere e prendono decisioni dannose per conto nostro con il pretesto della “protezione”. Basta con il permettere che le nostre voci vengano cooptate da coloro che vorrebbero dividerci. Basta con i tentativi di privare le persone dell’autonomia corporea, sostenendo di non sapere cosa vogliono. PARLEREMO PER NOI STESSE.SIAMO AL FIANCO DELLE NOSTRE SORELLE TRANS.CHIEDIAMO DI MEGLIO. Invitiamo i media a riferire in modo veritiero sulle fonti della violenza contro le donne. Invitiamo i politici ad affrontare i sistemi che perpetuano il danno, piuttosto che prendere di mira le comunità emarginate che ne subiscono le conseguenze. Invitiamo la società a riconoscere che la sicurezza delle donne può essere migliorata solo attraverso la solidarietà. La vera minaccia per le donne non è mai stata la ricerca di una vita dignitosa da parte delle donne trans. La vera minaccia rimane quella di sempre: una cultura che consente la violenza maschile e poi incolpa tutti tranne gli uomini che la perpetrano. Ci rifiutiamo di essere complici di questo depistaggio. Ci rifiutiamo di permettere che le nostre esperienze vengano usate come armi contro altre donne. Ci rifiutiamo di rimanere in silenzio mentre le nostre sorelle trans vengono demonizzate in nostro nome. La nostra liberazione è legata all’unità. La nostra sicurezza dipende dalla solidarietà. Il nostro futuro richiede che restiamo unite contro le forze che cercano di dividerci. Le persone trans sono nostre sorelle. La loro lotta è la nostra lotta. La loro sicurezza è la nostra sicurezza. La loro dignità è la nostra dignità”.
La lettera aperta punta alle 100.000 firme e ne ha già raccolte 65.000. Per celebrare la Settimana della Consapevolezza Transgender (dal 13 al 19 novembre), un membro del collettivo Not in our Name ha spiegato a PinkNews lo scopo della missiva, che vuole dimostrare come la maggior parte delle donne inglesi si schieri dalla parte della comunità trans. La lettera è esclusivamente firmata da donne cisgender, poiché il collettivo ritiene che “sia una voce che manca nel dibattito”. “Siamo persone comuni che fondamentalmente credono che tutti gli esseri umani debbano avere accesso a determinati spazi ed essere trattati con dignità e rispetto”. “Le donne con le opinioni più forti, che tendono a criticare il genere, sono emerse e sono diventate l’emblema di ciò che pensano le donne. Ma non siamo noi. Non è accettabile, e non crediamo che questo rappresenti la maggioranza delle donne, nonostante alcuni media sostengano che sostenere le donne trans significhi essere contro le donne cisgender”. “Essere critici sul genere non è la norma ed essere inclusivi delle persone trans – e delle donne trans in particolare – non è anti-donna. Questa è una narrazione che viene spinta per creare divisione ed è una narrazione che rifiutiamo.”
L’anno scorso il Crime Survey for England and Wales ha rivelato che oltre 1,6 milioni di donne hanno subito abusi domestici nell’anno conclusosi a marzo 2024, mentre le statistiche del Ministero dell’Interno del 2018 dimostrano che l’89% degli adulti perseguiti per reati sessuali sono uomini.”Sì, le donne affrontano enormi sfide, ma statisticamente non è la comunità trans a causare i problemi.”Ne abbiamo abbastanza“, ha concluso il membro del collettivo Not in our Name, che punta così a dare voce a tutte quelle donne cisgender inglesi che non si ritrovano nella transfobia social quotidiana firmata J.K. Rowling.

