FOTTUTI RICCHIONI

Una scritta sul muro davanti ad una scuola di Avellino. Come ce ne sono tante. Ma uno studente si ribella e scrive al Preside. "È ora di parlare apertamente di gay anche qui".

FOTTUTI RICCHIONI - scritta avellino02 - Gay.it
6 min. di lettura

AVELLINO – Quando i ragazzi del Liceo Scientifico “Mancini” di Avellino sono tornati a scuola, hanno ricevuto questo messaggio di benvenuto: “Fottuti ricchioni”. Il muro dello stabile è ancora oggi imbrattato da questa scritta – rosa – fatta con una bomboletta spray.

FOTTUTI RICCHIONI - scritta avellino01 - Gay.it

Chiaro, questa non sarebbe una notizia. Siamo abituati a peggio. La novità è che Simone (nome di fantasia), diciotto anni il prossimo luglio, si è stufato. Ha impugnato la sua macchina fotografica e ha inquadrato l’offesa. L’ha immortalata per denunciarla. «È ora di parlare apertamente di omosessualità anche qui» dice.
Avellino è un capoluogo di provincia dell’entroterra campano in cui non c’è l’Arcigay o comunque un’Associazione che tuteli i diritti delle persone omosessuali.
Simone è seduto al pc. Ha scritto una lunga lettera al suo Preside. L’ha firmata, nome e cognome. Ha allegato anche le foto della scritta. «Le ho scattate quando la campanella dell’ultima ora era già suonata e i miei amici tornavano a casa fingendo di non farci caso».
Simone ascolta Renato Zero, è un sorcino magrissimo, occhiali che scivolano sul naso e porta su con l’indice. Simone è uno che vuol vederci chiaro. «Non capisco perché ad Avellino i gay camminano mano nella mano con le ragazze. Perché si “mimetizzano” tra gli etero? Perché mentono?».
Quando si indigna, ti guarda dritto negli occhi. «Per me quella scritta è infamante, è un “sigillo” sulla bocca di ogni omosessuale. C’è scritto che devi avere paura perché sei gay, che non devi dirlo in giro altrimenti le prendi, che devi mentirti e mentire, odiarti perché sei sbagliato».
Al suo Preside, Simone ha comunicato un disagio: «Soffro quando vedo quella scritta, soffro per i miei amici gay che, vedendola, si sentono più soli di quanto non lo siano. Soffro perché la città nella quale sono nato non è stata ancora evangelizzata al rispetto delle libertà, al rispetto dell’amore».

FOTTUTI RICCHIONI - scritta avellino03 - Gay.it

Simone è chierichetto, serve la Messa, aiuta il suo parroco ogni giorno. «Mi sento parte del popolo di Dio che resta nella Chiesa cattolica nonostante i pregiudizi di Ratzinger».
Al Preside ha raccontato tutto, anche i suoi sogni: «Una scuola in cui i veri discriminati sono coloro che discriminano. Sogno un mondo dove tutti si amano per l’amore che provano e non per quello che hanno in mezzo alle gambe».
Simone vorrebbe stringere intorno a sé un gruppo di amici per fondare l’Arcigay ad Avellino.
«Mi espongo in prima persona. Voglio creare un punto di riferimento per gli omosessuali della mia città e della mia provincia, per quelli che si nascondono fino a essere insicuri delle proprie sicurezze, fino ad amare falso, fino al patetico esibizionismo teso a dimostrare alla società e a se stessi che, in fondo, si è uguali agli altri».
in seconda pagina la lettera di Simone al suo Preside
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al sig. preside Giuseppe Gesa,
Liceo Scientifico Statale “P. S. Mancini”
Via De Concilii, 1
83100 Avellino

