Alessio Muceli, 22 anni, militante di Fratelli d’Italia, ha deciso di fare coming out pubblicamente durante le festività natalizie: “Sono gay”. Una dichiarazione chiara e diretta che, nel 2025, dovrebbe rientrare nella normalità, ma che è destinata ad attirare l’attenzione non tanto per il contenuto, quanto per l’ambiente di militanza da cui proviene e per le posizioni che lo stesso Muceli rivendica pubblicamente all’interno del partito.

Alessio Muceli

Alessio Muceli di Fratelli d’Italia: il coming out pubblico

Muceli vive in Sardegna ed è una figura attiva e visibile all’interno del partito: su Facebook ha una fanpage che conta oltre 3mila follower e il suo ruolo è tutt’altro che marginale. È il “responsabile del dipartimento consulta interreligioso provinciale Ogliastra per Fratelli d’Italia”, oltre a essere membro di Gioventù Nazionale e dei Conservatori e Riformisti Europei. Un profilo che, nel panorama politico italiano, rende il suo coming out un fatto non ordinario.

Il racconto di Alessio Muceli parte da una scelta consapevole: rendere pubblica la propria identità sessuale senza arretramenti o ambiguità. “Sono gay, mi piacciono i maschi”, ha svelato.

In un’intervista rilasciata a Cagliari News, il giovane militante sottolinea come il coming out non abbia inciso negativamente sul suo percorso politico: “Il partito è la mia seconda famiglia, prima ero nel movimento giovanile. Non ho mai avuto problemi”. Una dichiarazione che Muceli ribadisce più volte, insistendo sull’assenza di ostacoli o discriminazioni interne.

Il ruolo nel partito e l’impegno contro il bullismo

Nella sua testimonianza, Muceli tiene a evidenziare il proprio impegno su temi che definisce sociali e civili. “Mi occupo anche dell’importante tema del bullismo”, spiega, collegando la propria esperienza personale a un’attività politica che – nelle sue parole – punta all’aiuto concreto. Accanto a questo, cita anche “le politiche per la difesa delle piccole imprese, sempre meno ascoltate”.

Un’attività che, precisa, non è legata a interessi economici: Muceli lavora come barman e sostiene di fare politica “non per soldi, ma per spirito di aiuto”. Una narrazione che insiste sul volontariato politico e sull’identificazione con il partito – Fratelli d’Italia – come comunità di riferimento.

“Nessun paletto dal mio partito”

Uno dei passaggi centrali del suo intervento riguarda il rapporto tra identità sessuale e appartenenza politica. “Sono omosessuale e il mio partito non mi ha mai messo paletti”, afferma, respingendo in modo netto l’idea che Fratelli d’Italia possa essere definito omofobo. Anzi, esprime apertamente orgoglio per la leadership del partito: “Sono orgoglioso che la nostra Italia abbia un premier capace come Giorgia Meloni, molto apprezzata anche all’estero”.

Parole che si inseriscono in un dibattito più ampio e spesso conflittuale sul rapporto tra destra italiana e diritti LGBTQIA+, e che riflettono una posizione personale non immune da possibili critiche, soprattutto osservando l’assalto anti-LGBTIAQ+ che il partito in questione, insieme a Lega e Forza Italia, sta assestando al Paese.

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La pressa di distanza dalle associazioni LGBTQIA+

Ancora più nette sono le dichiarazioni di Muceli sul mondo dell’attivismo LGBTQIA+. “Le realtà Lgbt? Non mi rappresentano”, afferma. “Fanno certe battaglie solo per aiutare la sinistra”. Un giudizio tranchant, accompagnato dal racconto di episodi di odio ricevuti proprio da ambienti che lui colloca in quell’area: “Tra loro c’è chi predica l’odio, più di una volta ho ricevuto messaggi con “inviti” a finirla a testa in giù”.

Muceli, di contro, rivendica la propria scelta politica come legittima e coerente con la sua identità personale.

Matrimonio e diritti: la sua visione

Sul tema dei diritti civili, e in particolare del matrimonio tra persone dello stesso sesso, Muceli esprime una posizione che si discosta da quella di gran parte della comunità LGBTQIA+. “Il matrimonio non mi mancherà”, afferma. “L’amore non si dimostra obbligatoriamente con una fede al dito”. Una visione individuale che rifiuta l’idea del riconoscimento giuridico come passaggio necessario per la piena legittimazione delle relazioni affettive. Aldilà della propria sensibilità personale rispetto all’istituto del matrimonio infatti, il punto è di principio: in Italia le persone non etero sono cittadin* di serie B rispetto al matrimonio che non è consentito alle coppie omosessuali.

La posizione di Muceli non entra nel merito delle battaglie collettive, ma l’attivista la rivendica come scelta personale, coerente con il proprio percorso e con i propri valori.

Il coming out di Alessio Muceli si colloca in una zona di frizione evidente: tra visibilità LGBTQIA+ e appartenenza a un partito che, storicamente e politicamente, ha assunto posizioni critiche su molte rivendicazioni di diritti civili. Il suo racconto, equilibrato nella forma ma netto nei contenuti, apre interrogativi più ampi sul pluralismo interno ai partiti, sulle identità politiche e sulle fratture che attraversano oggi la comunità LGBTQIA+.

Da Cagliari, il caso Muceli mostra come il coming out, anche nel 2025, possa ancora diventare un fatto politico. Non solo per ciò che viene detto, ma per il contesto in cui questo avviene e per le reazioni, spesso contrastanti, che inevitabilmente suscita.

Lo scorso giugno Simone Leoni, acclamato come nuovo leader dei giovani di Forza Italia, aveva attaccato apertamente Vannacci durante un congresso del partito fondato da Silvio Berlusconi che oggi governa con Fratelli d’Italia e Lega.

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