Sanremo 2026: la quarta puntata
Tra un appello antidroga, «un abbraccio all’incidente del tram», un ospite imbrazzante – Vincenzo Schettini – e una censura, si è conclusa anche la quarta serata del festival di Sanremo, quella delle cover e dei duetti. Di seguito, le nostre pagelle. Spiccano Arisa, Tredici Pietro, Maria Antonietta e Nayt, deludono Mara Sattei, Dargen e Leo Gassmann. Trionfa Ditonellapiaga.
Le nostre pagelle.
In questo articolo
- 1 Sanremo 2026: la quarta puntata
- 2 Le nostre pagelle.
- 2.1 Elettra Lamborghini con le Las Ketchup, Aserejé, 4
- 2.2 Eddie Brock con Fabrizio Moro, Portami via, 4
- 2.3 Patty Pravo con Timofej Andrijashenko, Ti lascio una canzone, 7,5
- 2.4 Levante con Gaia, I maschi, 6,5
- 2.5 Malika Ayane con Claudio Santamaria, Mi sei scoppiato dentro il cuore, 7,5
- 2.6 Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, Occhi di gatto, 6
- 2.7 Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso, Su di noi, 6
- 2.8 Tommaso Paradiso con gli Stadio, L’ultima luna, 8
- 2.9 Michele Bravi con Fiorella Mannoia, Domani è un altro giorno, 6
- 2.10 Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band, Vita, 8
- 2.11 Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas, Il mondo, 7.5
- 2.12 Fulminacci con Francesca Fagnani, Parole parole, 6
- 2.13 LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo, Andamento lento, 7,5
- 2.14 Raf con i The Kolors, The riddle, 5
- 2.15 J-Ax con Ligera County Fam., E la vita, la vita, 6
- 2.16 Ditonellapiaga con TonyPitony, The Lady is a Tramp, 7,5
- 2.17 Enrico Nigiotti con Alfa, En e Xanax, 6
- 2.18 Serena Brancale con Gregory Porter e Delia, Besame mucho, 6,5
- 2.19 Sayf con Alex Britti e Mario Biondi, Hit the road Jack, 8
- 2.20 Francesco Renga con Giusy Ferreri, Ragazzo solo, ragazza sola, 3
- 2.21 Arisa con Il Coro Teatro Regio di Parma, Quello che le donne non dicono, 8,5
- 2.22 Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci, Baila morena, 3
- 2.23 Sal Da Vinci con Michele Zarrillo, Cinque giorni, 5
- 2.24 Fedez & Masini con Stjepan Hauser, Meravigliosa creatura, 4
- 2.25 Ermal Meta con Dardust, Golden hour, 6
- 2.26 Nayt con Joan Thiele, La canzone dell’amore perduto, 8,5
- 2.27 Luchè con Gianluca Grignani, Falco a metà, 6
- 2.28 Chiello con Saverio Cigarini, Mi sono innamorato di te, 6
- 2.29 Leo Gassmann con Aiello, Era già tutto previsto, 3
Elettra Lamborghini con le Las Ketchup, Aserejé, 4
È maestra della locura, Elettra Lamborghini. E non è poco in questo festival. Ride, se ne frega, sembra non sapere cosa fa e, invece, furba, lo sa benissimo. Diverte, si diverte e ci trascina verso gli anni d’oro delle nostre preadolescenze millennial: prendi il Festivalbar, l’asfalto rovente, il ghiacciolo alla menta e, appunto, le Las Ketchup. Pura nostalgica caciara. Il resto, però, come si fa a giudicarlo? Lei gioca in un campionato tutto suo, ma questa cover – possiamo dircelo – era davvero brutta.
Eddie Brock con Fabrizio Moro, Portami via, 4
Eddie Brock porta con sé sul palco un suo mito, ma Fabrizio Moro, senza volerlo, e anzi coccolandolo come farebbe un fratello maggiore, spinge con la voce più di lui, lo oscura e smaschera la terribile assenza di carisma del collega. Un autogol.
