Gabriel Garko ha deciso di fare un salto nel tempo, e lo ha fatto con estrema autoironia. In un reel pubblicato su Instagram, l’attore ha condiviso alcune delle sue scene più iconiche, tratte dalle fiction che lo hanno reso una delle presenze più amate del piccolo e grande schermo.
Non è cosa da poco, considerando che lui stesso ammette: “Mai fatto un rewatch nella mia vita. La verità è che non amo rivedermi”. Eppure eccolo lì, con un sorriso ironico e lo sguardo sornione, a sfogliare il suo album dei ricordi in formato video.
Dalle atmosfere torride di L’onore e il rispetto alla passione intensa di Il peccato e la vergogna, Gabriel Garko è stato per anni il volto del desiderio italiano. Un simbolo di virilità da copertina, ma anche di un certo modo di recitare il maschio alfa, che oggi rivediamo con nuovi occhi.
E lui lo sa. Lo accoglie. Ci gioca. Non si prende troppo sul serio, ed è questo che lo rende tanto amato, ancora oggi.
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Gabriel Garko, orrendo commento omofobo: la sua risposta
A rovinare la festa, però, ci ha pensato un commento tanto ignorante quanto inutile. Sotto al post, tra cuori e applausi, spunta l’acido gratuito: “Se avessi saputo che era gay non lo avrei guardato. Fa schifo”.
Un insulto omofobo, anacronistico e vomitevole, che nel 2025 suona ancora più fuori luogo. Ma Garko (che nel 2020 ha fatto coming out) non si scompone. Non cancella il commento.
Lo condivide nelle sue storie e scrive: “Nonostante siamo giunti nel 2025”. Poi aggiunge: “Peccato per l’italiano”.
Una risposta tagliente, ma non violenta. Ironica, senza cadere nella polemica sterile. Un modo per sminuire l’hater, non per elevarlo.
Il coming out di Gabriel Garko: come sono cambiate le cose
Nel 2020, Gabriel Garko ha deciso di vivere la sua verità, senza più filtri. Un coming out che è stato molto più di una dichiarazione personale: è diventato un gesto pubblico potente, soprattutto in un mondo – quello della televisione generalista italiana – dove l’omosessualità è spesso ancora trattata come un tabù da sussurrare.
Viviamo in un tempo dove il coming out dovrebbe essere superfluo. E invece no, non lo è. Non se nel 2025 c’è ancora chi vomita odio gratuito solo perché non accetta l’identità altrui. Ma la risposta di Garko dimostra che si può reagire con ironia e senza alzare la voce, ma facendo rumore lo stesso.
Dopo il coming out, Gabriel Garko disse che se lo avesse fatto prima, probabilmente, non avrebbe più lavorato. Recentemente intervistato da Today.it ha fatto un passo indietro:
“Non so dire se è un tabù superato. Posso parlare per esperienza personale. A me non ha cambiato assolutamente nulla, anzi ha migliorato tante cose. Penso di essere in una fase diversa della mia vita. Sto bene, sono sereno”.
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