“Non facciamo siti per le coppie LGBTQ+”. Il caso della web designer conservatrice finisce alla Corte Suprema

Il caso di Lorie Smith, web designer omofoba, arriva in Corte Suprema. In un modo o nell'altro, la decisione impatterà profondamente sulla quotidianità della comunità LGBTQIA+ in America.

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Lorie Smith è una designer di siti web per matrimoni che si trova attualmente nel mezzo di una battaglia legale durata cinque anni – oggi arrivata in Corte Suprema -, dovuta alle sue visioni conservatrici ed anti-LGBTQIA+.

Smith ha infatti intentato una causa nel 2016 sostenendo di non dover essere costretta a creare siti web per coppie dello stesso sesso, perché ciò va contro i propri valori e principi. Il caso, 303 Creative v Elenis, sarà esaminato dalla Corte Suprema degli Stati Uniti lunedì prossimo.

Cosa c’è in gioco

Se la Corte Suprema dovesse dare ragione alla Smith, si creerebbe un pericoloso precedente secondo il quale le aziende possono discriminare impunemente le persone LGBTQIA+ unicamente per il loro orientamento sessuale o identità di genere.

Detto questo, è importante ricordare che questo caso non riguarda solo la discriminazione delle persone LGBTQIA+, ma anche il diritto o meno delle aziende di non prestare i propri servizi sulla base di pregiudizi soggettivi.

Se la Smith dovesse vincere la causa, ogni azienda di stampo conservatrice potrebbe rivalersi della sentenza per rifiutare il servizio alle persone che non reputa “degne”.

Argomenti a favore e contro nell’istanza presentata in Corte Suprema

Ci sono diverse argomentazioni che entrambe le parti probabilmente presenteranno durante l’udienza di lunedì.

Le argomentazioni a favore della Smith si concentreranno probabilmente sull’idea che la creazione di un sito web personalizzato per il matrimonio è una forma di espressione creativa, e che costringerla a crearne uno per una coppia dello stesso sesso violerebbe la sua libertà di parola.

Secondo quanto si legge sull’istanza presentata dalla difesa:

“Ciò che un’azienda sceglie di vendere al pubblico rimane interamente a discrezione dell’azienda. La legge non interferisce con la scelta della Società di offrire solo siti Web di propria progettazione: se una persona vuole improntare il proprio impegno artistico su principi biblici – secondo i quali il matrimonio è l’unione tra un uomo e una donna – dev’essere libera di farlo”.

Le argomentazioni contro Smith si focalizzeranno probabilmente invece sul fatto che la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale è illegale in Colorado, e che le aziende non possono scegliere quali leggi seguire in base alle loro convinzioni personali.

La legge richiede che un’azienda consenta ai potenziali clienti di decidere autonomamente se acquistare un sito web da un brand o da un altro, piuttosto che limitare le vendite in base alle caratteristiche protette di un acquirente. Se l’azienda rifiuta un cliente a causa della sua identità, ciò viola la legge”.

In altre parole, se la Smith vuole gestire un’attività commerciale in Colorado, dovrà farlo in conformità con la legge antidiscriminazione del proprio Stato.

Tuttavia, le linee sono sfocate, e le variabili sono così tante che, ad oggi, è impossibile prevedere quale sarà la decisione della Corte Suprema. Anche se, in teoria, conosciamo bene l’orientamento politico di coloro che ne fanno parte.

Perché è così importante seguire la vicenda

Il caso riguarda la possibilità o meno per un imprenditore di rifiutarsi di vendere un prodotto o offrire un servizio a un cliente a causa del suo orientamento sessuale – ma anche a seconda di caratteristiche che possono essere fonte di pregiudizio: sesso, etnia, professione, credenza religiosa o addirittura orientamento politico.

Per esempio, se un pasticciere dovesse creare una torta per il matrimonio di una coppia omosessuale, e quel pasticciere credesse che il matrimonio debba essere solo tra un uomo e una donna, potrebbe rifiutarsi di vendere la torta?

La decisione della Corte Suprema risulta particolarmente importante per la comunità LGBTQIA+, perché potrebbe avere diverse pericolose implicazioni.

Per esempio, se la Corte Suprema si pronuncerà a favore di Smith, ciò potrebbe significare che anche i proprietari di hotel potrebbero rifiutarsi di ospitare coppie dello stesso sesso nei loro alberghi, o che i ristoranti potrebbero rifiutarsi di servirle. Un’idea che ci riporterebbe indietro di circa 100 anni. 

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