L’intolleranza è la madre di ogni violenza. Essa è generata dall’utopia dell’uomo di crearsi un mondo a propria misura, dove il diverso non è pensabile né vivibile né tanto meno reale. Ritrovarsi fuori da questo mondo utopico, ritrovarsi a vivere “nell’astrusa irrealtà quotidiana” porta soltanto a sofferenza e frustrazione, sublimate da una profonda rassegnazione di non poter vivere come gli altri, fare parte di quel mondo nel quale sei nato, che non ti riconosce per come sei dentro, non riconosce la tua anima come la tua più sublime essenza di uomo o donna.
La violenza, quindi, è generata dall’intolleranza che a sua volta è generata dalla paura del nuovo, dal cambiamento repentino di regole e di persone con le quali abbiamo a che fare ogni giorno, troppo abituali per poterle cambiare. La paura è la più ovvie delle risposte umane contro la sovversione del mondo che con il mutamento della società rischia di rimettere in discussione tutte le certezze ricevute dalla nascita che vengono così radicalmente minate.
Al cambiamento, l’uomo risponde dapprima con la forza delle parole, delle frasi discriminatorie, dei discorsi intimidatori, poi con la forza delle mani, con la violenza fisica, con l’annientamento totale dell’ostacolo “novità”.
L’omosessualità non è mai stata una novità nella vita dell’uomo. Non è né una mano, né un piede, né si pratica, né si mangia, né si usa. L’omosessualità è una parte dell’essere necessario, un attributo improprio dell’Amore, una modalità dell’essere uomo. L’omosessualità è l’Amore verso gli individui del proprio sesso, un Amore talmente forte e accecante che non si ferma alle barriere inquisitorie e morali della società per esprimere la sua voglia di diventare un tutt’uno con la persona amata. Espressione dell’Amore assoluto, è un dolcissimo rapporto che investe due anime che si amalgano tra loro, per formare un unico essere, perché l’Amore è condivisione, mentre l’Odio è divisione.
L’intolleranza verso l’omosessualità e quindi verso gli omosessuali è pura intolleranza verso l’Amore che, nell’ottica di chi è manovrato dall’alto, deve esistere solo tra due persone del sesso opposto perché finalizzato alla creazione di una “famiglia” e quindi alla riproduzione. Stop! Qui non è in gioco il sesso, l’unione di due corpi, che può portare alla riproduzione, ma l’amore, l’unione di due anime. E come si fa ad attribuire un sesso all’anima?
Ho trovato la forza di denunciare tale scempio per venire alla luce, per rappresentare quella parte di realtà che oggi è totalmente nascosta per paura dell’intolleranza, per paura della violenza sia fisica che morale, per questa indegna forza di persuasione che la società esercita su di noi, per ammaestrarci al silenzio, per non farci scoprire parti diverse di un mondo troppo dissimile, dove ogni individuo è profondamente diverso dall’altro, troppo per non poter avere le proprie opinioni, da non poter utilizzare la propria testa per ragionare, senza affidare il suo credo nelle mani di un altro che lo gestisce a suo beneplacito.
Mi espongo in prima persona per creare, intorno alla mia figura, un punto di riferimento per tutti gli omosessuali della mia città e della mia provincia, per tutti coloro che amano senza giungere a compromessi, per tutti coloro che vivono soli, nella sofferenza, nella tribolazione quotidiana, per tutti coloro che non ricevono conforto e comprensione nel proprio compagno o amico che non li può e non li vuole comprendere, per tutti coloro, e ne sono tanti, che si velano all’inverosimile fino ad essere insicuri delle proprie sicurezze, fino Amare falso, fino al patetico esibizionismo teso a dimostrare, davanti la società e davanti a sé stessi che in fondo si è uguali agli altri, che sono i propri sentimenti ad essere sbagliati, non l’odio dell’altro, non la fobia dell’altro, ma l’Amore di sé.
Tale scritta infamante sui muri si configura come un “sigillo” sulla bocca di ogni omosessuale a non tirarsi fuori, a non mostrarsi all’aria aperta, a mentirsi, ad odiarsi per quello che è. Tale scritta su di un muro che inevitabilmente qualsiasi essere umano ed animale, entrando a scuola, è costretto a notare, non solo rappresenta quotidianamente un “buongiorno” da parte dei nostri amici scolari, ma acuisce le sofferenze che siamo costretti a subire, per via dell’autenticità del nostro amore, con noi stessi e con le nostre famiglie che accrescono timore dei nostri confronti e nei confronti di un mondo di cui non hanno esperienza, ma lo giudicano per “sentito dire” da parte di tutti gli omofobi ecclesiastici e non che, purtroppo, nella nostra società sono le uniche voci considerate autentiche e quindi degne di Verità.
Soffro in prima persona quando vedo quella scritta, soffro per tutti gli altri miei amici gay che vedendola, si sentono più soli di quanto non lo siano già, soffro perché ho paura che questo mondo non cambierà mai, soffro perché la città nella quale sono nato non è stata ancora evangelizzata al rispetto delle libertà, al rispetto dell’Amore.
Sogno un mondo dove tutti si amano per l’Amore che provano e non per quello che hanno in mezzo alle gambe. Sogno una città aperta alle innovazioni, dove ognuno pensa con la propria testa e accetta qualsiasi diversità sia che di orientamento sessuale che di colore della pelle o persino di classe sociale di appartenenza.
Sogno una provincia e una nazione dalla quale si alzeranno migliaia e milioni di voci contro l’intolleranza, dove saremo liberi di sposarci e di adottare bambini, dove anche noi potremo costruire, nel nostro Amore, la nostra famiglia. Sogno una scuola dove i veri discriminati saranno coloro che discriminano e i discriminati di oggi saranno i veri uomini, quelli autentici, quelli che si mostrano alla gente per come sono dentro, perché ognuno di noi ha un universo di meraviglie dentro di sé e sono pochi quelli che ne fanno partecipi agli altri.
Io, (nome e cognome n.d.r.), Figlio del Sogno, spero di riuscire a cambiare questo mondo che non rispecchia l’Amore, le nostre essenze, le nostre anime. Da Figlio del Sogno non ho paura di fare di ciò la causa della mia vita, la mia missione, sebbene questo mi porterà tanta gioia e soddisfazione ma anche tanto dolore e sofferenza. Da Figlio del Sogno credo fermamente nel mio stesso Sogno perché il vero vincitore della vita sarà solo chi avrà dimostrato di avere il suo “Coraggio delle Idee” per fare partecipi del suo Sogno tutti i suoi “Amici Assoluti”, tutta l’umanità.
(lettera firmata)
testo raccolto da Pasquale Quaranta

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di Pasquale Quaranta

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