È un magnetismo inarrestabile, spesso irresistibile, quello dell’universo di Elon Musk. Un’accelerazione ossessiva verso i confini della scienza e della percezione umana, in parte alimentata dal suo dichiarato uso di sostanze psicotrope.
Come riportato dal New York Times, Musk ha apertamente ammesso di ricorrere a composti come la ketamina. Un’esplorazione che oscilla tra potenziamento personale da maschio conquistatore e superamento delle barriere mentali che non possiamo che approvare. Ma sono tanti i ma.
Sebbene molte delle scelte muskiane siano accolte con curiosità, e persino con fascinazione, l’approccio di Mister X all’uso di droghe apre quesiti critici su quanto l’auto-medicazione possa influenzare decisioni di ampio impatto pubblico (Tesla, SpaceX, StarLink, X/Twitter ecc), specie da parte di un imprenditore che guida rivoluzioni tecnologiche e spaziali. E non ci sono – ormai è chiaro – soltanto le sue aziende.
Trump, ketamina, Meloni e la cosa pubblica
La vicinanza di Elon Musk a Donald Trump, appena ri-eletto Presidente USA, apre scenari che rovesciano sulla piattaforma delle democrazie liberali interrogativi inquietanti. Sia chiaro, anzi sia chiarissimo, quanto segue: chi scrive è convintamente anti-proibizionista e ritiene che l’uso di droghe, da quelle legali come alcol, psicofarmaci, THC (I know, darling: nell’Italietta di meloncini salviniani è illegale persino il CBD, figurarsi il THC, ma l’Italietta non fa testo in questo discorso, si tratta di uno STATONAZIONE ormai irrilevante, periferia archeologica dell’Impero) eccetera, a quelle illegali debba essere legalizzato e controllato da soggetti autorizzati dalla cosa pubblica (Stato).
È notizia di queste ore che Donald Trump ha assegnato a Elon Musk il ruolo di capo Doge. Mister Keta guiderà il dipartimento USA per l’efficienza del governo, insieme a Vivek Ramaswami. Musk dovrà garantire il pieno funzionamento (o lo smantellamento?) della macchina statale. Così, forse, da potersi fare di ketamina a tutte le ore senza incorrere nel rischio di incriminazione per guida della cosa pubblica in stato comatoso? Anche per una libertaria come chi scrive, siamo alla distopia da avanspettacolo, neanche ben scritta: una letteratura oscenamente cheap, a dirla tutta. E se fosse il nuovo corso delle cose? E quando sarà a capo dell’esercito? Esercito pubblico, o privato?
I have serious concerns about SSRIs, as they tend to zombify people.
Occasional use of Ketamine is a much better option, in my opinion. I have a prescription for when my brain chemistry sometimes goes super negative.
— Elon Musk (@elonmusk) August 5, 2023
Effetti della ketamina
La ketamina, composto chimico sviluppato inizialmente come anestetico, è una sostanza che agisce sul sistema nervoso centrale, sospendendo temporaneamente il dolore e inducendo uno stato dissociativo. In ambienti medici, viene somministrata per il trattamento della depressione resistente, svelando un potenziale rigenerante per sinapsi spezzate, un sollievo temporaneo nel buio dell’animo. Tuttavia, i suoi effetti psicotropi sfuggono alla linea piana di un semplice analgesico; la ketamina apre a un’alterazione percettiva, un’ubriacatura onirica che scinde l’ego dalla realtà, immergendo il soggetto in una dimensione estranea e caleidoscopica. L’uso ricreativo, è appurato dalla scienza, reca rischi gravi: confusione mentale, dipendenza, e danni permanenti alle funzioni cognitive e alla memoria. In dosi elevate, essa può condurre a un “K-hole,” un baratro di immobilità cosciente dove la volontà cede il passo all’abisso. È, dunque, un farmaco ambiguo, una porta incerta tra il sollievo e l’annullamento.
Ketamina e maschi gay
Nella comunità gay, la ketamina fluttua magicamente nei cieli del quotidiano sballo (sia un club, sia un ufficio, o una palestra, o un divano di casa, spesso un letto) come un elisir ambiguo, tra desiderio e oblio. Usata spesso nei contesti del “chemsex,” questa sostanza psicotropa dissociativa si mescola a metanfetamine e GHB, svelando una danza febbrile e prolungata, dove i confini tra sé e l’altro si dissolvono. Gli uomini, rapiti in stati di coscienza alterata, avvertono un piacere accentuato, quasi anestetico, che svincola il corpo dal peso del giudizio e dalle inibizioni. Così, i gays ci danno dentro con sesso scatenato. E per carità, chi può dir loro nulla, se non di stare attenti alla salute. Dietro questa illusione si celano infatti ombre scure, con rischi che serpeggiano silenti. La ketamina, nel suo abbraccio velenoso, intorpidisce i nervi fino a logorarli: la vescica danneggiata, una dipendenza che s’insinua subdola e una vulnerabilità che espone a incontri rischiosi. E così, la sostanza che promette una liberazione fugace, trascina il corpo verso una catena invisibile di dolore e annientamento. Una testimonianza qui su Gay.it aveva fatto discutere (LEGGI), e questo dimostra la linea liberale del nostro giornale: ognuno fa ciò che vuole, finché non chiede magari di governare il globo, facendosi di ketamina? O forse – in nome dell’approccio liberale – dovremmo non sindacare sulle sostanze che assumer Musk come chiunque altro?
Ketamina al governo!