Mara Sattei con Mecna, L’ultimo bacio, 3
Una cover in corsivo dell’Ultimo Bacio che dimostra una cosa già nota ai più: per cantare Carmen Consoli, soprattutto un brano monumentale e perfetto come questo, serve personalità, tanta. Tutto quello che manca, almeno in questi giorni di festival, a Mara Sattei, che qui è assolutamente scipita, come anche Mecna, di solito è molto molto più bravo di così.
Patty Pravo con Timofej Andrijashenko, Ti lascio una canzone, 7,5
A proposito di carisma, tuttə a lezione da Nicoletta Strambelli. Emozionata, ma precisissima nelle sue intenzioni, Patty omaggia Paoli e Vanoni re-interpretando un brano delizioso, come non se ne scrivono più. Non duetta con nessuno, ma lascia che sulla sua voce ricami la danza di Timofej Andrijashenko. Un bel momento!
Levante con Gaia, I maschi, 6,5
C’è qualcosa di asimmetrico in questa performance sulle note del bel brano di Gianna Nannini: Levante porta da subito il pezzo nel suo universo; l’arrangiamento è molto vicino a quelli del suo primo album, Manuale Distruzione. Peccato per Gaia, che fatica a sintonizzarsi e sfilaccia un’esibizione che altrimenti sarebbe stata molto bella. Non è il suo pezzo, non è il suo mondo. Eppure tra di loro la chimica c’era, eccome. Che assurdità da regime, tra l’altro, censurare il loro bacio e non, che so, l’intervento di ”Vincenzo Schettini.
Malika Ayane con Claudio Santamaria, Mi sei scoppiato dentro il cuore, 7,5
Sicuramente non un duetto perfetto, quello tra Malika Ayane e Claudio Santamaria. D’altronde lui non è un cantante di professione. Però si divertono, si inseguono, tolgono solennità a questo pezzo bellissimo, ormai abusato, per restituircelo più leggero. Très chic.
Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, Occhi di gatto, 6
Un’esibizione da metaverso: Cristina D’Avena incontra i Led Zeppelin, Occhi di gatto si mescola a Whole Lotta Love. Così, senza soluzione di continuità. Senza un perché. Non deve avere senso, forse, deve solo sembrare un gran casino. Le Bambole di Pezza son bravissime – qui Martina Ungarelli dà prova di una voce incredibile – ma l’operazione perplime un po’.
Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso, Su di noi, 6
Poteva essere un’idea – l’unica vera idea della serata finora – questa cover di Su di noi che incontra Signor tenente di Faletti e Il disertore di Boris Vian, e invece. Invece, un bel pasticciaccio che arruffa un testo antimilitarista con la voce di Papa Francesco e la canzonetta di Pupo, giullare presso la corte di Putin. Sono confuso: si nasce incendiari, si muore pompieri?
Tommaso Paradiso con gli Stadio, L’ultima luna, 8
Era matematicamente impossibile che questa cover venisse male: è da lì che viene Paradiso, è lì che guarda, a Lucio, al Dalla degli anni Ottanta. E quella di avere con sé Curreri è una gran scelta, quasi obbligata. Un bell’omaggio, una bella esibizione. Bravi!
Michele Bravi con Fiorella Mannoia, Domani è un altro giorno, 6
Hanno molto in comune, Bravi e Mannoia. Forse una certa sensibilità, uno sguardo comune sulle cose della vita, un’attenzione particolare alle parole da scandire, a tutte quelle da cantare, a volte sottraendo la voce, a volte invece lanciandola in avanti. Si percepisce bene su questa cover di Domani è un altro giorno. È mancato un brivido, però, e non avrei mai toccato l’arrangiamento originale, perfetto com’è.
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band, Vita, 8
Poteva essere un’arma a doppio taglio e invece Tredici Pietro ne è uscito benissimo: accompagnato da Galeffi e Fudasca & Band, riprende Vita – canzone momumentale di Dalla e Morandi senior – e ci scrive sopra qualche bella barra. Morandi è sul palco a sorpresa con lui. Disordinati, commoventi, rock ‘n’ roll.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas, Il mondo, 7.5
Dignitosissima cover di una delle canzoni più belle della storia della nostra musica. Maria Antonietta e Colombre, qui accompagnati dal sempre eccezionale Brunori, non aggiungono molto all’originale, ma lo rinfrescano e ne fanno il prologo della loro canzone in gara, La felicità e basta. L’ho già detto e lo ripeto: irresistibili.
