Nuova ondata di attacchi contro spazi LGBTQIA+ nel nord della Francia. Dopo l’attacco contro il centro LGBT+ di Lille, ora è la comunità di Maubeuge a finire nel mirino dell’estrema destra. Militanti hanno vandalizzato la sede dell’associazione LGBT+ Le Fil, imbrattando la facciata con scritte e simboli riconducibili all’ideologia neonazista.
Tra le iscrizioni comparse sui muri figurano il numero “88” – codice utilizzato negli ambienti neonazisti per richiamare “Heil Hitler” – croci celtiche e la scritta “White Boy”. Un’escalation che si inserisce in un clima sempre più teso, segnato dalla moltiplicazione di atti vandalici contro realtà LGBTQIA+ e antifasciste.

In questo articolo
- 1 La sede di Le Fil imbrattata a Maubeuge
- 2 Croci celtiche e simboli neonazisti: il linguaggio dell’estrema destra
- 3 Lille nel mirino: bar e centro LGBTQIA+ attaccati
- 4 L’escalation negli ultimi mesi
- 5 La risposta delle istituzioni: “A Lille l’estrema destra non ha posto”
- 6 Un clima che interroga l’Europa
La sede di Le Fil imbrattata a Maubeuge
La scoperta è avvenuta lunedì 16 febbraio 2026. Secondo quanto riportato da La Voix du Nord, i membri dell’associazione Le Fil, con sede in rue du Commerce a Maubeuge, hanno trovato la facciata del loro locale ricoperta di scritte discriminatorie tracciate con vernice nera.
“È la prima volta che succede da quando ci siamo insediati qui”, ha dichiarato Richard Meunier, presidente del centro LGBT e di lotta contro l’omofobia nel Sambre-Avesnois. “È tanto più sorprendente perché qui è una zona tranquilla”, ha aggiunto, sottolineando l’incredulità di fronte all’accaduto.
I danni, fortunatamente, si sono limitati alla facciata esterna: non risultano danneggiamenti strutturali all’interno del centro. Questo elemento porta a ipotizzare un atto “amatoriale”, sempre secondo Meunier. Tuttavia, la gravità simbolica del gesto resta evidente.
“Siamo abituati agli insulti; purtroppo fanno parte della nostra quotidianità. La differenza, in questo caso, è che si sono concretizzati. Anche se si tratta di un fatto molto serio, continuiamo a fare il nostro lavoro”, ha affermato il responsabile dell’associazione, annunciando l’intenzione di presentare denuncia al commissariato di Maubeuge nei prossimi giorni.
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Croci celtiche e simboli neonazisti: il linguaggio dell’estrema destra
La presenza della croce celtica sui muri di Le Fil non è casuale. In origine simbolo cristiano diffuso in Irlanda e Scozia, la cosiddetta “croce nimbata” è stata negli ultimi anni strumentalizzata dai movimenti di estrema destra europei, diventando un emblema ricorrente durante raduni neofascisti.
L’utilizzo del numero “88” rafforza ulteriormente la matrice ideologica dell’attacco: nell’alfabeto, la lettera H è l’ottava, e la ripetizione “88” richiama il saluto nazista. La scritta “White Boy” rimanda invece alla retorica suprematista bianca, sempre più diffusa in alcuni ambienti radicalizzati.
Non si tratta quindi di semplici atti vandalici, ma di messaggi politici diretti contro la comunità LGBTQIA+ e, più in generale, contro realtà percepite come progressiste e inclusive.
Lille nel mirino: bar e centro LGBTQIA+ attaccati

L’episodio di Maubeuge arriva a pochi giorni di distanza da una serie di attacchi registrati a Lille nella notte tra il 6 e il 7 febbraio 2026.
Tre bar – Le Lyautey, Le Bel Ouvrage e Le Bouquet – sono stati vandalizzati con croci celtiche, mentre una vetrata del centro LGBTQIA+ “J’en suis, j’y reste” è stata infranta.
Il centro, come riporta Vozer, ha denunciato in un comunicato che “queste azioni si inseriscono in un movimento più ampio di violenze contro ambienti militanti LGBTQIA+ e antirazzisti”. Un’affermazione che trova riscontro nella sequenza ravvicinata degli episodi.
