Educazione sessuale e affettiva nelle scuole, primi passi del Governo Meloni

Accolto un emendamento di +Europa per una misura temporanea e un budget di 500mila euro: insorge Pro Vita.

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Il Governo Meloni ha accolto un emendamento alle legge di bilancio presentato da +Europa: 500 mila euro finanzieranno corsi di educazione sessuale e affettiva nelle scuole nel 2025. Saranno tenuti da soggetti esterni agli istituti scolastici. Il provvedimento non è strutturale.
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Il Governo Meloni ha approvato un emendamento alla manovra finanziaria che stanzia 500mila euro per promuovere corsi di educazione sessuale e affettiva nelle scuole medie e superiori. Si tratta di corsi temporanei e non strutturali, dunque non obbligatori. L’intervento fornisce copertura finanziaria soltanto per istituti che ne facciano richiesta, ma è certamente un primo passo.

Proposto da +Europa, il finanziamento punta a sensibilizzare i giovani su salute sessuale, prevenzione e rispetto reciproco. Emma Bonino, tra le sostenitrici, ha definito la misura “un primo passo nella direzione giusta“. Secondo Riccardo Magi leader di +Europa si tratta di “un piccolo ma importante passo innanzitutto per iniziare a contrastare culturalmente la violenza di genere e per prevenire la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili che stanno tornando a diffondersi in maniera preoccupante tra i giovani“.

È passato poco più di un anno da quando, nell’ottobre 2023, la Lega, con il deputato Rossano Sasso, aveva attaccato una proposta di Movimento 5 Stelle e Verdi e Sinistra Italiana mirata a introdurre l’educazione affettiva nelle scuole. Il leghista l’aveva definita “una nefandezza, una porcheria, un’oscenità. Lo stesso Sasso si era poi reso promotore della risoluzione anti-gender, con la quale la destra italiana si appresta ad approvare una serie di provvedimenti che configurano una vera e propria legge anti-LGBTI sul modello russo-ungherese: lo scorso mese la ministra dell’Istruzione Bernini aveva infatti messo sotto osservazione il corso di teorie queer dell’Università di Sassari tenuto dal professor Zappino.

Non sono mancate le critiche al Governo, dopo l’emendamento. L’associazione ultra-cattolica Pro Vita & Famiglia ha annunciato “barricate” contro quella che definisce “propaganda ideologica” nelle scuole. Il portavoce Jacopo Coghe ha attaccato la maggioranza di centrodestra per un “cedimento gravissimo” e ha promesso mobilitazioni per contrastare i corsi. Una reazione di propaganda che fornisce al Governo Meloni una sponda per fregiarsi di un provvedimento di natura liberale, che in verità, sebbene configuri un primo passo, resta del tutto insufficiente. Il Movimento 5 Stelle a tal proposito ha criticato il governo per aver bocciato un ordine del giorno che chiedeva di rendere strutturale l’insegnamento dell’educazione sessuale. Stefania Ascari, firmataria della proposta M5S, ha denunciato la contraddizione della maggioranza, che ha bocciato l’inserimento strutturale, ma ha approvato lo stanziamento di un budget per corsi temporanei da svolgere soltanto ove richiesti dagli istituti. Il Governo potrà ora distribuire soldi a soggetti e associazioni che forniranno consulenze esterne agli istituti scolastici che richiederanno corsi di educazione affettiva e sessuale. Tuttavia, è bene precisarlo, l’educazione sessuale non diventerà materia strutturale dei programmi di studio. L’Italia continuerà a essere tra le poche nazioni dell’Unione Europea senza un’educazione sessuale obbligatoria nelle scuole.

Resta inoltre incerto il tempo necessario per l’emanazione dei decreti attuativi e se questi introdurranno restrizioni aggiuntive rispetto a quanto previsto dall’emendamento. La pressione di Pro Vita sul Governo potrebbe impedire l’erogazione dei fondi verso soggetti non allineati alla retorica meloniana dio-patria-famiglia.

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Il parlamento e la società civile saranno dunque chiamati a vigilare sull’utilizzo dei fondi: “Sarà importante che il ministero dell’Istruzione offra un’adeguata informazione ai dirigenti scolastici – ha sottolineato Magi – Con questo finanziamento siamo andati incontro alle richieste di molti istituti“.

Sarà infatti compito degli istituti richiedere fondi al Ministero per poter erogare corsi di educazione sessuale e affettiva ai propri studenti. In Italia, l’obbligatorietà dell’educazione sessuale e affettiva rimane esclusa, almeno per il momento.

Rosario Coco, Presidente Gaynet e fresco di nomina ad ILGA Europe, pone l’accento anche sui finanziamenti liberati per lo sportello psicologico e ricorda che, per ora, si tratta di provvedimenti che andranno a vantaggio soltanto degli studenti facenti parte di istituti particolarmente virtuosi che faranno richiesta dei fondi:

“È certamente un piccolo passo che coinvolgerà solamente gli istituti scolastici virtuosi, ma che riporta sul binario corretto la discussione sulla tutela delle nuove generazioni da infezioni sessualmente trasmesse, abusi, violenze, pregiudizi e cyberbullismo. Per citare solo un dato, secondo il garante dell’infanzia oltre il 90% degli abusi sessuali sui minori avviene da parte di familiari. Considerato il più ampio tema della salute mentale, un altro strumento di tutela sarà certamente lo sportello psicologico, sostenuto con un fondo di 10 milioni per il 2025 e 18,5 nel 2026. Entrambi i correttivi alla manovra vanno quindi nella giusta direzione, ovvero quella di rendere la scuola responsabile di un’educazione olistica e comprensiva delle diverse dimensioni di convivenza civile e sociale, nonché luogo capace di offrire strumenti e tutele per affrontare il mondo”

 

 

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