È domenica pomeriggio e sono a bere un caffè macchiato in un locale assai in voga di Milano e sto origliando i discorsi di chi mi circonda. Ad un certo punto Marco e Giacomo, li chiamerò così, attirano la mia attenzione. Stanno parlando di “Gioco Pericoloso”, ovvero il nuovo film di Lucio Pellegrini che vede Elodie nel ruolo di Giada, al fianco di Eduardo Scarpetta e Adriano Giannini che rispettivamente interpretano Peter Drago e Carlo.
Un thriller psicologico, assai complesso, farcito di molti silenzi, uscito nelle sale italiane giovedì 13 marzo 2025, che sta facendo discutere per via del ruolo da protagonista assegnato proprio alla nostra amata Elodie che, dopo aver calcato il palco dell’ultimo Festival di Sanremo con “Dimenticarsi alle 7”, ha deciso di provare ad indossare nuovamente i panni di attrice, buttandosi nel cinema di genere, il giallo, con tutte le sue complessità.
Un esperimento che ci sentiamo di dire superato a pieni voti. Eppure qualcosa vibra di stonatura, ma cosa?

Perché Elodie nel ruolo di attrice protagonista al cinema ci infastidisce?
Origliando i miei dirimpettai ad un certo punto sento uno dei due pronunciare: “Ma perché i cantanti si ostinano a fare gli attori o i conduttori? Non gli basta ciò che già fanno?!”. Il nostro amico sembra essere visibilmente irritato dalla scelta di Elodie di recitare in un film – chissà se sa che non è nemmeno la sua prima volta – eppure non sembra avercela con l’interprete di “Bagno a mezzanotte“ e “Tribale“, ma con il sistema.
A nulla valgono le argomentazioni del suo amico che, tirando in ballo artiste del calibro di Jennifer Lopez e Lady Gaga, alimenta la discussione. Discussione, per altro, condivisibile, e forse un po’ più complessa di una chiacchiera da bar – soprattutto se consideriamo che si tratta di una domenica pomeriggio tranquilla di metà marzo – che, però, mi ha subito messo davanti a una domanda: come mai sempre più artisti, raggiunto il successo nel proprio campo, decidono di sperimentare anche altri ambiti? E soprattutto: perché se lo fa unə artista italianə, magari donna, crea così tanto scalpore?
Una risposta univoca non sembra esistere, ma i miei due nuovi amici mi hanno dato uno spunto interessante.
Se da un lato non c’è nulla di male nel permettersi di sperimentare, dall’altro invece – e ha ragione, almeno in parte, il mio dirimpettaio – in questo modo i giovani talenti nostrani rischiano di essere oscurati da chi è già popolare – magari, come nel caso di Elodie, grazie alla musica. Non è certamente qualcosa che può essere definita “accusa”, ma effettivamente – ci penso per la prima volta solo in quel momento – può essere così.
Me lo raccontava qualche giorno fa anche Giuseppe Futia, attore e modello, che ha scelto l’America per rincorrere il suo sogno, stanco di un’Italia incapace di valorizzare i propri artisti.

Il fenomeno dei “multi-talented artists”: il caso di Elodie
Il problema, però, come ripetono più volte anche i nostri Marco e Giacomo, non è Elodie, ma la percezione che tendiamo ad avere di lei – relegata a quella di cantante. Oggi tendiamo ad inserire gli artisti italiani in compartimenti stagni e ci sembra faticoso ricollocarli altrove. Un evidente limite culturale, secondo me.
Peggio. Se si tratta di artiste donne, italiane, ancora di più. Fateci caso: se a un uomo che sperimenta riconosciamo il coraggio, a una donna riserviamo la nostra diffidenza. Il sospetto che sia un capriccio, un favore concesso o una strategia di marketing è sempre dietro l’angolo.
Eppure, quando abbiamo visto Lady Gaga cantare e recitare in “A star is born“ o Harry Styles in “Dunkirk” non ci siamo indignati, ma abbiamo chiesto a gran voce che venissero premiati agli oscar. Al contrario, quando abbiamo saputo del ruolo di Marco Mengoni e Mahmood come doppiatori in “Mufasa – Il Re Leone” e in “La Sirenetta“ ci siamo immediatamente stizziti, ancor prima di ascoltare il loro lavoro. Invidia italiana?
Negli USA, invece, l’industria dell’intrattenimento è fluida: una popstar può diventare attrice senza destare sospetti. Da Zendaya a The Weeknd, passando per Rihanna, la sperimentazione è la regola. In Italia, come dicevamo, chi devia dal percorso prestabilito è accolto da scetticismo e diffidenza.
Sarà perché moltə di noi fanno fatica ad accettare ciò che sono, o perché non siamo riuscitə a rincorrere i nostri sogni quanto volevamo, ma di fatto il successo degli altri non ci piace; o per meglio dire, ci piace, ma fino ad un certo punto. Una volta superato quel limite intangibile, iniziamo ad essere, ingiustificatamente, gelosi delle carriere altrui dando loro la colpa per la nostra incapacità di continuare a sognare ad occhi aperti. Invidia italiana?
E così Elodie che dimostra di essere una brava attrice, oltreché una postar della musica italiana, ci fa venire l’orticaria. Ma solo per partito preso. Lo ammette anche Giacomo, che è ancora lì seduto di fronte a me insieme al suo amico Marco. Dice che forse è colpa del sistema se i giovani talenti non riescono ad emergere, e non di chi oggi si ritrova a poter sperimentare con il proprio corpo, esplorando ogni giorno una parte nuova di sé.
Dunque, più che infastidirci, forse dovremmo imparare a fare come Elodie: smettere di chiedere il permesso e iniziare a vivere.
Gioco Pericoloso, Elodie femme fatale nel thriller con Eduardo Scarpetta e Adriano Giannini