La gestione ombelicale della cosa pubblica di un uomo che fa ampio e conclamato uso di droghe psicotrope è scintilla di osservazione anche per indefessi liberali libertari (come me, tengo a ribadire). Non si capisce come possa non preoccupare la proibizionista Giorgia Meloni, premier italiana amica del cuore di Musk, – nonostante sia un uomo universalmente colpevole di GPA – che recentemente la supporta anche nelle questioni albanesi. Nelle ultime ore, le ingerenze dell’uomo addizionato di ketamina, che vorrebbe far licenziare i giudici italiani mediante la sua burattina Meloni per via dell’operazione degli immigrati deportati in Albania, hanno travalicato i social e sono diventati un caso di stato, con il Presidente Mattarella che ha mandato un segnale a mister Tesla, dicendo:
“L’Italia sa badare a se stessa”
La psichedelia ketaminica di Musk si affianca a un’agenda che ha i contorni dell’effervescenza personale, diciamo pure autocratica, che se da un lato non teme di esplorare le implicazioni più radicali dell’esperienza umana (ci mancherebbe, sono affari suoi), dall’altro non è chiaro quale modello di organizzazione della cosa pubblica abbia in mente questo tizio che vive sospeso nel microdosing di psico-addizioni. Alcuni fan, anche italiani, di Musk, vedono tutto ciò come una ricerca, perfino eroica, verso nuove dimensioni dell’intelletto e della percezione. Tuttavia, come ha argomentato il Wall Street Journal, il rischio intrinseco dell’uso di sostanze, specialmente tra figure pubbliche di tale calibro, è quello di confondere audacia e incoscienza, spingendo i limiti della “genialità” al di là del razionale, per poi riversarlo su qualche miliardo di persone (e non solo sugli azionisti, che era la preoccupazione del WSJ).
- Dove si va con la ketamina al governo?
- Qualcuno, vi prego, saprebbe anticiparmi un qualche risvolto di questa storia?
- Meloni che dice su questo?
- È vero che Trump ne ha già piene le scatole di Elon?
- Sarò Trump a far fuori Elon o il contrario?

La questione transgender e sua figlia Vivian Wilson
La figura di Musk si è negli ultimi due anni manifestata in un ulteriore e più intricato conflitto, stavolta familiare e ideologico, che offre tuttavia uno specchio cristallino delle ripercussioni ombelicali del neo-tiranno super-cool-techno-clown amante della keta. Nelle sue dichiarazioni pubbliche, Musk non ha mai nascosto una posizione scettica – a tratti feroce – verso la comunità transgender, fino a parlare di “malvagità trans“. Ma è uno scetticismo poco credibile, perché sgorga dal vissuto personale di un uomo che, bisognoso di ketamina per la propria depressione, ha affrontato il rapporto con sua figlia trans Vivian.
Già nel 2020 Musk iniziò a deridere l’uso di pronomi di elezione sui social. Poi, nel 2022, sua figlia Vivian iniziò a disconoscerlo, proprio per le sue posizioni intrise di pregiudizio transfobico. Arriviamo così all’aprile 2023, quando Elon getta pubblicamente la maschera e si accanisce contro le terapie di affermazione di genere per giovani persone gender variant, chiedendo “carcere a vita per medici e genitori“. Una posizione anti scientifica, considerando che secondo la scienza si tratta di terapie salva-vita che riducono il rischio suicidio nelle giovanissime persone con varianza di genere. Una posizione ideologica – non a caso – assunta anche da altre destre, inclusa quella italiana che ha messo sotto esame il Careggi di Firenze. Venne quindi il giorno – giugno 2023 – in cui il tiranno Musk decise che la parola cisgender andava vietata da X/Twitter (ma non era un liberale? Solo quando conviene).
Come osserva il New York Times, la frattura tra Musk e la sua famiglia rivela un’ulteriore complessità nel personaggio pubblico che è Elon: la convivenza di una “mente aperta” con una posizione ideologica che sembra non trovare spazio per l’inclusività. È tra le ombre della sua vicenda familiare infatti che il ritratto di Musk si delinea con maggiore profondità: un uomo in costante tensione tra la sua propensione verso l’infinito (sia esso mentale, spaziale o virtuale) e un sistema di valori spesso rigido, quasi arcaico, domato dall’incessante bisogno di ketamina. Mentre esplora i confini della coscienza tramite la keta, Musk si mostra sorprendentemente impenetrabile, persino ostile, verso quelle che considera deviazioni dalla “normalità” biologica. Insomma, un clown davvero seducente, a cui tuttavia non affiderei le sorti della cosa pubblica.
Sua figlia Vivian Jenna Wilson ha espresso pubblicamente critiche nei confronti del padre, descrivendolo con termini quali “freddo“, “narcisista“, “incline agli scatti di rabbia” e “assente“. Parole chiare, perfettamente in linea con un a persona che ha un’addizione alla ketamina. Vivian ha inoltre affermato che Musk la “tormentava” per i suoi tratti femminili durante l’infanzia. In un’intervista, Vivian ha dichiarato: “Non c’era mai, forse il dieci per cento del tempo“. Infine, la ragazza ha deciso di lasciare gli Stati Uniti, perché guidati da un tipo di cui non si fida: suo padre. Presto tutti gli americani la seguiranno.
Capite dunque che per il povero egotico che ama la ketamina, l’allontanamento della figlia Vivian appare ai nostri umili occhi liberali, che provano ad affrancarsi dal pregiudizio sulle droghe (figurarsi!), una sorta di contrappasso, una frattura insanabile che getta ombre anche sulla nuova funzione pubblica di Musk, che interviene ora anche su questioni italiane, come un tiranno che snocciola ordini da eseguire immediatamente ai confini dell’impero. Il capriccio di un keta-boy annoiato dalle sue imprese, stanco di ammassare denaro, che sussurra alle orecchie della nostra premier proibizionista in una compulsiva coazione ad ammazzare la depressione. Qualcuno mi svegli da questo incubo, devo aver fumato troppo.
© Riproduzione riservata.

Cosa ne pensi?