Eugenia Romanelli, l’intervista. “Noi famiglie arcobaleno esistiamo, non capisco miopia e aggressività di Salvini” – VIDEO

Eugenia e Rory sono mamme di una bimba. Hanno scritto alla premier Meloni e così risposto al leader leghista.

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Eugenia Romanelli, l'intervista. "Noi famiglie arcobaleno esistiamo, non capisco miopia e aggressività di Salvini" - VIDEO - Eugenia Romanelli - Gay.it
credits foto Guido Fuà
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Eugenia Romanelli e Rory Cappelli si sono unite civilmente al cospetto di Monica Cirinnà, sono madri di una bambina e pochi giorni fa si sono appellate a Giorgia Meloni, affinché il Governo dia loro e a tutte le altre famiglie arcobaleno d’Italia uguali diritti. La sentenza del tribunale civile di Roma che ha definito illegale la norma voluta da Matteo Salvini nel 2019, quando da ministro dell’interno impose sulle carte d’identità dei minori la dicitura “padre e madre”, è stata una vittoria enorme per le famiglie omogenitoriali d’Italia, che ora chiedono giustizia.

Eugenia Romanelli è una giornalista nonché scrittrice, nel 2020 fondatrice della rivista ReWriters, a lungo docente presso l’Università di Roma La Sapienza, collaboratrice negli anni con la Repubblica, L’Espresso, Il Messaggero, L’Unità, il Fatto Quotidiano, Vanity Fair e l’ANSA, autrice di romanzi legati anche alla genitorialità, nonché penna della biografia autorizzata di Vladimir Luxuria. Rory Cappelli è una giornalista di LaRepubblica, prima persona a fare coming out all’interno del giornale, che l’ha sempre sostenuta pubblicamente e privatamente. La sentenza del 2014 che riconosce la doppia genitorialità di Eugenia e Rory, dopo la prima Consulenza Tecnica d’Ufficio condotta sul tema di specie in Italia, è la seconda mai scritta in questo Paese ed è a firma del giudice Melita Cavallo.

Abbiamo avuto il piacere di porre quattro domande ad Eugenia Romanelli, tra quotidiano omogenitoriale, discriminazioni e politica nazionale, ancora oggi ferma dinanzi ai bambini di queste famiglie costrette ad appellarsi ad avvocati e giudici per vedersi riconosciute un semplice diritto. A fine post, le risposte formato video!

In passato l’attuale presidente della Camera ha detto che le famiglie arcobaleno “non esistono”. Eppure sono migliaia in tutta Italia. Al di fuori dei palazzi della politica, com’è il quotidiano, l’interazione sociale di una famiglia composta da figli e genitori dello stesso sesso?

“Siamo centinaia, non si può quindi dire che non esistano. Ma anche se ce ne fosse soltanto una, ogni vita ha una valore incommensurabile, è preziosissima, che sia umana o animale. La vita di una famiglia omogenitoriale è per certi versi assolutamente normale, nella norma. Nostra figlia fa lo stesso tipo di vita dei suoi amichetti, ha meno di 10 anni e non ha ancora capito che oltre ad avere il doppio degli altri ha anche meno degli altri. Vedendo a scuola quasi sempre figure femminili, non percepisce in alcun modo il fatto che non ha un papà, si sente quindi una privilegiata ad avere due mamme. Il suo modo di incedere nel mondo è sicuro, sereno, gioioso. Quando era piccola piccola aveva fatto arrabbiare tantissimo un compagnetto perché alla scuola materna si era vantata di avere due mamme e il compagnetto aveva replicato dicendo che aveva due papà, ma non era vero. Forse è un pochino più complicato per noi mamme, non siamo in una bolla, conosciamo poche famiglie come la nostra. La nostra comunità di pari sono colleghi, mamme della scuola, e ci accorgiamo che mentre le donne sono ben contente di frequentarci tra famiglie è un pochino più complicato. Come se il fatto che non si possa fare una simmetria perfetta in una cena in cui le donne chiacchierano tra di loro e gli uomini chiacchierano tra di loro, creasse un disagio. Spesso queste cene finiscono che io e mia moglie parliamo con la moglie dell’altra coppia e il marito rimane un po’ annoiato”.

In una lettera pubblicata su LaRepubblica avete chiesto alla premier Giorgia Meloni “uguali diritti”. Da madri a madre. E da figlia a figlia. In termini pratici cosa significa?

