#CinemaSTop: The Lobster, che bizzarria essere single se è un crimine

Esce lo stravagante film greco con Colin Farrell a rischio trasformazione in un’aragosta.

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Oggi dedichiamo l’intera rubrica CinemaSTop al film più bizzarro, deviante ed eccentrico (quindi queer in senso etimologico) della stagione. Si chiama The Lobster (L’Aragosta), lo dirige il regista greco Yorgos Lanthimos e a Cannes ha vinto il Premio della Giuria nonché un’altrettanto eccentrica menzione speciale della Queer Palm con questa motivazione: “non contiene alcun elemento gay ma si distingue per come prende in giro le norme sociali assurde e le convenzioni sulle relazioni sessuali”. In realtà un elemento gay c’è ma è solo accennato: quando al protagonista, il dimesso David (Colin Farrell, decisamente imbolsito, con baffi e occhiali) vengono chieste le preferenze sessuali alla reception dell’albergo lui risponde: “Ho avuto un’esperienza omosessuale ai tempi dell’Università. Può mettere bisessuale?” “No, da un anno non si può più…” risponde algidamente la receptionist. Siamo in un imprecisato e mesto futuro prossimo distopico in cui essere single è un crimine: secondo le regole della Città, se non si ha un compagno o una compagna si viene arrestati e trasferiti nell’Hotel dove si hanno 45 giorni di tempo per trovare l’anima gemella sennò è inevitabile la trasformazione in un animale a propria scelta in un’apposita Transformation Room.

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L’opaco David, che già ha visto il fratello trasformarsi in cane (nella realtà, Eamon Farrell è gay e sposato col pittore Steven Mannion!), sceglie un’aragosta – da cui il titolo – “perché vive cent’anni, ha il sangue blu e resta fecondo per tutta la vita”. La triste vita all’Hotel ha regole ferree, vengono organizzati ridicoli incontri tra coppie di sconosciuti – non così diversi dagli speed date di moda anni fa, comunque – e se qualcuno osa masturbarsi ecco pronto un tostapane che gli cuoce la mano. A David capitano solo femmine strambe e paranoiche, meglio fuggire nel bosco dove vivono i Solitari capeggiati da una donna misteriosa (Léa Seydoux di La vie d’Adèle). Qui s’invaghisce di una donna quasi cieca (Rachel Weisz) e sarà costretto a subire la stessa discriminazione di prima ma al contrario, poiché i Solitari non ammettono coppiette nel loro regno naturale e vietano rigidamente i baci e ogni tipo di flirt.

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Accattivante satira allegorica ai confini del grottesco sulle imposizioni sociali e sull’emarginazione dei single nel mondo contemporaneo (il discorso vale per gli eterosessuali ma con la progressiva ‘borghesizzazione’ delle coppie gay lo si può tranquillamente estendere anche a queste ultime: chi non guarda con un certo sospetto se non commiserazione, per esempio, chi mangia solo al ristorante?), ha una prima parte convincente e zeppa di idee per poi perdersi nella seconda, più fumosa e inconcludente. Il regista Lanthimos è il capofila della cosiddetta ‘greek weird wave’, la ‘strana onda greca’ che ha rilanciato il cinema ellenico grazie a incisive riflessioni su sperdimento e solitudine da parte di nuovi autori quali Alexandros Avranas (Miss Violence) e Athina Rachel Tsangari (nel suo ultimo Chevalier isola un gruppo di maschi su uno yacht per un gioco perverso in cui vince il più forte). Girato interamente in location naturali irlandesi – l’hotel è il Parknasilla Resort di County Kerry,sulla costa sudoccidentale dell’isola – vanta un cast di lusso in cui troviamo anche John C. Reilly nel ruolo anonimo dell’Uomo col difetto di pronuncia e l’attore gay Ben Whishaw (l’Uomo zoppo) che vedremo in The Danish Girl.

Spero di fare dei film molto aperti – sostiene Lanthimosche possano accogliere il punto di vista di ciascuno spettatore. Si tratta di un film molto particolare, e spero che abbia una voce propria e sollevi delle domande. Ma, a parte questo, spero che chiunque lo guardi si senta coinvolto e possa riflettere, ciascuno secondo la propria esperienza. È questo il mio obiettivo per questo film”.

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