Una cittadina italiana trans è stata bloccata all’aeroporto internazionale di Doha, in Qatar, trattenuta per 17 ore e poi rimpatriata senza che le fosse consegnata una motivazione formale. Dopo la denuncia pubblica, Associazione Libellula, attiva da decenni nella tutela delle persone trans e nel contrasto alla tratta, ricostruisce con Gay.it quanto emerso finora e segnala anche un altro fronte inatteso: gli attacchi arrivati da ambienti gay conservatori, che accusano l’associazione di “strumentalizzare” il caso in chiave politica.
A parlare è Asia Cione, vicepresidente di Libellula, che ripercorre tempi e modalità del fermo, gli scambi con l’Ambasciata italiana a Doha e le prossime iniziative annunciate dall’associazione, tra cui azioni legali e una diffida alla compagnia aerea.
In questo articolo
- 1 Associazione Libellula, l’intervista: “Sappiamo del caso da martedì. È sotto shock”
- 2 Fermata alla dogana e mai uscita dall’aeroporto: “17 ore di riconoscimento”
- 3 Farmaci e terapia ormonale: “Aveva prescrizioni mediche, tutto nei blister”
- 4 Rimpatrio senza motivazione: “Opacità totale”
- 5 La risposta dell’Ambasciata: “Frasette diplomatiche”, ma nessuna spiegazione
- 6 La diffida alla compagnia aerea: “Riteniamo sia stata segnalata”
- 7 L’interrogatorio sull’identità: “Le chiedeva di autodenunciarsi”
- 8 “Fuoco amico”: gli attacchi dei gay conservatori e l’accusa di “propaganda”
- 9 “Non siamo partitiche”: il lavoro di Libellula e la risposta alle accuse
Associazione Libellula, l’intervista: “Sappiamo del caso da martedì. È sotto shock”
Associazione Libellula riferisce di aver appreso la vicenda solo dopo il rientro in Italia della donna. “Noi siamo venute a conoscenza della vicenda martedì”, spiega Cione, precisando che la cittadina “è tornata lunedì notte” e che l’associazione è riuscita a sentirla quando “praticamente stava tornando”.
Secondo quanto ricostruito, la donna era partita per un viaggio con l’idea di una vacanza e si è ritrovata in una situazione definita da Cione “totalmente inaspettata”.
Asia Cione descrive una condizione di forte fragilità emotiva dopo l’accaduto: “Lei in questo momento è molto scioccata, è molto provata”. In questi giorni, racconta, la donna “è stata qui da noi a Libellula” e l’associazione ha cercato di non lasciarla sola: “Non l’abbiamo lasciata sola, se non per poche ore al giorno”.
Il racconto insiste sull’impatto traumatico: “Sta vivendo dei momenti di crisi molto forti, ha avuto dei crolli psicologici dovuti proprio all’accaduto, che è stato profondamente violento, quindi è sotto shock”. Libellula sta attivando un supporto clinico: “Stiamo anche provvedendo ad attivare un percorso di psicoterapia per lei per supportarla e per aiutarla a uscire dal trauma”.
Fermata alla dogana e mai uscita dall’aeroporto: “17 ore di riconoscimento”
Secondo la ricostruzione dell’associazione, la cittadina italiana non sarebbe mai uscita dall’aeroporto: “Quando è arrivata lì, è stata bloccata alla dogana, quindi lei non è mai uscita dall’aeroporto”. Cione definisce il trattenimento “in ostaggio”, parlando di ore di controlli e procedure che descrive come opache: “Si è fatta 17 ore di riconoscimento”.
Tra gli elementi riferiti da Libellula: perquisizioni, richieste invasive e una verifica dell’identità di genere. Cione sostiene che, dopo che le autorità locali avrebbero compreso che la donna era trans, la situazione sia degenerata: “È stata spogliata senza maglia… è stata fatta proprio un’indagine sul suo corpo, sull’identità della ragazza”.
