The Assassination of Gianni Versace: dal 17 gennaio su Netflix

Con una serie di flashback tra passato e presente, la storia dell’assassinio che sconvolse il mondo della moda.

American Crime Story: The Assassination of Gianni Versace approderà su Netflix il 17 gennaio. E’ la seconda stagione della fortunata serie, stavolta dedicata al grande stilista italiano, assassinato il 15 luglio 1997 a Miami. Ryan Murphy, all’uscita della serie da 9 episodi nel 2017, aveva confermato che la storia di Gianni Versace non sarà una semplice serie televisiva. Ma molto di più. Difatti, il regista ha voluto proporre la vicenda di questo celebre personaggio in risposta alle politiche di Donald Trump, perché sembra “determinato a portaci via tutto ciò per cui abbiamo combattuto“. Non semplice profitto, quindi, con una storia che sicuramente interesserà a un vasto pubblico. Ma più una dimostrazione che la comunità LGBT è forte ed esiste ancora.

Questa serie vuole essere uno schiaffo alle politiche del governo attuale. Celebreremo la comunità gay, la creatività gay. È il tempo giusto per farlo” aveva spiegato a Entertainment Weekly. A un anno dalla sua uscita ufficiale, la serie debutterà su Netflix, dove gli utenti sono in trepida attesa per rivedere l’ultimo capolavoro del regista autore, tra gli altri, anche di Nip/Tuck, Glee, The Normal Heart e Scream Queens.

L’assassinio di Versace: tra i protagonisti c’è anche Ricky Martin

La seconda stagione di American Crime Story vede la partecipazione di Edgar Ramirez nei panni dello stilista, Darren Criss in quelli del suo assassino Andrew Cunanan, Ricky Martin nel ruolo dello stilista e compagno Antonio D’Amico e infine Penelope Cruz, nei panni della sorella Donatella. Attraverso la tecnica dei flashback, la serie inizia con la morte di Versace, sugli scalini della sua villa di Miami. Nelle altre puntate, invece, si ripercorrono i momenti più importanti della sua vita, anche piuttosto lontani dal giorno della sua morte.

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Non sarà solo la descrizione piatta della vita dello stilista, ma una dimostrazione del clima omofobo e discriminatorio che la comunità doveva sopportare quotidianamente, in degli anni (i Novanta) in cui l’omosessualità era vista come una malattia, mentre le morti per AIDS iniziavano a preoccupare anche le istituzioni, dopo un decennio di silenzio e incuranza.