Coppia di ragazzi trans aggredita vicino Roma: “Insulti e pugni da minorenni”

Hanno contattato Gay.it per raccontare l'accaduto: “Basta che la paghino”. Tra gli aggressori anche un 14enne. La storia.

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Coppia di ragazzi trans aggredita a Labico: il racconto a Gay.it
Coppia di ragazzi trans aggredita a Labico: il racconto a Gay.it
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Una passeggiata notturna, pochi minuti fuori casa, poi gli insulti transfobici e la violenza. È quanto raccontano a Gay.it due ragazzi trans, che chiameremo Luca e Marco, nomi di fantasia, dopo l’aggressione subita nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno a Labico, vicino Valmontone, nell’area metropolitana di Roma.

L’episodio sarebbe avvenuto intorno alle 2 di notte. I due, 32 e 26 anni, convivono nello stesso paese e quella sera, non riuscendo a dormire, avevano deciso di uscire per una breve passeggiata.

“Non prendevamo sonno, abbiamo detto: vabbè, andiamo a fare questa mini passeggiata qui in paese, anche se non c’è niente”, racconta Luca a Gay.it. Una serata apparentemente normale, interrotta dall’arrivo di un gruppo di cinque ragazzini, tutti minorenni secondo la testimonianza raccolta.

Coppia di ragazzi trans aggredita vicino Roma: “Insulti e pugni da minorenni” - aggressione - Gay.it

L’aggressione dopo gli insulti contro due ragazzi trans

Secondo il racconto di Luca, uno dei ragazzi del gruppo era già conosciuto almeno di vista dal compagno Marco. Avrebbe circa 14 anni. Gli altri, invece, non sarebbero stati riconosciuti. “L’unico che il mio compagno è riuscito a ricordare e ha riconosciuto ha 14 anni, gli altri più o meno avranno quell’età, non più di 16 anni”, spiega Luca.

L’aggressione, secondo quanto riferito, sarebbe iniziata con una serie di insulti rivolti alla coppia per la loro identità di genere. “Tutti e due siamo ragazzi transgender e quindi hanno iniziato a dire: ‘Non c’avete il ca**o, fate gli uomini’. Hanno iniziato a dirne di tutti i colori”, racconta ancora Luca.

Dagli insulti, la situazione sarebbe degenerata rapidamente. Uno dei giovani si sarebbe avvicinato continuando a insultare Luca “in faccia”, fino al primo colpo. “Lui continuava, poi mi ha tirato un pugno all’occhio e io ho risposto al pugno. E poi è iniziata così la lite”, ricostruisce.

Il compagno a terra e la corsa in ospedale

La violenza non si sarebbe fermata al primo colpo. Luca racconta di essere stato ferito all’occhio, alle mani, alla testa e alla schiena. Marco, invece, non avrebbe riportato ferite evidenti, ma dopo l’aggressione avrebbe avuto un vuoto di memoria importante. “Lui non si ricorda niente. Non si capisce se è stata la botta che gli hanno dato alla testa o se è proprio una forma di shock”, dice Luca.

Il momento più drammatico, secondo il racconto, è arrivato quando Marco è rimasto a terra senza rispondere. “Hanno visto che il mio compagno praticamente stava per terra sdraiato, non faceva niente. Quando io mi sono alzato lo chiamavo e non mi rispondeva. È stato parecchio senza rispondermi. Si è risvegliato quando stavamo in ospedale”.

Dopo l’aggressione, i cinque sarebbero scappati. Luca ha chiesto aiuto a una famiglia che viveva nei pressi del luogo dell’aggressione. “Accanto c’era una villetta, c’era la luce e io sono andato a telefonare e ho chiesto aiuto. Questa famiglia mi ha detto: ‘Sì, abbiamo sentito delle urla, stavamo chiamando i carabinieri’”.

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Sul posto sarebbero arrivati sia i carabinieri sia l’ambulanza. I due ragazzi sono stati portati in ospedale. “A lui hanno messo il collare per il collo e una cosa sotto per la schiena. Gli hanno fatto la tac alla testa. A me hanno controllato le mani, la testa, mi hanno curato l’occhio e mi hanno messo dei punti dietro la schiena”, racconta Luca.

La denuncia ai carabinieri dopo l’aggressione

Il giorno successivo, Luca e Marco si sono rivolti alle forze dell’ordine. “Siamo andati in caserma e abbiamo sporto denuncia”, conferma Luca.

La coppia ha scelto di raccontare quanto accaduto anche grazie al contatto con una persona di Lodi Arcobaleno, associazione LGBTQIA+ lombarda, che ha contattato Gay.it. Luca spiega di conoscere da tempo una persona dell’associazione, con cui si è confidato dopo l’episodio.

“Gli insulti capitano, ma un’aggressione vera è la prima volta”

Non è la prima volta che Luca e Marco affrontano episodi verbali di transfobia, ma mai prima d’ora si erano trovati di fronte a una violenza fisica simile. “Di aggressione vera e propria sì, è la prima volta. Gli insulti ogni tanto capitano, ma facciamo passare oltre”, spiega Luca.

A colpire, oltre alla violenza, è anche la giovane età dei presunti aggressori. Ragazzini, secondo la testimonianza, tra i 14 e i 16 anni. Un elemento che rende il racconto ancora più inquietante, perché mostra quanto presto possano radicarsi linguaggi d’odio, disprezzo e violenza contro le persone trans.

Luca racconta che da quella notte la paura è entrata nella quotidianità. Anche restare solo in casa o uscire dopo una certa ora è diventato difficile. “Quando il mio compagno va a casa di un amico qui in paese e rimango solo, io mi chiudo dentro a chiave, chiudo la finestra. ‘Quando torni, per favore chiamami’”, racconta.

E ancora: “Quando usciamo per una passeggiata di giorno, uno spera che non succeda niente. Però quando inizia a essere otto e mezza, nove, ti dico la verità, abbiamo paura”.

“Basta che la paghino”: la richiesta di giustizia

A distanza di giorni, resta la rabbia, insieme alla paura. Luca racconta anche le conseguenze emotive dell’aggressione: la difficoltà a mangiare, il senso di allarme costante, il bisogno di chiudersi in casa per sentirsi al sicuro. “Tranne ieri, l’appetito era sparito. Gli altri giorni era il mio compagno che mi costringeva, tra virgolette, a mangiare”, racconta.

Quando gli chiediamo se vorrebbe dire qualcosa ai ragazzi che li avrebbero aggrediti, la risposta è breve e netta: “Basta che la paghino”.

Alla paura si aggiunge anche il senso di isolamento. Secondo quanto racconta Luca, dopo l’aggressione dalla comunità locale non sarebbe arrivato un vero sostegno alla coppia, né un segnale di vicinanza capace di farli sentire meno soli. “Basta che ascoltano e si fanno i cavoli loro”, conclude con amarezza.

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