In un Festival di Sanremo che riflette sempre più fedelmente il clima del Paese, prudente, normalizzato, spesso apertamente governativo, il Premio Queer rappresenta uno dei pochi spazi di osservazione critica realmente indipendenti. Un presidio politico e culturale che guarda ai contenuti, ai gesti, alle parole, alle omissioni. E che non fa sconti.

Alla sua seconda edizione, promosso da MIA Arcigay Imperia e Agedo Genova, il premio si arricchisce quest’anno della collaborazione con Gay.it, partner ufficiale, presente per tutta la settimana nella Sala Stampa Roof del Teatro Ariston a raccontare Sanremo da una prospettiva che mette al centro diritti, cultura pop e responsabilità pubblica.

L’anno scorso fu Lucio Corsi ad aggiudicarsi il premio. Quest’anno la giuria, plurale, competente, dichiaratamente LGBTQIA+ o alleata, composta da giornalistə, artistə, attivistə e operatorə culturali, ha seguito l’intera settimana sanremese osservando testi, dichiarazioni, performance, posture pubbliche, interventi televisivi e dinamiche mediatiche. Il verdetto che segue è la risposta a quella domanda.

Premio Queer Sanremo 2026 powered by Gay.it a Ditonellapiaga

1° Ditonellapiaga

Ditonellapiaga la favorita per la Serata Cover di Sanremo 2026
Ditonellapiaga la favorita per la Serata Cover di Sanremo 2026

Ci vuole coraggio a mettere insieme le piccole seccature e le grandi violenze nello stesso respiro. “Che fastidio!” inizia come un inventario ironico del presente: la moda, lo snob, il politico, il corso di pilates, e poi, senza alzare la voce, ci scivola dentro: dimmi cosa mi hai messo nel bicchiere. La stanza che gira, la testa che non risponde. Una strofa che molte persone hanno riconosciuto nel proprio corpo, prima che nella propria memoria.
Ditonellapiaga abbraccia il disagio e lo rende canzone pop, risata ironica e insieme pungente, leggerezza da festival popolare. In quel gesto c’è una forma di politica precisa: quella che non separa l’indignazione quotidiana dalla vulnerabilità strutturale, che non chiede alle vittime di essere solenni per essere credute.
E nella serata dei duetti, accanto a TonyPitony, ha rilanciato quella stessa tensione tra gioco e vertigine con una cover capace di tenere insieme ironia e spaesamento. Sceglie “The Lady is a Tramp”: una donna che rifiuta le regole del buon gusto, che preferisce sé stessa alla rispettabilità. Non è una coincidenza. Ditonellapiaga abita la comunità LGBTIQA+ come prospettiva, come modo di stare nel mondo e nella canzone. In un Festival che quest’anno ha preferito non disturbare, lei ha disturbato con grazia, confermando che la leggerezza può essere una postura politica quando non smette di raccontare la realtà che il potere omologante vorrebbe oscurare.
Il Premio Queer 2026 le viene assegnato perché ha trovato il modo di nominare la perdita di controllo sul proprio corpo senza toglierle ironia né dignità. E perché quella domanda “se sono matta io” risuona in chiunque abbia imparato a dubitare di sé prima di dubitare degli altri: un riflesso che la comunità queer conosce bene, e che qui diventa canzone, risata, politica e Festival.

2° Bambole di pezza

3° Levante – Malika Ayane

 

Menzione canzone queer a Ditonellapiaga per “Che fastidio!”

Ditonellapiaga abita lo spazio fragile tra identità e libertà. Canta corpi che non chiedono permesso, desideri che non si lasciano definire. Una canzone che non esibisce differenze: le rende quotidiane. Sul palco e fuori, trasforma la vulnerabilità in linguaggio e l’autonomia in gesto politico.

