Nello scontro “sport vs. Ungheria“, sembra che i calciatori inglesi che hanno protestato contro la legge ungherese che vieta la propaganda LGBT+ non saranno oggetto di sanzioni. Erano stati molti, infatti, i calciatori a dimostrare la loro contrarietà nei confronti della legge ungherese, indossando polsini o fascette arcobaleno, ma sembra ora improbabile che la FIFA proceda con delle azioni disciplinari.
Secondo Press Association, i calciatori inglesi continueranno la loro protesta anche durante le partite di qualificazione ai Mondiali del prossimo anno, a iniziare da quella prevista proprio a Budapest il 2 settembre. Ma non sarà così semplice. Infatti, ogni gesto – che sia l’uso di lacci delle scarpe magliette o bracciali arcobaleno – sarà valutato caso per caso. Dalla FIFA, dunque, l’indicazione di dimostrare la propria contrarietà in “modo rispettoso”.
Anche se l’Ungheria, con la legge anti LGBT+, appare tutto tranne che rispettosa delle minoranze.
La (semi) apertura della FIFA contro tutte le altre posizioni
Durante gli Europei di calcio, le proteste contro l’Ungheria avevano destato diverse critiche. La UEFA, l’organo amministrativo del calcio europeo, ad esempio aveva vietato al sindaco di Monaco di illuminare lo stadio di Fussball-Arena con i colori dell’arcobaleno, in segno di sostegno alla comunità LGBT+ ungherese. La UEFA aveva visto la richiesta come “un gesto politico”.
Non è l’unico caso. A sostenere la comunità ungherese, anche i campioni di Formula Uno Lewis Hamilton e Sebastian Vettel, a fine luglio. Mentre il primo aveva dedicato un pensiero alle persone LGBT+, il secondo era atterrato in Ungheria con delle scarpe a tema Pride, mascherina e maglia coi i colori dell’arcobaleno.
Questi due gesti non erano piaciuti alla Formula Uno, la quale ha richiamato Vettel per il suo gesto. Hamilton non ha ricevuto alcun richiamo, sembra, ma ha subito dimostrato sostegno al compagno, affermando che la prossima volta si sarebbe unito indossando anche lui una maglia arcobaleno.
