ATTENZIONE
QUESTO CONTENUTO
POTREBBE URTARE LA TUA SENSIBILITA’
Andrew Niklas Curtis è un regista di 27 anni, americano di Los Angeles, vive a New York. La scorsa estate ha lavorato a Firenze per la produzione di un cortometraggio sulla bisessualità, insieme a un team di professionisti italiani e internazionali.
Terminata la lavorazione del suo corto, Andrew si è trattenuto nel capoluogo toscano per circa un mese, in un alloggio affittato dalle parti di Piazza Pietro Leopoldo. Negli ultimi anni l’artista si era recato frequentemente a Firenze.
Una sera di metà Settembre, Andrew è stato vittima di un’aggressione sessuale. L’assalitore ha dapprima tentato un approccio sessuale, al fine di ottenere denaro. Quando ha compreso che Andrew non aveva intenzione di accettare l’avance sessuale di natura commerciale, la proposta si è trasformato in una violenta aggressione e successiva rapina. È lo stesso Andrew a raccontarlo a Gay.it. Attraverso la sua testimonianza, oltre alla violenza dell’episodio, registriamo il comportamento di alcuni – non tutti – membri delle forze dell’ordine intervenuti un’ora dopo l’accaduto. Poliziotti. Andrew ci racconta cos’è successo.
Hai subito l’aggressione a Firenze: dove? Quando? E cosa stavi facendo?
Era domenica 15 settembre, dopo mezzanotte ho preso il tram per tornare a casa. Sceso dal tram, mi sono fermato nel bar di quartiere, ho chiacchierato amabilmente con persone del posto e stranieri. Poi, quando era ormai tardi e il bar stava chiudendo, mi sono trattenuto a chiacchierare con il barista: e un uomo si è intrufolato dentro!
Uno sconosciuto?
L’avevo già visto a Firenze, la città è piccola tutto sommato. Ma non lo conoscevo. All’inizio è stato gentile, mi ha chiesto di fumare insieme una sigaretta. Mentre chiacchieravamo, mi ha chiesto se volessi tornare a casa con lui, e ha indicato la sua abitazione, proprio accanto al bar.
Tu cos’hai detto?
Non ho risposto immediatamente, ma lui ha visto che nicchiavo, allora ha tirato fuori il suo pene e ha iniziato ad accarezzarlo proprio davanti a me, chiedendomi di praticargli sesso orale. La cosa ovviamente mi ha lasciato scioccato, non me l’aspettavo.
Sei scappato?
Non propriamente, gli ho detto che non mi andava e che volevo tornare a casa per i fatti miei. Quindi mi sono incamminato e dopo qualche centinaio di metri, all’improvviso è spuntato di nuovo: mi aveva seguito.
Con quali intenzioni?
All’inizio restava a distanza e diceva “Gli americani sono ricchi“. Gli io ho risposto che sono soltanto un artista, ma lui ha continuato a seguirmi, finché ha detto “Quindi ti piace succhiare cazzi eh?“, ed è stato lì che ho perso la pazienza, mi sono voltato per rispondergli, ma sono stato colpito sul volto, all’improvviso, non me l’aspettavo. Ho barcollato per qualche istante, lui mi ha afferrato e stretto i genitali e mi ha chiesto di dargli dei soldi. Allora mi sono tolto il capello, per colpirlo con la fibbia di metallo sul volto, mentre gli ripetevo che non avevo soldi. Lui a quel punto ha puntato al mio telefonino, voleva il mio cellulare, dovevo darglielo. Non ho potuto fare altro che arrendermi e consegnargli il telefono, perché continuava a stringere i genitali fortissimo, avevo il volto già tumefatto e sanguinavo dal labbro. Se n’è andato non appena gli ho consegnato il telefono.
Ci descrivi il soggetto?
Era africano, me lo ha detto lui, nato in Ghana, ma vive in Italia da un po’ di tempo, anche la sua famiglia vive qui. Era piuttosto basso, ma massiccio, muscoloso. Doveva avere forse 25-28 anni, e gli mancavano alcuni denti.
A quel punto cos’hai fatto?