Menzione “Icona futura” ad Angelica Bove e Nicolò Filippucci

Ditonellapiaga vince il Premio Queer Sanremo 2026 powered by Gay.it: tutte le menzioni e le motivazioni - Angelica Bove Nicolo Filippucci Premio Queer GAy.it - Gay.it

In un Festival di campioni spesso troppo sicuri di sé, lə due giovani finalistə di Sanremo Giovani hanno disegnato un orizzonte in cui la fragilità e l’affermazione della propria identità hanno prevalso sulla smania da performance e sulla voglia di vincere. Si può stare sul palco dell’Ariston senza ancora sapere del tutto chi si è. Entrambi con la stessa disponibilità a mostrarsi incompiuti, in un contesto che premia quasi sempre chi sa già come presentarsi. La giuria del Premio Queer ha visto in loro un metodo artistico che illumina la via per tantə artistə, queer e non queer, che vogliano condividere il racconto della propria percezione della realtà.

Menzione “Messaggio queer” a Levante e Gaia

Sanremo 2026, il bacio tra Levante e Gaia è stato censurato?

Sul palco dell’Ariston, sulle note di “I Maschi” di Gianna Nannini, Levante e Gaia hanno portato in scena un’esibizione fatta di avvicinamenti, sguardi, complicità corporea: e l’hanno sigillata con un bacio sulle labbra. La regia, seguendo uno storyboard prestabilito, ha allargato l’inquadratura proprio in quell’istante: il bacio c’era, ma non si vedeva bene. Il web lo ha cercato, amplificato, restituito. E in quella tensione tra visibile e sottratto si è condensato tutto il senso del gesto. Non era un bacio di scena. Era la conclusione logica di una canzone che parla di donne che vivono il desiderio senza chiedere permesso. E di due artiste che quella canzone l’hanno sentita davvero. La mascolinità come costruzione narrativa e non come destino. Levante ha commentato: “La canzone è quella giusta perché quel modo di vivere la sessualità come un maschio l’ha descritta Gianna Nannini“.
“I Maschi” è un brano del 1987 che non invidiava il privilegio maschile, lo decostruiva, rivendicando per le donne la stessa libertà di desiderare senza giustificarsi. Levante, che si definisce sapiosessuale e ha sempre fatto dell’identità un territorio mobile e non negoziabile, e Gaia, che non ha mai nascosto la sua bisessualità, hanno scelto quel brano non a caso: perché descriveva già loro, prima ancora che lo cantassero. Prim’ancora che nascessero.
Il Premio Queer 2026 per il Messaggio Queer va a entrambe perché hanno dimostrato che il palco più popolare d’Italia può ancora essere un luogo in cui il desiderio femminile e queer si mostra senza mediazioni. E che a volte basta una canzone di quarant’anni fa, cantata nel modo giusto, per dire qualcosa che il presente – inquadrature consapevoli o meno – sembra non riuscire ancora a dire del tutto.

Menzione Canzone Pride(able) a Ditonellapaga per “Che fastidio”

“Che fastidio!” è una canzone da Pride perché fa esattamente quello che il Pride dovrebbe fare: nominare ad alta voce ciò che la norma preferisce tenere basso. Senza manifesti: con un ritornello nevrotico e spensierato.
Sul palco dell’Ariston, gonna rosa semi-tutù, fiocco a strascico, eyeliner pesante e rossetto rosso, Ditonellapiaga ha aperto la prima serata del Festival come se stesse aprendo una lista di conti in sospeso.
Il Pride conosce bene quella lista: i corpi che non si controllano, le menti che dubitano di sé, la domanda se sono matta io. Ditonellapiaga la canta su una base electro-pop con i laser davanti al pubblico più nazionalpopolare che esista, quello di Sanremo. E lì trasforma il palco dell’Ariston in un carro baraccone che attraversa una metropoli o un paesino italiani, e grida al mondo: noi siamo questo, noi esistiamo e nessuno riuscirà a nasconderci.