Fulminacci con Francesca Fagnani, Parole parole, 6
Più che rifarsi alla versione di Mina e Alberto Lupo, Fulminacci e Fagnani guardano a Mina e Celentano: a cantare è lui, lei lo incalza parlando. Si baloccano, sorridono: lui le balla intorno, lei si auto-cita. Operazione divertente ma inspiegabile. Considerando quanto è bravo, Fulminacci avrebbe potuto puntare molto più in alto.
LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo, Andamento lento, 7,5
Inaspettatamente, LDA e Aka 7even regalano all’Ariston un ottimo momento funky. Con loro, una leggenda, Tullio De Piscopo, ottant’anni compiuti da pochissimo, che li accompagna divertito, mentre loro si beano di condividere il palco con un mito, senza pensare di sovrastarlo. La loro Andamento lento è stata misurata, precisa, appropriata. Non male.
Raf con i The Kolors, The riddle, 5
Sulla carta, l’operazione sembrava molto interessante: cantare The Riddle di Nik Kershaw in compagnia di Stash. La canzone è vicina ai mondi di entrambi e finalmente, da qualche, anno l’Ariston ha preso ad accogliere performance e messe in scena meno statiche. Ottime premesse, dicevamo, sì. Il risultato, però, è molto lontano dalle aspettative. Raf e il suo collega sembrano appena usciti da una brutta discoteca di provincia.
J-Ax con Ligera County Fam., E la vita, la vita, 6
Accompagnato dalla Premiata Ditta di teatranti milanesi – Ale&Franz, Cochi, Paolo Jannacci e Paolo Rossi – Ax sembra molto più convincente in E la vita, la vita che nel suo pezzo in gara, Italia Starter Pack. Questa è una bella dedica, alla sua città e all’ironia. Un inno all’ottimismo per tempi molto duri. D’altronde, basta avere l’ombrello.
Ditonellapiaga con TonyPitony, The Lady is a Tramp, 7,5
A metà strada tra l’omaggio e la parodia, Ditonellapiaga e Tony Pitony in versione Milleluci convincono, divertono (e cantano benissimo). Lei ha studiato musical a Londra per sette anni, e riesce a mescolare con intelligenza The Lady is a Tramp a Ba Ba Baciami Piccina. Ah, il varietà! Folie à deux.
Enrico Nigiotti con Alfa, En e Xanax, 6
Profilo basso, bassissimo, per una cover onestamente molto difficile. Un’esecuzione da Operazione Trionfo: dignitosa ma senza guizzo alcuno. Le barre di Alfa – tiepide, mollicce – non aggiungono niente a questo testo qui, tra i picchi della carriera sempre brillantissima di Samuele Bersani.
Serena Brancale con Gregory Porter e Delia, Besame mucho, 6,5
Elegante, certo, ma forse un po’ sopra le righe questa esecuzione a tre voci di Besame mucho. Al fianco di Serena Brancale, decisa quest’anno a dimostrare anche al grande pubblico di non essere solo quella di Anema e core, anche Delia e Gregory Porter, vincitore di due Grammy. Il kitsch sovrasta l’emozione. Peccato!
Sayf con Alex Britti e Mario Biondi, Hit the road Jack, 8
Tutti quanti voglion fare il jazz: abbastanza irresistibile questo momento Aristogatti con Sayf, che per cantare Ray Charles si fa accompagnare da due icone del soul Mario Biondi e Alex Britti, vestiti da Blues Brothers. Lui, che viene dal rap, a un certo punto, suona (benissimo) la tromba e diventa mattatore. Tra i momenti più belli della serata.
