Ddl Roccella-Schillaci, l’allarme delle società scientifiche: “Si rischia di limitare l’accesso alle cure”

Le principali società scientifiche italiane criticano il Ddl Roccella-Schillaci sulla disforia di genere nei minori e segnalano il rischio di limitare e rallentare l’accesso alle cure.

Ascolta:
0:00
-
0:00
disforia di genere nei bambini come capire
4 min. di lettura

Il disegno di legge “Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere nei minori”, promosso dai ministri Orazio Schillaci ed Eugenia Roccella, è finito al centro di un acceso dibattito scientifico, politico e sociale. Al cuore della discussione c’è una domanda fondamentale: il DDL Roccella-Schillaci tutela davvero la salute delle persone transgender e gender diverse minorenni, oppure rischia di limitarne l’accesso alle cure?

A lanciare un segnale d’allarme sono le principali società scientifiche italiane, che in un comunicato congiunto – rilanciato dall’agenzia ANSA e ricondiviso da Italia Trans Agenda, coordinamento nazionale di associazioni e collettive trans, evidenziano criticità sostanziali nel testo del provvedimento, chiedendo una revisione profonda alla luce delle evidenze scientifiche e delle raccomandazioni europee, “senza essere condizionato da ideologie”.

triptorelina-tavolo-tecnico-schillaci-roccella

Che cos’è il DDL Roccella-Schillaci sulla disforia di genere nei minori

Il DDL 2575 (cosiddetto DDL Roccella-Schillaci) interviene sull’uso dei farmaci impiegati nei percorsi di affermazione di genere per le persone minorenni, introducendo nuovi vincoli procedurali e ridefinendo i criteri di appropriatezza prescrittiva. In particolare, il testo propone un maggiore controllo centralizzato sulle decisioni cliniche, con il coinvolgimento del Comitato Etico Nazionale (CEN) per le sperimentazioni pediatriche.

Secondo i promotori, l’obiettivo sarebbe garantire maggiore prudenza. Tuttavia, per la comunità scientifica questo approccio rischia di produrre l’effetto opposto: ostacolare l’accesso tempestivo alle cure, con conseguenze potenzialmente gravi sul benessere psicofisico delle persone transgender e gender diverse in età evolutiva.

Le società scientifiche: “Si rischia di limitare fortemente l’accesso alle cure”

In una nota congiunta, realtà scientifiche di primo piano come la Società Italiana di Endocrinologia (SIE), la Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP), l’Osservatorio Nazionale Identità di Genere (ONIG), la Società Italiana Genere Identità Salute (SIGIS), la Federazione Italiana Sessuologia Scientifica (FISS) e altre associazioni mediche e pediatriche sottolineano che il DDL presenta “molteplici criticità sostanziali”.

Il punto centrale riguarda l’accesso ai percorsi sanitari: “Si rischia di limitare fortemente l’accesso ai percorsi sanitari”.

Secondo gli esperti, la salute delle persone transgender minorenni non può essere trattata come un ambito sperimentale o ideologico, ma deve essere riconosciuta come cura sanitaria basata su evidenze scientifiche.

Il nodo dei tempi: il Comitato Etico Nazionale come ostacolo

Uno degli aspetti più contestati è l’obbligo di richiedere, per ogni singolo caso, il parere del Comitato Etico Nazionale per le sperimentazioni pediatriche. Le società scientifiche avvertono che questa misura avrebbe un impatto diretto sui tempi di intervento: “Rendere obbligatorio l’assenso del Comitato Etico Nazionale per le sperimentazioni pediatriche per ogni singolo caso causerebbe un grave rallentamento nell’accesso agli interventi medici”, sottolineano gli esperti.

Il rallentamento è particolarmente critico nei casi in cui venga prescritta la triptorelina, utilizzata per sospendere temporaneamente lo sviluppo puberale. Durante l’attesa del parere, spiegano ancora gli esperti, la pubertà proseguirebbe, rendendo l’intervento meno efficace e potenzialmente più traumatico per la persona minorenne.