Menzione “Intersezionale” a Sayf

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Adam Sayf Viacava: madre tunisina, padre italiano, cresciuto a Genova, ha fondato Genovarabe, cita De André e mette la tromba jazz su basi trap. La sua biografia è già una sovrapposizione di appartenenze che la cultura dominante preferisce tenere separate. L’intersezionalità è la struttura stessa di quello che fa. “Tu mi piaci tanto” parla di territori feriti, di retorica nazionalista, di amore che non dovrebbe competere con la sopravvivenza: con una voce che sa cosa significa essere più cose insieme in un paese che chiede ancora di scegliere. Come noi persone LGBTQIA+ sappiamo bene, insieme a tante altre marginalità.
La Menzione Intersezionalità del Premio Queer 2026 va a Sayf perché ha dimostrato che nominare la complessità senza semplificarla è già un atto politico.

Menzione Storia LGBTQIA + a Michele Bravi: Out and proud Umberto Bindi

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Umberto Bindi fu bandito dal Festival per un anello al mignolo. Era il 1961. La sua carriera, nel momento del decollo, venne stroncata da un chiacchiericcio che oscurava la sua identità per affogarla nella paura di ciò che rappresentava. Morì nel 2002, in povertà, dai più dimenticato.
Michele Bravi ha un anello al mignolo. E in conferenza stampa, invece di parlare di sé, ha parlato di Bindi: di quello che ci ha lasciato, di quello che non ha potuto darci, del peso che portano chi apre una strada che altri percorreranno senza sapere che esisteva.
La Menzione Storia LGBT del Premio Queer 2026 va a Michele Bravi perché ha scelto il palco più nazionalpopolare d’Italia per restituire visibilità a chi quella visibilità la pagò carissima. Un gesto che non era dovuto, e che per questo vale doppio.

Menzione parità di genere a Carolina Bubbico e Bambole di pezza

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Carolina Bubbico, direttrice d’orchestra di Ditonellapiaga, nella quarta serata rivendica finalmente di essere chiamata “Maestra” e non “Maestro”, rompendo il soffitto di cristallo linguistico del maschile usato di default nella direzione d’orchestra: bye bye patriarcato.

Bambole di Pezza, band tutta al femminile, si sono presentate all’Ariston con un’estetica distante da qualsiasi narrazione stereotipata di come dovrebbero apparire delle donne sul palco. In sala stampa hanno risposto a domande superficiali e provocatorie con competenza e ironia, senza abbassare il tiro. E nella serata dei duetti, insieme a Cristina D’Avena, bravissima nel prestarsi al gioco, hanno mescolato la sigla di Occhi di gatto con Whole Lotta Love dei Led Zeppelin in un arrangiamento punk rock che era già da solo una dichiarazione: la cultura che ci è stata consegnata come “per bambine” e quella riservata ai “veri rockettari” possono stare insieme, contaminarsi, esplodere. E quando esplodono, il confine che le separava appare per quello che è sempre stato: ridicolo.

Menzione scivolone queer a RAI

Sanremo 2027, Carlo Conti lascia?

ll Premio Queer 2026 assegna quest’anno la sua ‘Menzione Scivolone’ alla Rai, ma come invito a una riflessione necessaria sul ruolo del Servizio Pubblico.

Se da un lato celebriamo l’energia e la libertà dellə artistə che hanno portato sul palco l’infinito spettro delle identità contemporanee, dall’altro non possiamo ignorare alcuni segnali di eccessiva prudenza istituzionale. Episodi come l’iniziale scelta di Andrea Pucci nel cast, un segnale che ha ferito la sensibilità di una parte della comunità per pregresse esternazioni, e una generale tendenza alla ‘normalizzazione’ dei temi più urgenti, indicano che c’è ancora molta strada da fare.

Lo Scivolone va dunque a una gestione comunicativa che a tratti è sembrata timorosa di abbracciare pienamente la pluralità del Paese. Chiediamo alla Rai di essere, con coraggio, non solo lo specchio di uno stato che cambia, ma uno spazio dove ogni identità possa sentirsi rappresentata con dignità, senza omissioni e senza il timore di ‘disturbare’, perché la diversità è il valore più prezioso del nostro patrimonio culturale.

