50enne deputato leghista, ex sottosegretario all’Istruzione nel Governo Draghi e attuale membro della 7ª Commissione Cultura, scienza e istruzione, Rossano Sasso è colui che nell’immaginario collettivo ha ‘sostituito’ Simone Pillon nell’ossessiva e continua battaglia portata avanti dal partito guidato da Matteo Salvini nei confronti della fantomatica ‘ideologia gender’. Sasso non parla praticamente d’altro, con tanto di libro ad hoc “promosso con soldi pubblici” in quel di Latina, secondo quanto denunciato da Arcigay, e il ruolo di relatore del cosiddetto ddl Valditara, con il quale la destra di governo vuole vietare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole materne ed elementari e obbligare al consenso genitoriale per medie e superiori. In aula a Montecitorio Sasso ha ricordato come “Dio Patria e Famiglia” sarebbe il credo” del centrodestra di governo, che alla Camera ha approvato il DDL, ora atteso al passaggio in Senato.
Sasso vota “contro” Salvini

Ebbene Sasso nei giorni scorsi ha votato contro la risoluzione di maggioranza relativa alla proroga dell’autorizzazione che il Parlamento dà al governo per inviare nuovi aiuti militari all’Ucraina. Pura disobbedienza nei confronti del leader Matteo Salvini, con Sasso e il collega leghista Edoardo Ziello che avrebbero seguito le contrarie indicazioni del vicesegretario Roberto Vannacci, che via social ha tuonato: “Basta armi e soldi a Kyev. Non è l’interesse nazionale. Questa guerra impoverisce l’Italia. La pace serve ora. Intanto, nel nostro Paese chi muore sono i capotreni e donne e famiglie vivono nella paura. Ai parlamentari dico: un vostro sì prolungherà guerra e sofferenza“.
Arriva il partito di Vannacci?
Un Vannacci pronto all’addio per dare forma ad un proprio partito, ancor più di estrema destra rispetto a quello leghista? Domande che da giorni tutti si pongono a Montecitorio, per quanto il ‘peso’ politico di un partito del Generale non sia del tutto quantificabile. Alle recenti elezioni regionali toscane, dove Vannacci si è speso in lungo e in largo con un ‘suo’ candidato, la Lega è uscita a pezzi dalle urne, ma lo stesso Vannacci, oggi eurodeputato, era riuscito a raccogliere oltre mezzo milione di preferenze in tutta Italia alle ultime elezioni europee, risultando il candidato con il maggior numero di preferenze dopo Giorgia Meloni.
Sasso e l’inedita vicinanza a Vannacci
Intercettato da Gabriella Cerami di LaRepubblica, Sasso ha smentito l’intenzione di voler abbandonare la Lega, precisando di aver votato “secondo coscienza, stiamo parlando di un tema di politica internazionale”. “Inviare ulteriori armi e soldi a Zelensky non rappresenta l’interesse nazionale e per questo motivo ho votato in dissenso dal gruppo della Lega. Io dico no ai soldi degli italiani per Zelensky. Ci vuole coerenza. Lo ha ribadito anche il presidente Trump: Zelensky ostacola la pace“. Secondo Sasso, continuare a inviare armi e soldi non aiuterebbe “di certo il processo di pace e la pace ottenuta oggi sarà sempre meglio di quella di domani, perché più passano i giorni più le condizioni per raggiungerla saranno peggiori per gli ucraini. Io la penso come la maggioranza degli italiani. La politica dell’Ue è stata fallimentare e gli ultimi 90 miliardi di euro stanziati per Zelensky non ci faranno certo raggiungere la pace“. A domanda diretta se sia stato proprio Vannacci a dirgli di votare contro la risoluzione sulla proroga dell’invio delle armi in Ucraina, Sasso ha precisato: “È innegabile che abbiamo una sensibilità comune“.
Sensibilità innegabilmente intuibili, visto quanto detto da Vannacci in questi ultimi anni. Un generale ossessionato dalla comunità LGBTQIA+ in egual misura al collega di partito, spalleggiato dalle associazioni pro-vita e ora in prima fila nel prendere le distanze da un’indicazione di voto del proprio segretario, non a caso sul tema silente da giorni.


