È scontro aperto alla Camera sul disegno di legge Valditara riguardante il “consenso informato” per le attività di educazione sessuale e affettiva nelle scuole. La seduta è stata sospesa, il ministro Valditara si è dileguato e ora la legge tanto sbandierata dalla destra rischia lo slittamento. Destra che è apparsa nervosa, stizzita a tratti e intimorita dall’opinione pubblica che man mano si va convincendo di come il divieto all’educazione sessuale, affettiva e alle differenze nelle scuole sia un errore politico imperdonabile nell’Italia devastata da femminicidi e atti di odio omobitransfobico.
Dopo l’emendamento della Lega – poi ritirato – che estendeva l’obbligo di autorizzazione genitoriale anche alle scuole medie, l’aula è esplosa in accuse e interruzioni. Chiara Appendino (M5S) ha denunciato “il bavaglio” imposto dalla destra: “Temete il sesso, ma il sesso è naturale, lo facciamo tutti“. Il ministro Valditara – che si è presentato in ritardo ed è apparso visibilmente nervoso – ha replicato parlando di “falsità” e accusando le opposizioni di “sfruttare i femminicidi”. Le sue parole — “vergognatevi” — hanno infiammato ulteriormente il dibattito, costringendo la vicepresidente Ascani a sospendere la seduta.
A quanto riferisce Simone Alliva su Domani Valditara, nel riprendere brevemente la parola, ha detto: “Le mie parole non avevano un carattere personale, ma politico, legato a un’accusa precisa“. Poi, senza ascoltare le repliche, ha lasciato l’Aula spiegando di avere “un appuntamento istituzionale in Puglia“. Seguono fischi, urla, proteste. Fonti leghiste chiariscono che il ministro era atteso “per una tappa elettorale“, ma per l’opposizione la giustificazione non regge. “Ha mostrato un atteggiamento tipicamente patriarcale“, attacca Luana Zanella (Avs). “Il rispetto è dovuto. Mantenga un contegno degno di un ministro: quel “vergognatevi” va ritirato”, aggiunge Andrea Casu (Pd). “È un’offesa all’intero Parlamento“. Marco Grimaldi (Avs) chiede l’intervento della presidenza: “Il ministro deve scusarsi, altrimenti quest’Aula diventerà invivibile“. Sulla stessa linea Andrea Quartini (M5S): “È stato un disonore. Se non ritirerà le sue parole, prenderemo provvedimenti politici conseguenti“.
Il Partito Democratico, Avs e M5S hanno chiesto le scuse del ministro e la convocazione urgente della riunione dei capigruppo. “Si è creata una frattura profonda tra Parlamento e governo“, ha dichiarato Simona Bonafè (Pd). Intanto, la Lega difende il ministro: “Basta strumentalizzazioni, Valditara difende l’educazione“.
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Il testo in discussione introduce il consenso informato per tutte le attività extracurricolari che trattano temi legati alla sessualità: per le scuole medie e superiori sarà necessario l’ok dei genitori, mentre resta il divieto assoluto per l’infanzia e le elementari. Il governo lo presenta come garanzia di libertà educativa, ma per l’opposizione si tratta di un nuovo ostacolo all’educazione affettiva e di genere, già marginalizzata negli ultimi anni.
La polemica parlamentare, tuttavia, è solo la superficie di un progetto più ampio. Il dibattito mostra un uso sistematico della retorica populista e anti-scientifica. Nessun dato, nessuno studio o riferimento a ricerche viene citato dai proponenti. Gli interventi evocano piuttosto “smarrimento”, “indottrinamento ideologico”, “teorie gender”, fino a citare Papa Francesco contro “l’ideologia che cancella le differenze tra uomo e donna”. Illuminante, in tal senso, un post di Massimo Prearo (qui di seguito impaginato), sociologo e ricercatore italiano, specializzato nello studio dei movimenti LGBTQIA+, delle politiche sessuali e delle relazioni tra religione, genere e potere.
Il disegno di legge, secondo Prearo, nasce infatti da una campagna del Family Day e da un dossier dei movimenti anti-scelta e anti-LGBTIQ+ che denunciano presunti progetti scolastici “confusivi”. L’obiettivo reale non è informare le famiglie, ma limitare quei programmi che promuovono parità, inclusione e autodeterminazione. Così il ddl non solo censura, ma riscrive il significato stesso di educazione sessuo-affettiva, sostituendola con un’“educazione conservatrice” – spiega Prearo – fondata sulla superiorità morale della famiglia e sul controllo dei contenuti.
Questa “educazione alternativa” non emancipa, ma preserva l’ordine sociale e di genere; non previene violenze o discriminazioni, ma mette il silenziatore a chi prova a nominarle, è quanto espresso da Prearo.
Quello della destra si svela come un modello romantico, nostalgico e populista, in cui la morale prevale sulla scienza e la libertà educativa diventa terreno di controllo ideologico. In nome della “famiglia”, si impone una museruola alla scuola.
Il voto era previsto per oggi o al massimo domani. Ora, probabilmente, tutto slitterà.