Francesco Renga con Giusy Ferreri, Ragazzo solo, ragazza sola, 3
A Massimiliano Di Paolo, un aspirante concorrente a X Factor, qualche anno fa, Malika Ayane, all’epoca giudice del talent, sentendolo cantare malissimo Space Oddity di Bowie, scocciatissima, disse: «Non avresti dovuto. Un po’ di senso del pudore a volte non guasta». Ecco, dovremmo dirlo anche noi a Renga, che di Space Oddity ha cantato l’adattamento in italiano, Ragazzo solo, ragazza sola: «Francesco, non avresti dovuto. Un po’ di senso del pudore a volte non guasta». Tutto brutto, tutto sbagliato.
Arisa con Il Coro Teatro Regio di Parma, Quello che le donne non dicono, 8,5
In un festival come questo, una canzone come Quello che le donne non dicono – retorica, misogina e reazionaria – suona addirittura sediziosa come un discorso di Angela Davis. Brano a parte, Arisa, qui accompagnata dal Coro Regio di Parma, è impeccabile, forse la migliore della serata. Rilegge a suo modo il grande classico di Fiorella Mannoia, facendone un brano solenne, quasi puccinesco. Lei brilla, la sua voce vola. È in stato di grazia, nonostante la canzone.
Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci, Baila morena, 3
Stacchetti, fracasso e poco altro: quella di Samurai Jay con Belén Rodriguez è una cover irrispettosa dell’originale, imbarazzante e francamente inutile. Perché?
Sal Da Vinci con Michele Zarrillo, Cinque giorni, 5
Mano sul cuore per un classicone che tra le mani di Sal Da Vinci, qui emozionatissimo, non riesce a decollare.
Fedez & Masini con Stjepan Hauser, Meravigliosa creatura, 4
I nostri sbagli ci completano come quadri con gli squarci: ancor più che la loro Bella stronza dell’anno scorso, ancora più che la loro canzone in gara, questo adattamento di Meravigliosa creatura finisce per suonare molto presto retorico, vittimistico e stucchevole. La sintonia tra i due sembra, tra l’altro, inesistente: una rappa barre originali, l’altro canta il ritornello, ma sembrano finiti sullo stesso palco per sbaglio.
Ermal Meta con Dardust, Golden hour, 6
Elegantissimo Meta, accompagnato da Dardust, in questa cover di Golden Hour di Jvke. L’arrangiamento ha, in effetti, dell’incredibile e la voce di Meta si apre verso il cielo, ma sfugge il senso di scegliere la canzone e questo, purtroppo, penalizza tutta l’esibizione.
Nayt con Joan Thiele, La canzone dell’amore perduto, 8,5
Applausi timidissimi in teatro per una delle migliori esibizioni della serata: sulla Canzone dell’amore perduto di De Andrè, Nayt e Joan Thiele entrano in punta di piedi, ma mirano al cuore. A quello di chi ascolta, certo, e a quello del brano. Lo tengono tra le mani, senza snaturarlo. Ma ci soffiano sopra. Sofisticatissimi.
Luchè con Gianluca Grignani, Falco a metà, 6
La personalità enorme di Grignani e il suo talento indomabile prendono tutto il palcoscenico. L’autore di Falco a metà graffia e graffia oggi più di ieri. Luchè rimane nell’angolo. Anche in questo caso, autolesionismo.
Chiello con Saverio Cigarini, Mi sono innamorato di te, 6
C’è qualcosa di maledetto ed enigmatico in Chiello, lo si percepisce più sentendolo cantare Tenco che con il suo repertorio. C’è qualcosa di maledetto ed enigmatico, che lo rende a volte ammaliante e a volte, invece, respingente. Nel marasma del festival, sembra faticare a trovare il suo posto. Anche stasera. Sebbene la sua interpretazione sia onesta e rispettosa, non vola.
Leo Gassmann con Aiello, Era già tutto previsto, 3
Molto sopra le righe, questa cover di Era già tutto previsto di Leo Gassman e Aiello. Teatrali come non mai, melodrammatici, anzi, e caricaturali. È tutto così tanto, tutto così troppo, che alla fine uno si concentra solo sulle smorfie e si dimentica del pezzo. Non bene. Anche meno.



