Una prima volta storica. Il Ministero dei Dati e delle Statistiche della Corea del Sud ha annunciato che riconoscerà le coppie dello stesso sesso che vivono insieme nel Censimento della Popolazione e delle Abitazioni.
Corea del Sud, sì al censimento delle coppie gay

Il governo ha confermato che consentirà alle famiglie dello stesso sesso di scegliere le opzioni “coniuge” e/o “partner convivente” all’interno del Censimento, che viene pubblicato ogni cinque anni. Le precedenti edizioni segnalavano le opzioni eventuali come errori, respingendole. Ne dà notizia Rainbow Action Korea, coalizione di 49 associazioni LGBTQ+.
“Nei sondaggi precedenti, le coppie dello stesso sesso non potevano selezionare ‘coniuge’, anche se convivevano. Il sistema restituiva un errore”.”Questo è il primo passo verso una piena inclusione dei cittadini LGBTQ+ nei dati nazionali“, hanno commentato a Straits Times. Rainbow Action ha però criticato il Governo, accusandolo di non aver abbastanza informato i cittadini del tanto atteso cambiamento, con una partecipazione che potrebbe quindi risultare fortemente limitata.
Il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è ancora legge in Corea del Sud. Dal 2023 le coppie conviventi possono ricevere la copertura assicurativa per il coniuge tramite il Servizio Sanitario Nazionale (NHIS). Il diritto ad accedere alle prestazioni dell’assicurazione sanitaria del coniuge è stato etichettato come un “passo significativo” verso l’uguaglianza LGBTQ+, in attesa del matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Corea del Sud, dove sono i diritti LGBTQIA?

Il Partito della Giustizia, di centro-sinistra, ha elogiato la decisione del governo di aggiornare il censimento, sostenendo che potrebbe portare a “ulteriori cambiamenti”. “Arriverà il giorno in cui anche i cittadini transgender saranno visibili nelle statistiche nazionali“, ha sottolineato un portavoce. Ma di strada da fare, sul fronte dei diritti LGBTQIA+, ce n’è ancora tanta. Alle persone LGBTQ+ coreane è vietata sia l’adozione che il servizio militare, così come non esiste una legge a protezione dai crimini d’odio. Anche le unioni civili non esistono.
Un sondaggio Ipsos dello scorso maggio ha rilevato come il 31% dei sudcoreani si dichiari anti-LGBTQ+, mentre il 51% si oppone alle manifestazioni pubbliche di affetto tra persone dello stesso sesso. Un anno fa oltre 200.000 persone bloccarono Seul con una preghiera collettiva contro la comunità LGBTQIA+, mentre il mese precedente la pubblicità di un’app di dating LGBTQIA+ venne rimossa perché considerata “oscena e indecente”. Mostrava un bacio tra due donne. Ciò nonostante, quasi un quarto della popolazione ritiene che il paese sia un “buon posto” dove vivere per le persone LGBTQ+.
