Eva Robin’s, all’anagrafe Roberto Coatti, nata a Bologna 66 anni fa, figura iconica che ha attraversato il panorama artistico italiano con l’audacia di chi trasforma il proprio corpo in un manifesto, ne ha combinate un’altra delle sue. In un’intervista al Corriere, l’artista ha lanciato una provocazione sulla figura del Duce: Benito Mussolini assumeva ormoni estrogeni? A che fine? Un pasticcio per far baccano, pubblicato dal Corriere, rilanciato da molti media, che tuttavia ha indispettito parecchi fan del Duce (che di questi tempi, come sapete, sono piuttosto en vogue).
Attrice, cantante e icona culturale, Eva Robin’s ha debuttato negli anni Settanta come ermafrodito – “un’invenzione per finire sui giornali” – ma ha incarnato ben altro: una sfida alle convenzioni e una celebrazione della diversità.
Nel dialogo tessuto dall’immensa Teresa Ciabatti, scrittrice e finalista al Premio Strega, Eva ricostruisce una vita di trasformazioni. “A dieci anni volevo farmi prete,” racconta, “mi affascinava la vestizione, l’oro delle tonache. Ma non potevo rinunciare alla mia vanità.” La sua infanzia, segnata da solitudine e traumi, si rivela però terreno fertile per una personalità fiera e spudorata.

L’ormone di Benito Mussolini
Affidata a un infermiere, racconta Eva a Ciabatti, eccola ritrovarsi ad assumere il Progynon depot – “gli ormoni usati da Mussolini per tenerlo carico” – dice Eva, che così scopre il potere della metamorfosi. “La barba mi faceva paura,” confessa, “volevo bloccarla. Il seno, invece, è stato un incidente di percorso, ma non potevo tornare indietro.” Quegli esperimenti, intrapresi in solitudine, aprirono la strada alle generazioni future, che oggi trovano sostegno medico e psicologico. Ma sulla questione dell’ormone, nell’intervista Eva Robin’s menziona di aver letto in un libro che il Progynon Depot, ormone che le veniva somministrato, fosse utilizzato anche da Mussolini per mantenerlo energico. Non è stato possibile identificare quale libro riporti questa informazione. Ma è importante notare che il Progynon Depot è un preparato a base di estrogeni, ormoni femminili, il cui utilizzo per “tenere carico” qualcuno appare inusuale. Pertanto, l’affermazione potrebbe essere frutto di un malinteso o di una leggenda metropolitana? Oppure, ancora, Eva Robin’s non ha voluto parlare a fondo di quali ormoni anch’ella abbia fatto uso? Poco importa, nel contemporaneo pop vale tutto, basta un titolo e la pillola va giù, n’è vero?

Il testosterone per il Duce
Facendo qualche ricerca infatti, si scopre che nel libro “Il potere tossico” di Tania Crasnianski, Benito Mussolini viene narrato, con procedimento storiografico, come persona afflitta da vari disturbi tra cui inappetenza, insonnia, stitichezza, anemia e pressione bassa. Problemi che lo inducevano a sottoporsi ai trattamenti medici del dottor Georg Zachariae, suggerito da Adolf Hitler. Le cure includevano iniezioni di testosterone e ormoni derivati da testicoli animali, nonostante il Duce seguisse una dieta vegana ed evitasse di consumare tali organi: piuttosto popolare, come dice anche la stesa Robin’s, l’ipotesi che si trattasse di testicoli di scimmia. Inoltre, Mussolini assumeva cocktail stimolanti contenenti batteri per la flora intestinale. Tuttavia, molti dei suoi disturbi, come la gastrite e l’astenia, avevano probabilmente origini psicologiche, suggerendo una possibile depressione nervosa. L’autopsia – ad ogni modo – rivelò che Mussolini era in buona salute al momento della morte. Il libro “Il potere tossico” è tra l’altro un documentato volume che aiuta a comprendere come molti leader carismatici della storia abbiano abusato di sostanze chimiche: state pensando anche voi ad Elon Musk e alla sua dipendenza da ketamina?
Eva Robin’s e l’essere donna
“L’arte è una forma di protezione“, ci aveva detto Eva in un’intensa intervista per Gay.it condotta da Federico Colombo qualche tempo fa “Un artista ha il compito di esprimere la sua arte, certo, ma anche di raccontare il processo creativo e come questo si ricollega a sé stesso, al mondo, alla società” qui l’intervista integrale su Gay.it >
Dall’intervista rilasciata a Ciabatti, giunge a noi il racconto di una Eva che si muove tra le ombre e le luci di un’epoca in cui l’Italia non era pronta per le identità fluide (illuminante intervista politica nel 2016 sempre con Gay.it da parte di Alessio Poeta, leggere l’archivio per credere >). Dai travestiti della Montagnola agli anni come corista di Amanda Lear – “mi insinuai nella compagnia come femmina” – ogni scelta diventa una rivendicazione. “Essere donna,” ammette, “è stato un escamotage per sopravvivere, non una vocazione.”

Oggi, più sola ma non meno brillante, immagina il suo funerale: “Tante luci e il mio cappottino di strass. Verranno?” La parabola di Eva Robin’s è una danza di luci e ombre, che illumina un mistero destinato a restare tale, ma che oggi si svela con più chiarezza in questo coraggio di essere se stessi in un mondo spesso impreparato ad accogliere la bellezza dell’unicità. E gli ormoni di Mussolini sono il frutto di una provocazione, o forse di qualcosa di cui Eva non vuole parlare.