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Farmaci e terapia ormonale: “Aveva prescrizioni mediche, tutto nei blister”
Nel racconto dell’associazione, un punto centrale riguarda i farmaci. “Loro si sono presentati dicendo che volevano indagare quali farmaci lei avesse con sé”, riferisce Cione. Libellula sottolinea che la donna aveva documentazione medica: “La ragazza aveva le prescrizioni mediche di tutto. Quindi aveva tutto nei blister, tutto nelle confezioni”.
Cione aggiunge un dettaglio che, per l’associazione, rende ancora più problematica la gestione: “Hanno estratto tutte le pillole dai blister… e gliele hanno riconsegnate in una busta di plastica chiusa”. E denuncia l’assenza di attestazioni: “Senza un foglio che dicesse ‘Abbiamo fatto i test su questi farmaci’. Niente di tutto ciò”.
Rimpatrio senza motivazione: “Opacità totale”
Sul piano documentale, Cione sostiene di avere pochissimi elementi: “Noi abbiamo soltanto i due biglietti, le foto dei due biglietti”. E aggiunge che non sarebbe stata consegnata una spiegazione scritta del rimpatrio: “Non mi hanno dato una motivazione reale per la quale è stata effettivamente trattenuta la persona… non c’è una motivazione”.
Cione cita anche la modalità del rientro: “Le hanno fatto un biglietto extra, l’hanno scortata fin dentro al suo posto a sedere sull’aereo… tutto con un’opacità totale”.
La risposta dell’Ambasciata: “Frasette diplomatiche”, ma nessuna spiegazione
Libellula ha inviato una comunicazione formale all’Ambasciata italiana a Doha e ha ricevuto una risposta che giudica insufficiente. Cione riferisce che l’email del capo della cancelleria consolare esprime “massima comprensione” e l’intenzione di “proseguire l’interlocuzione con gli organi locali competenti”, ma senza chiarire il punto centrale.
La vicepresidente aggiunge inoltre che, a suo dire, inizialmente alla madre della donna sarebbe stato detto di non “allertare nessun altro”: “Loro inizialmente avevano detto ‘Comunque adesso risolviamo tutto noi, non allerti nessun altro’”. Per Cione la gestione è stata “ambigua”: “Hanno tentato molto di tenere la cosa sotto controllo. Ci hanno risposto con queste frasette un po’ diplomatiche, però poi sostanzialmente non mi hanno dato una motivazione”.
La diffida alla compagnia aerea: “Riteniamo sia stata segnalata”

Libellula annuncia un’azione legale anche contro la compagnia aerea: “Stiamo procedendo con le azioni legali a diffidare la compagnia aerea”. Il sospetto è che la donna possa essere stata “segnalata già dalla compagnia aerea”, anche perché – sostiene Cione – si tratterebbe di un vettore del Qatar.
Cione afferma che, se i farmaci fossero stati il problema, avrebbe dovuto esserci un avviso prima dell’imbarco: “Se qualcosa che trasportava poteva essere problematico nel paese di destinazione, la compagnia aerea ha comunque la responsabilità di segnalarlo”. Da qui la conclusione dell’associazione: “Noi presumiamo che non ci fosse un problema effettivamente in quello che stava trasportando, ma che il problema fosse la sua identità di genere”.
L’interrogatorio sull’identità: “Le chiedeva di autodenunciarsi”
Nel racconto di Cione, una parte centrale riguarda l’atteggiamento del medico in aeroporto. “Il medico le chiese espressamente di autodenunciarsi come persona trans”, riferisce la vicepresidente. Cione racconta anche che il medico avrebbe usato un insulto transfobico (“Shemale”) e avrebbe posto domande sull’orientamento sessuale.
Sempre secondo Cione, dopo che la donna ha detto “Sì, sono una donna trans”, non sarebbe stata rilasciata: “Loro hanno deciso di trattenerla”. E aggiunge: “Farle le foto segnaletiche senza maglia e di schedarla”. Cione teme che la donna possa essere stata inserita in una lista di persone non gradite: “Sicuramente è stata messa nella blacklist… come una terrorista”.