Ero senza telefono ed erano quasi le tre del mattino. Ho cercato qualcuno che mi aiutasse a chiamare la Polizia. Due persone si sono rifiutate, poi si è fermata un’auto, e una coppia di circa 30 anni che parlava inglese ha ascoltato la mia storia e ha chiamato la Polizia: sarò sempre grato a loro per questo.

Quando sono arrivati gli agenti?
Un’ora dopo la telefonata, sono arrivati due poliziotti, pensavano si trattasse di un semplice furto di telefono. Soltanto quando mi hanno visto ferito, e ho raccontato loro cos’era accaduto – grazie a Google Translate perché non parlavano inglese – si sono resi conto della gravità e hanno iniziato a prendere la cosa più seriamente. Allora li ho condotti nel bar dove il tizio mi aveva chiesto di fumare insieme, quindi ho mostrato agli agenti la casa del tizio, o per meglio dire la casa che il tizio aveva indicato come sua abitazione.
Hanno scritto un verbale?
Sì, non mi hanno chiesto di andare alla stazione di polizia, ma hanno scritto un report. Siamo stati circa un’ora a parlare di quanto accaduto, fino a quando, all’incirca alle cinque del mattino, sono arrivati altri due ufficiali.
Erano due ufficiali più anziani? Intendo: secondo te, i primi due poliziotti erano giovani e i due poliziotti che sono arrivati dopo erano più anziani e con maggior esperienza?
Non sono sicuro fossero più anziani, ma sembrava decisamente che fossero più in alto di grado nella Polizia. Il punto comunque è che quando sono arrivati questi altri due agenti, ho avuto la sensazione che tutto venisse declassato.
Cosa intendi?
Tutto è cambiato quando ho detto loro che ero gay e che ero stato aggredito sessualmente, poi picchiato e rapinato.
Non capisco, cosa intendi quando dici “tutto è cambiato“?
Intendo che non appena ho spiegato ai due agenti anziani che sono gay e che si trattava di un’aggressione sessuale e rapina, hanno immediatamente detto che avrei potuto esporre denuncia alla stazione di Polizia l’indomani e che loro non potevano fare altro.
Mi dispiace moltissimo per la sensazione che hai avuto. Perché pensi che i poliziotti abbiano cambiato il proprio comportamento dopo aver scoperto che sei gay?
Il comportamento dei primi 2 poliziotti è stato buono, all’inizio cercavano di capire la situazione, ma quando sono arrivati gli altri 2 ufficiali, è stato allora che è successo qualcosa, l’atmosfera è cambiata, non appena ho detto al nuovo ufficiale di essere stato aggredito da un uomo, è subito passato a “fai la denuncia e buonanotte“. Io li ho ringraziati, ma mentre me ne andavo li ho sentiti dire qualcosa, e poi hanno iniziato a ridere. Questo mi ha lasciato amareggiato.
Hai fatto la denuncia?
No, sono partito due giorni dopo e sinceramente non credo che servisse a qualcosa, visto l’atteggiamento dei poliziotti.
Hai detto che hai mostrato ai poliziotti l’abitazione dell’uomo? Hanno preso nota dell’indirizzo? L’hanno scritto sul verbale?
Credo di sì, hanno scattato foto all’edificio, ed eravamo proprio là davanti mentre fornivo loro gran parte della mia testimonianza.
La tua testimonianza è molto preziosa. Grazie.
Ho voluto condividere questa storia con Gay it per far sapere che queste cose stanno ancora accadendo. Avevo qualche dubbio perché l’aggressore non era di origine italiana, e non volevo aggiungere benzina sul fuoco alla già delicata situazione dell’immigrazione nel vostro paese, ma è qualcosa da sottolineare anche a noi della comunità: dovremmo stare più attenti a questi aggressori. Spero che questa storia possa aiutare a proteggere la sicurezza di altre persone LGBTIAQ+ a Firenze.
Non vedo l’ora di vedere il tuo cortometraggio, Resonance: vuoi dirci qualcosa al proposito?
Resonance è un cortometraggio bilingue con cui vorrei creare un ponte tra culture, sessualità e filosofia. L’ho sviluppato con Ali El-Zein. Il film segue un artista e l’esplorazione della risonanza delle sue relazioni, che lo portamp a riscoprire la sua identità sessuale sulla scia di un’intensa ondata di caldo torrido che si abbatte sulla Toscana.
Visualizza questo post su Instagram
