E venne il giorno. 8 mesi dopo l’approvazione alla Camera, il DDL Zan sbarca in Senato per il via alla discussione. O almeno dovrebbe. Lega e Forza Italia puntano infatti a perdere ancora tempo, cercando una sponda con Italia Viva. L’intenzione di Andrea Ostellari, presidente di commissione nonché auto-proclamatosi relatore del DDL, è quella di “finire l’esame della legge in commissione“. Richiesta a dir poco surreale, visto e considerato che arriva da chi ha passato 8 mesi a fare ostruzionismo proprio in commissione, tra cavilli burocratici e indegne audizioni. Alle ore 15, prima dell’aula, si tenterà un’ultima mediazione. “Se c’è la disponibilità a migliorare la proposta ben venga. Certo è che avremmo bisogno di più tempo per arrivare a votare delle proposte emendative. Quindi, in base a quello che emergerà in commissione dai vari gruppi, lo dirò in aula alla presidenza nel riferire l’andamento dei lavori finora“, ha ribadito Ostellari.
Pd, 5 Stelle e LeU rigettano qualsiasi ipotesi di ‘accordo’, negando ulteriori rinvii. Si deve andare in aula. A Palazzo Madama torneranno i due Matteo, Salvini & Renzi, da settimane ‘uniti’ nel voler modificare il DDL. “Se sul ddl Zan si va a scrutinio segreto, Calderoli viene e presenta mille emendamenti… queste cose poi spiegatele a Fedez, che parla di cose che non conosce. Ma il problema non è mica Fedez, è chi ha eletto Fedez capo della sinistra”. “Se si vuole portare a casa la legge serve un accordo“, insiste l’ex premier, a cui ha nuovamente risposto Franco Mirabelli, segretario Pd: “Ostellari ha avuto 8 mesi, basta ostruzionismo“.
Comunque vada, i tempi saranno lunghi, se non lunghissimi. Tra meno di un mese il senato chiude per ferie, ci sono dei decreti in scadenza e il DDL, superati i voti sulle pregiudiziali, dovrà lasciare spazio alla discussione in aula. Ad ogni iscritto a parlare saranno concessi 10 minuti. A seguire la Lega presenterà l’annunciata cascata di emendamenti, molti dei quali a voto segreto. Calendario alla mano, il DDL Zan rischia seriamente di andare incontro all’autunno. “Salvini getta finalmente la maschera“, ha cinguettato Alessandro Zan su Twitter. “Questa destra non vuole una legge contro i crimini d’odio. Approviamola per stare nell’Europa avanzata, non in quella del manifesto dell’ultradestra di Orban“.
L’impressione, per quanto nessuno lo dica apertamente, è che il DDL Zan stia correndo a mille all’ora su un binario morto. Mancando la certezza dei numeri in Senato, con l’incognita franchi tiratori ad aleggiare come un avvoltoio, la legge contro l’omotransfobia, misoginia e abilismo parrebbe aver già scritto il proprio futuro. Come se tutti i sondaggi effettuati non dimostrassero apertamente l’ampia maggioranza a favore del DDL; come se tutto il resto dell’Europa occidentale non avesse approvato simili leggi da anni, se non decenni; come se la cronaca quotidiana non ci avesse drammaticamente abituato a pestaggi ai danni di persone LGBT. Ma ad un’ampia parte dei senatori d’Italia, incredibile ma vero, tutto questo non interessa.