I locali colpiti non sarebbero stati scelti a caso. Ospitano regolarmente eventi legati alla sinistra locale e ad associazioni antifasciste. Le Lyautey, ad esempio, accoglieva un laboratorio di scrittura cooperativa promosso dal programma comunalista di Vert! La Commune, mentre Le Bouquet è noto per ospitare assemblee di organizzazioni antifasciste.
“Siamo un bar di quartiere, aperto a chiunque voglia venire. Continuerò a fare quello che ho sempre fatto e non ho problemi a dirlo”, ha assicurato Christophe, gestore del Lyautey. Pur consapevole dei rischi: “Abbiamo già avuto problemi in passato e probabilmente ne avremo ancora”.
L’escalation negli ultimi mesi
Secondo le organizzazioni locali, gli episodi non sono isolati. Un portavoce di l’Offensive, organizzazione antifascista attiva a Lille, ha parlato di una vera e propria intensificazione: “Negli ultimi anni abbiamo constatato una recrudescenza degli atti violenti dell’estrema destra, ma negli ultimi mesi si è intensificata”.
Il centro culturale libertario era stato teatro di aggressioni già il 15 gennaio scorso durante un concerto, quando un gruppo aveva fatto irruzione alla serata. “Anche il nostro locale in rue Valmy è stato vandalizzato. E pure il Planning Familial”, ha elencato il portavoce.
A preoccupare non è solo la violenza materiale. “Non è la violenza a inquietare, ma il rafforzamento della capacità politica di questi gruppi”, ha spiegato. “Queste organizzazioni si sostengono e si alimentano a vicenda. Guadagnano visibilità e hanno quindi più possibilità di diffondere il loro odio”.
Il giorno successivo agli attacchi, l’associazione Les Citoyens Patriotes – promossa da influencer di estrema destra – ha organizzato un raduno nel centro di Lille, richiamando quasi 150 persone. Il collettivo si presenta come “un movimento impegnato per la difesa dell’identità”.
La risposta delle istituzioni: “A Lille l’estrema destra non ha posto”
Non si è fatta attendere la reazione del sindaco di Lille, Arnaud Deslandes, che ha dichiarato: “A Lille l’estrema destra non ha mai avuto posto, e non lo avrà mai. È la battaglia di tutti i sindaci di Lille da oltre un secolo, ed è anche la mia”.
Il primo cittadino ha espresso il proprio sostegno ai locali colpiti e al centro LGBT “J’en suis, j’y reste”: “La polizia nazionale e i servizi municipali sono mobilitati al fianco delle vittime. Esprimo loro il mio pieno sostegno”.
Il Comune ha messo a disposizione della polizia le immagini della videosorveglianza per identificare i responsabili, che al momento non sono stati individuati.
Dal lato dei commercianti, però, emerge una richiesta chiara: “Non spetta a noi commercianti risolvere il problema, ma ai politici”, ha dichiarato il gestore del bar di rue de Wazemmes. Un richiamo alla responsabilità delle istituzioni nel prevenire nuovi atti di odio.
Un clima che interroga l’Europa
Gli attacchi di Maubeuge e Lille si inseriscono in un contesto europeo segnato dalla crescita di movimenti nazionalisti e identitari. La scelta di colpire centri LGBTQIA+, bar di quartiere e spazi associativi indica una strategia che mira non solo a intimidire, ma a colpire luoghi simbolici di aggregazione e visibilità.
Richard Meunier, a Maubeuge, ha scelto la linea della fermezza: “Anche se si tratta di un fatto molto serio, continuiamo a fare il nostro lavoro”. Una reazione che rifiuta la logica della paura.
Ma la sequenza ravvicinata degli episodi dimostra come la vigilanza resti alta. Dalle associazioni LGBTQIA+ ai commercianti colpiti, fino ai collettivi antifascisti, cresce la richiesta di una risposta politica netta e strutturale, che non si limiti alla sola condanna formale.
La posta in gioco non riguarda solo i muri imbrattati o le vetrate infrante, quanto piuttosto la difesa di spazi sicuri per la comunità LGBTQIA+, la tutela della libertà di associazione e la capacità delle istituzioni di arginare la normalizzazione dell’estrema destra.
