COSSIGA: ADOZIONE PER CERTI GAY

Intervista schock all'ex presidente della Repubblica su Gay.it. "Sono contro il matrimonio non etero, ma occorre una tutela". Le aperture sulle adozioni, gli attacchi a Buttiglione.

COSSIGA: ADOZIONE PER CERTI GAY - francesco cossiga - Gay.it
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ROMA – “Cattolico penitente e liberale impenitente”. Così si definisce il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, sassarese, classe 1928, laureato in giurisprudenza, iscritto alla Dc nel 1945. Dopo aver ricoperto cariche istituzionali anche come capo del Governo, il 24 giugno 1985 è stato eletto al primo scrutinio Presidente della Repubblica. Come il suo successore Oscar Luigi Scalfaro è sceso in campo, ritenendo maturi i tempi per dare garanzie istituzionali alle coppie gay.
Presidente, perché ritiene maturi i tempi per dare una disciplina giuridica alle coppie gay?
Le anticipo che tengo fermi i valori giudaico-cristiani che sono alla base della mia cultura. Quindi il matrimonio ha un significato se viene fatto tra eterosessuali destinati a procreare.
Quindi diciamo il rispetto alle obbligazioni morali naturali.
La mia cultura, le convinzioni personali, la mia idea di famiglia nata dal matrimonio e quindi il mio sentire di cristiano religioso occidentale ma anche orientale, mi impediscono di guardare oltre questi intensi valori. D’altro canto non posso certamente non prendere atto che dalla convivenza di fatto tra soggetti non eterosessuali o eterosessuali, possono derivare delle obbligazioni morali che, per l’ampiezza del fenomeno, debbono a mio avviso trovare una sanzione di carattere giuridico. Le faccio un esempio: una coppia di non eterosessuali…
Mi scusi Presidente, perché non usa mai il termine omosessuale o il più anglosassone gay?
Perché purtroppo è stato caricato di significati dispregiativi; mi sembra da parte mia più rispettoso usare il termine “non eterosessuali”. Sul rispetto morale vi è ancora molta strada da compiere; ogni denigrazione o finta spiritosaggine nei confronti dei gay o delle lesbiche è qualcosa che molto mi ricorda la discriminazione nei confronti degli ebrei e su questa strada si va verso altri disastri.
Torniamo all’esempio.
Una coppia di non eterosessuali convive assieme per 20 anni. Gli ultimi 10 della loro convivenza sono contraddistinti da una lunga, dolorosa fine per una malattia. L’altro dedica la sua vita all’assistenza del ragazzo. Ora, le sembra che abbia più diritto ad una eredità, anche senza testamento, costui o un nipote che si è trasferito in Australia? Magari avevano una casa e il partner viene cacciato via. Direi che per risolvere questo problema, basterebbe la parabola del buon samaritano. Per questo ho sempre consigliato agli amici sempre e comunque di sposarsi.
Per non essere apolidi di una disciplina giuridica in fatto di coppie.

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Innanzitutto non devono essere apolidi di una società civile, nel ricordarci anche gli esempi evangelici. Certo, non sarà una cosa facile. Naturalmente, questo lei lo comprende, io non sono per il matrimonio fra persone dello stesso sesso. Questo per una concezione filosofico-antropologica, prima che religiosa, anche se i problemi sono gli stessi. Le dico una cosa però: mi sembra molto più contrario all’ordine ritenere che uno abbia diritto ad avere un figlio con inseminazione eterologa e che questo bambino non sappia chi è il padre, che non riconoscere i diritti giuridici che possono discendere da una convivenza tra due non eterosessuali.
E’ sfavorevole quindi alla inseminazione eterologa per le coppie di donne lesbiche.
Siccome io credo in Dio e nella natura, credo che bisognerebbe dedicarsi al metodo tradizionale e, che quest’idea di avere un figlio comunque, sia una cosa non ordinata culturalmente e direi anche psicologicamente.
Le potrei portare esempi di figli cresciuti normalmente da coppie gay.
Lei mi porta al tema delle adozioni; allora le dico che il problema deve essere affidato alla valutazione del giudice, perché vi possono essere coppie di non eterosessuali in grado di dare una morale corretta e non autorizzativa ad un bambino, di più che non certe coppie di eterosessuali.
Quindi, lei è a favore?
Se viene fatto un pacchetto (di richieste n.d.r.), io sono con il pacchetto. Però non bisogna confondere cose diverse. Voglio dire: chi si esprime a favore del matrimonio solo per gli eterosessuali, non si pone in una condizione di disprezzo o non considerazione del contenuto umano di certi rapporti che possono sembrare “disordinati”.
Che idea si è fatta sulla bocciatura di Buttiglione a Bruxelles. Crede anche lei ad una lobby gay capitanata da Cohen-Bendit o dai Radicali?
Ma per carità, no. Cattolici integralisti come i prodiani, bacchettoni che vogliono sembrare liberali, gli hanno votato contro, questo è stato. Io sono un liberale libertino rispetto, che so, ai Castagnetti, a Rosy Bindi; un libertino davvero. Mi riconosco nella frase: “sono un cattolico penitente e un liberale impenitente” detta da un grande avvocato francese che diventò domenicano. Uno che, probabilmente, se non ci fosse stato Pio IX, sarebbe diventato vescovo, cardinale e poi santo. Quindi s’immagini se noi che siamo stati educati in parrocchia possiamo credere nello spirito liberale di Romano Prodi.
Beh, lei è differente da Romano Prodi.
La differenza tra me e lui sa qual è? Siamo stati entrambi educati in parrocchia, con la differenza che io sono stato educato in oratorio a tirare calci ad un pallone e lui è stato educato in sacrestia. Insomma, un po’ di muffa. Sa cosa avrei fatto io al posto di Buttiglione?
Immagino, ma lo dica.
Avrei detto: non rispondo perché questa è materia di competenza che non riguarda voi. Poi, con molto garbo mi sarei rivolta alla signora (la liberale olandese Sophie In’t Veld, n.d.r.) e le avrei chiesto: “scusi, lei è lesbica?”. Se questa si fosse risentita urlando, le avrei replicato che era una persona intollerante e irrispettosa verso i suoi colleghi. Ma per fare questo bisogna essere un po’ sfacciati come lo sono io.
Chissà. Buttiglione in una mia intervista a domanda rispondeva: “La Chiesa vi accetta se vi considerate peccatori”. Le chiedo: non vi è altra strada?
Dichiarare peccatori gli altri significa ergersi a giudici della coscienza.
Lui ha detto che siamo tutti peccatori.
Bene, cominciamo da lui. Tornando alle cose serie: l’omosessualità come un marchio d’infamia che coinvolge tutta la vita di un essere è una cosa profondamente anticristiana.
E’ un peccato.
E’ un peccato. Questo sì che è un peccato di cui confessarsi.
Lei ha scritto a Berlusconi, Prodi e Bertinotti per chiedere quale posizione intendessero prendere sui diritti gay.
Sì, ma nessuno dei tre mi ha risposto. Volevo che dicessero agli elettori come intendono affrontare i diritti delle persone non eterosessuali nella prossima legislatura.
L’omofobia è di destra o di sinistra?
Si ripartisce equamente, solo che è politically correct a sinistra anche uno che disprezza gli omosessuali.

di Mario Cirrito

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