“Noi siamo una famiglia di mamme privilegiate, perché siamo tra le pochissime famiglie arcobaleno italiane dove sia io che mia moglie abbiamo la genitorialità legale della bambina grazie alla seconda sentenza italiana che sia mai stata scritta nel 2014, che ha concesso l’adozione a mia moglie, che è la madre di intenzione della bambina. Avendo fatto i documenti di nostra figlia prima della mozione Salvini, che ha imposto la dicitura “madre” e “padre”, lei sui suoi documenti ha scritto “genitori” con il nome mio e di mia moglie. Quindi siamo privilegiate. Se ora che dobbiamo rinnovare il passato non riuscissimo ad avere entrambi i nostri nomi sui suoi documenti, come madre e madre, come genitore e genitore, questo lederebbe per lei la rappresentazione corretta della sua famiglia, mettendola in una posizione di disagio sociale. Ci sono studi internazionali che sottolineano come i bambini e le bambine nate in famiglie con persone dello stesso sesso non hanno nessun tipo di disagio rispetto a bambini cresciuti in famiglie eterosessuali, se non per un punto, che è il Minority Stress Disorder, ovvero atti di bullismo. Nel momento in cui un bimbo o una bimba si ritrovano a fronteggiare una situazione in cui dall’esterno arrivano messaggi di diminuzione e squalificazione, che li facciano sentire diversi o esclusi, questo crea un forte disagio. Il problema arriva dalla società, da eventuali azioni di omotransfobia o dai nostri rappresentanti che dovrebbero prendere in carico la felicità di ogni cittadino e cittadina, escludendo di occuparsi del benessere di alcuni di noi. Questi individui esistono, queste famiglie esistono, occorre preoccuparsi di come farle sentire bene, a proprio agio, serenamente in relazione con il resto della società”.

Agli occhi della legge e della politica italiana, vostra figlia è una figlia di serie B. Come spiegarlo ad una bambina?

“Non c’è bisogno di spiegarlo a nostra figlia, lei non si sente di serie B. Come detto prima, siamo una famiglia privilegiata. A meno che non si riesca a rinnovare i documenti nella corretta rappresentazione della nostra famiglia, non abbiamo nessun tipo di limitazione dei nostri diritti rispetto alle altre famiglie. La bambina non si deve confrontare con nessun limite rispetto agli altri bambini. Sicuramente, è tutt’altra storia rispetto all’immaginario collettivo. Nonostante le abbiamo regalato libri sulle famiglie di tutti i tipi, stimolandola, nell’immaginario collettivo prevale il modello padre-madre-figli di cui lei ha la percezione, che il suo è un caso di specie. La nostra vita viene vissuta in una comunità di pari che è principalmente formata da famiglie eterosessuali. Tutto questo fa sentire nostra figlia diversa. In questi primi suoi 10 anni lo percepisce come un valore aggiunto, collegandosi all’aspetto del doppio che vede come un vanto. L’unica volta che l’ho vista un pochino in difficoltà è nella sosta relazionale che si crea, mentre gioca con nuovi amichetti, quando dice che ha due mamme. Le fanno domande e allora nostra figlia ha trovato una strategia, rispondendo molto velocemente e concretamente raccontando com’è avvenuta la sua nascita per poi continuare a giocare. Forse per lei potrebbe essere stancante dover ripetere sempre la stessa storia”.

Il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini si è detto “senza parole”, dopo la sentenza del tribunale di Roma che ha stralciato il suo decreto che imponeva l’uso di «padre» e «madre» per i documenti dei minori. Vogliamo aiutarlo a trovarne qualcuna?

“Normalmente sono una persona che non viene attratta dalle emozioni negative, anche dinanzi a governi e leader politici aggressivi nei confronti delle minoranze e delle vite che non sono conformi al cosiddetto maschio cisgender ricco, bianco, giovane. Tendo a chiedermi perché si sviluppino certe forme di fobia, di indigeribilità in tutto ciò che è diverso. Con il comportamento politico e umano di Salvini ho avuto difficoltà. La miopia nell’accorgersi che l’esistenza umana sia fisiologicamente fatta di unicità, non riesco a ritenerla in buona fede. Credo sia un uomo che abbia gli strumenti per rendersi conto che ogni persona è diversa dall’altra, che il mono talento fa fallire famiglie, imprese, è un qualche cosa che fa morire una situazione, una vita. La diversità arricchisce. Se non ci arrivi con il cuore, dovresti arrivarci con una cultura anche mediocre. Lui questi strumenti ce li ha, faccio quindi fatica a rispondere a questi pensieri così miopi, comportamenti così volgari e queste azioni tanto aggressive”

Contenuto a cura di Federico Boni, Giuliano Federico e Angelo Rosa.
Foto Credit: Guido Fuà

 

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