“I miei assistiti ricevevano vessazioni continue, alcune subdole, altre velate, tutto sempre accuratamente senza testimoni” sono le prime parole pronunciate a Gay.it dall’avvocata Veronica Campaner, che assiste legalmente la coppia gay che ha dovuto vendere la propria dimora e fuggire a vivere in un altro comune, lontani da Marcon, paese di circa 17mila abitanti in provincia di Venezia. Fuggiti altrove, perché indesiderati e fatti oggetto di chiara discriminazione verbale e di gesti di manifesta indesiderabilità. Due uomini resi oggetto di stigma, due uomini che, per il solo fatto di amarsi pubblicamente, sono stati vessati a lungo da un vicino di casa che non sopportava la loro omosessualità.
Mario e Fabio, nomi di fantasia, vivevano da 14 anni nella casa che si erano comprati insieme, in tempi nei quali era ancora difficile per una coppia gay vivere apertamente la propria relazione e la costruzione della propria famiglia. A quanto pare, nell’Italia del 2024, è ancora difficile. Il loro vicino infatti non ha mai mandato giù la loro presenza. Si sarebbe trattato, negli anni, di atti persecutori, non sempre plateali. Uno dei due uomini vessati, ha in seguito dovuto far ricorso a cure psicologiche e cure psichiatriche a causa dell’ansia che lo ha spinto – spiega l’avvocata – a istinti autolesionistici preoccupanti.
“Un clima ostile, triste e malsano, quest’uomo spostava i suoi figli quando la coppia passava in cortile, quest’uomo simulava con l’auto il gesto di investirli, accelerando e poi frenando, quando li incontrata nei pressi dell’abitazione” ci spiega l’avvocata Campaner.
Fino a quando è l’uomo stesso a sporgere denuncia contro la coppia per violenza privata, inventando che la coppia avesse impedito alla famiglia dell’uomo di uscire di casa con l’auto. La denuncia poi immediatamente archiviata dal giudice.
Quindi gli epiteti nel tempo ripetuti, ora strillati, ora sussurrati. “Fr*ci di m*rd*” e ancora “Non mi darò pace finché non ve ne andrete“, e ancora “Vergognatevi” spiega l’avvocata. Il tutto in una persistente ed esibita diffidenza, tramandata ai figli, condivisa dalla moglie. Moglie che non ha mai imitato suo marito in gesti estremi, ma che “comunque faceva scansare i figli quando passavano i miei assistiti“.
Episodi che la coppia ha puntualmente denunciato alle forze dell’ordine. L’uomo ha dunque varie segnalazioni aperte e ora la coppia si riserverà di procedere per vie legali. “Stiamo capendo qual è la strada migliore” spiega l’avvocata Campaner a Gay.it “intanto i ragazzi hanno cambiato non solo comune, ma anche provincia, hanno timore di qualsiasi ripercussione da parte di quell’uomo“.