Linee guida ignorate: cosa dice davvero la comunità scientifica internazionale

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Ddl Roccella-Schillaci, l'allarme delle società scientifiche: "Si rischia di limitare l’accesso alle cure" - transfobia - Gay.it

Un’altra critica centrale riguarda il mancato riferimento, nel DDL Roccella-Schillaci, alle Linee Guida scientifiche internazionali già esistenti, considerate lo standard di cura a livello globale.

Le società firmatarie indicano chiaramente quali documenti dovrebbero costituire il riferimento principale:

  • le Linee Guida dell’Endocrine Society (2017);
  • le Linee Guida aggiornate nel 2025 della German Society for Child and Adolescent Psychiatry, Psychosomatics and Psychotherapy (DGKJP);
  • l’Expert Opinion pubblicata nel 2024 dai gruppi di lavoro della ESPE e della rete europea ENDO-ERN.

Secondo la comunità scientifica, queste linee guida forniscono già indicazioni dettagliate su come bilanciare la complessità dell’adolescenza con il diritto alla salute e all’autodeterminazione delle persone minorenni.

Europa a due velocità: perché il DDL racconta solo una parte della realtà

Il comunicato evidenzia anche una rappresentazione parziale del contesto europeo. Nella relazione al DDL, infatti, vengono citati esclusivamente i Paesi che hanno adottato approcci restrittivi, omettendo quelli che hanno confermato o aggiornato i propri sistemi di cura.

Le società scientifiche sottolineano che: “Si menzionano solo alcuni paesi che hanno rivisto in senso restrittivo i servizi sanitari, trascurando di citare altri paesi come Spagna, Olanda, Francia, Belgio o Germania”.

In questi Stati, i percorsi per le persone transgender minorenni sono garantiti e regolati, proprio in base alle evidenze scientifiche più aggiornate.

Le raccomandazioni del Consiglio d’Europa: un punto fermo

Un elemento centrale dell’appello riguarda le indicazioni del Consiglio d’Europa, provenienti sia dalla Commissione per i Diritti Umani sia dai report sull’accesso alle cure sanitarie per le persone LGBTI.

Le raccomandazioni sono chiare:

  • garantire l’accesso all’assistenza specifica per le persone transgender e gender diverse indipendentemente dall’età;
  • coinvolgere direttamente le persone interessate, le loro famiglie e le organizzazioni di riferimento nello sviluppo delle politiche pubbliche.

Il DDL, allo stato attuale, secondo le società scientifiche, va in direzione opposta e rischia di comprimere diritti già riconosciuti.

AIFA e protocolli già esistenti: perché non ripartire da qui

Un ulteriore punto critico riguarda il rischio di sospendere, di fatto, un sistema già regolamentato. Le società scientifiche chiedono che, in attesa di eventuali nuovi protocolli ministeriali, si continui a fare riferimento alla determina AIFA n. 21756/2019, adottata dopo il parere favorevole del Comitato Nazionale di Bioetica nel 2018.

Questa determina prevede già criteri prescrittivi rigorosi, inclusa la valutazione da parte di un team multidisciplinare e di un bioeticista, offrendo tutele concrete alle persone minorenni.

“Uscire dal campo delle opinioni”: il messaggio finale della scienza

Il Coordinamento nazionale di associazioni e collettive trans ha rilanciato l’appello con un messaggio netto: “Occorre uscire dal campo delle opinioni: il parere della Scienza non può essere ignorato”.

La richiesta delle società scientifiche non è ideologica né politica, ma profondamente sanitaria: riconoscere l’assistenza alle persone transgender come cura, orientata al benessere, e costruire politiche pubbliche basate su dati, competenze e diritti umani.

Il dibattito sul DDL Roccella-Schillaci non riguarda solo una norma tecnica, ma il modello di società e di sanità che l’Italia intende perseguire: uno spazio di tutela, ascolto e responsabilità, oppure un terreno di restrizioni che rischiano di avere conseguenze concrete sulla vita delle persone più giovani e vulnerabili.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.