“Fuoco amico”: gli attacchi dei gay conservatori e l’accusa di “propaganda”
Oltre al caso in sé, Libellula denuncia un clima di delegittimazione arrivato dall’interno della comunità LGBTQIA+, in particolare dalla nuova formazione “Gay Conservatori“. Cione parla di commenti “molto violenti” sotto il post dell’associazione: “Ci hanno definiti ridicoli, ci hanno detto di vergognarci, dicendo che noi stiamo strumentalizzando questo caso per fare propaganda di sinistra”.
Secondo Cione, una parte delle critiche sostiene che il problema sia “unicamente la cultura musulmana” e contesta a Libellula di aver citato il contesto politico e diplomatico: “Chi ci ha contestato, ha scritto che avrebbe ricondiviso la notizia se non avessimo riportato il fatto che c’era appena stato un accordo”, in riferimento al recente incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e l’Emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani.
Cione respinge l’accusa di propaganda: “Per noi invece è solo un’analisi critica del contesto in cui viviamo”. E sul punto insiste: “G., prima di essere una donna trans, è una cittadina italiana regolare… e ha fatto un viaggio… però non ha beneficiato di questi diritti in quanto persona trans. Questo è il tema”.
Cione va oltre e chiama in causa anche le figure di riferimento dell’area dei Gay Conservatori: “Invitiamo prima di tutto Francesca Pascale, che conosce benissimo il nostro operato, a rivalutare quali sono le persone che devono occupare posti di rappresentanza delle frange di questo movimento appena nato. Perché se questa è la loro capacità di analisi, probabilmente non possono rappresentare nessuno se non loro stessi”.
La vicepresidente di Libellula rivendica il ruolo pubblico dell’associazione: “Attaccare Libellula significa attaccare la comunità trans ad oggi. Noi siamo il volto istituzionalizzato della comunità. Non siamo un privato che capitalizza una causa”.
“Non siamo partitiche”: il lavoro di Libellula e la risposta alle accuse
Cione respinge l’idea di un’associazione “di partito”: “Noi non è che poi siamo fan del PD… siamo molto critiche nei confronti della sinistra, bacchettiamo la sinistra allo stesso identico modo… cioè non siamo partitiche”.
E rivendica il lavoro dell’associazione: “Noi siamo un’associazione che da 30 anni si occupa di migranti, di tutela delle persone trans. Gestiamo le case famiglia, i servizi, accogliamo più di 500 persone trans all’anno”. Aggiunge che l’associazione opera anche come antitratta: “Prima di essere un’associazione LGBT, siamo l’antitratta… contrastiamo la migrazione irregolare e lo sfruttamento di esseri umani”.
Per Cione, l’attacco è “grave” perché arriva “da quello che dovrebbe essere un movimento della nostra comunità” e perché implica una solidarietà condizionata: “Sentirci dire che non si supporta una persona della propria comunità solo perché facciamo un’analisi critica… questo sì che è di parte”.
Intanto Libellula rivendica la scelta di esporsi nonostante le pressioni: “Noi sempre, non smetteremo di combattere”. E sugli attacchi ricevuti conclude: “Siamo molto amareggiate… però ne prendiamo atto, perché è bene che anche le persone della comunità LGBT possano orientarsi”.


Esprimo totale e sincera solidarietà e profonda vicinanza a questa povera ragazza che hanno ingiustamente trattenuto e umiliato nell' aereoporto dI Doha. Purtroppo in quei paesi arabi c' è molta omotransfobia e molta misoginia, e sarà molto difficile riuscire anche solo ricevere scuse ufficiali che arrivino da Doha. Questa giovane donna incensurata e perbene ha subito umiliazioni ed è stata trattenuta solo perché transessuale, rendiamoci conto fin dove possono arrivare la follia e la cattiveria squallida che hanno vomitato addosso a questa povera ragazza. Quando andrò in vacanza non andrò mai in questo paesi dittatoriali e umanamente squallidi come il QATAR. Un abbraccio forte e affettuoso a questa povera ragazza e un ringraziamento sincero e pieno di stima a Libellula che offre un vero e proprio lavoro di supporto a 360 gradi nei riguardi delle persone lgbttqi +. ❤️ ️