 

Composizione della Giuria del Premio Queer Sanremo 2026 powered by Gay.it

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Laura Bono
Cantante e autrice, vincitrice di Sanremo Giovani, voce storica pop-rock italiana, da sempre attenta ai temi di libertà e autodeterminazione.

Eleonora Tricarico
Giornalista e osservatrice culturale, segue da anni spettacolo e media con uno sguardo critico sulle rappresentazioni.

Bianca Chiariatti
Giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno, impegnata su temi culturali, sociali e di diritti.

Lorenzo Amatulli
Speaker e presentatore, volto radiofonico attento al linguaggio e alla visibilità LGBTQIA+.

Filippo Giudice
Creator e fondatore di TrashBiccis, piattaforma pop diventata riferimento queer nel racconto dello spettacolo.

Grazia Sambruna
Giornalista per MOW, Fanpage e Today, voce critica e riconoscibile nel dibattito mediatico.

Angelo Conte
Speaker di GlitterBeam Italia e creator, impegnato nella radiofonia queer indipendente.

Diego Passoni
Scrittore e storica voce di Radio Deejay, riferimento culturale LGBTQIA+ mainstream.

Pietro Turano
Attore e attivista Arcigay Roma, impegnato su diritti civili e rappresentazione.

Klem
Cantante e performer, artista queer che unisce musica, corpo e politica.

Fabio Canino
Showman, autore e volto televisivo, da anni presenza dichiaratamente queer nel mainstream.

Dimitri Cocciuti
Autore televisivo, osservatore delle dinamiche pop e del linguaggio mediatico.

Simonetta Musitano
Stand-up comedian, usa l’ironia come strumento politico e transfemminista.

Vitto Pascale
Creator e attivista, impegnato su identità di genere e nuove generazioni.

Christian Correnti
Attivista e creator, lavora sulla visibilità LGBTQIA+ nei temi caldi dell’attualità.

Giampaolo Sgura
Fotografo di moda di fama internazionale, firma iconica dell’estetica contemporanea.

Luca Diana
Giornalista di Gay.it, segue cultura pop e diritti LGBTQIA+.

Giuliano Federico
Direttore editoriale di Gay.it

Simone Alliva
Giornalista noto per inchieste e approfondimenti sui diritti civili.

Nicolò Mazzon
Creator e attivista, lavora su linguaggi digitali e diritti LGBTQIA+.

Muriel
Creator attiva nella narrazione queer contemporanea.

Daniel Greco
Creator impegnato su visibilità, identità e cultura pop con una chiave ironica e irriverente.

Pino Strabioli
Regista e autore, figura storica del teatro e della cultura italiana. Grande conoscitore della canzone italiana.

Karma B
Duo artistico drag, simbolo di una visibilità queer popolare e politica.

Mario Colamarino
Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma.

Gabriele Piazzoni
Presidente nazionale Arcigay.

Alessia Crocini
Presidente di Famiglie Arcobaleno.

Fulvio Fellegara
Vicesindaco di Sanremo.

Marco Grieco
Giornalista costume e religione.

Giulia Martinelli
Fashion director de L’Officiel Italia, osservatrice delle connessioni tra moda e cultura.

Sara Maino
Responsabile culturale di Fondazione Sozzani, punto di riferimento storico del sistema moda.

Guglielmo Giannotta
Attivista di ACET, Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere, attiva su diritti e formazione.

Jonathan Bazzi
Scrittore e giornalista, una delle voci queer più autorevoli del panorama italiano.

Roberta Parigiani
Presidente del Movimento Identità Trans.

Greta La Medica
Writer e fashion editor, lavora sulle intersezioni tra stile e identità.

Ambrosia
Artista e performer, figura di rottura tra musica, corpo e performance.

Maria Tomba
Cantante e performer, voce emergente attenta ai linguaggi queer.

Premio Queer Sanremohttps://www.instagram.com/premioqueersanremo/ IG   | Sito: https://premioqueer.com

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